Arriva Padre Pio… e il diavolo scappa!

di Francesco Bamonte, “La Vergine Maria e il diavolo negli esorcismi”, pp. 199-202.

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Padre Pio e sant’Antonio… in una foresta!

Padre Pio doveva essere molto devoto di sant’Antonio, se chiese al padre spirituale, padre Benedetto, di digiunare in suo onore una volta al mese, dopo aver ottenuto una grazia attraverso la sua intercessione. Ma un singolare episodio, che ci è stato riferito, mette in luce come il Santo di Padova operava insieme a Padre Pio nel beneficare le anime.

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Una novena per 45 anni

Per non aver paura della morte, bisogna saper ben vivere. In questa maniera, in ogni momento possiamo andare incontro al Signore. Padre Pio non faceva altro che invocare la morte. Quando gli domandavamo: «Padre, cosa posso fare per lei?». Risposta immediata: «Figlio mio, prega perché il Signore mi faccia morire, mi chiami a sé!». Quanta differenza tra noi e lui! 

Parlavamo un giorno del Santuario di Pompei e della Madonna del Rosario di Pompei. «Anch’io sono devoto della Madonna di Pompei – disse il Padre –, da bambino e da soldato ci sono anche stato». Pompei, infatti, è uno dei pochissimi Santuari visitati da Padre Pio. «Ho recitato anch’io la novena alla Madonna di Pompei, per chiedere una grazia, e l’ho fatta per 45 anni. Poi ho visto che la grazia non arrivava, ho chiuso il libretto e non l’ho fatta più!». 

Io fui colpito da quel numero: 45 anni di supplica, fatta da un Santo, senza ottenere nulla! Glielo feci notare: «Padre spirituale, lei ha recitato ogni giorno per 45 anni la novena alla Madonna senza ottenere la grazia! Io non comincio neppure: e quanti secoli ci vorrebbero per me, senza essere sicuri che la grazia arrivi?». Siccome avevo confidenza col Padre, mi permisi di chiedergli: «Padre spirituale, ma di che grazia si trattava?». «Chiedevo alla Madonna che mi avesse fatto morire! Che mi chiamasse a sé, perché non ce la faccio più a stare su questa terra», disse il Padre. Ed io: «Chiedeva di morire… e sono novene che si fanno queste? Bisogna chiedere la salute per stare bene e servire il Signore». Aggiunsi: «La Madonna, la grazia non l’ha fatta a lei, ma l’ha fatta a noi. Se fosse morto tanti anni fa, noi non staremmo qui stasera! Ora devo fare io la novena di ringraziamento». Il Padre sorrise. La Madonna gli negò la grazia, ma lo aiutò a vivere. E quanti sono stati i beneficati? Giovanni Paolo II disse che il numero di coloro che sono stati aiutati da Padre Pio lo conosceremo solo in Cielo. Certamente tra questi ci siamo anche noi.

[Padre Eusebio Notte, Padre Pio e Padre Eusebio. Briciole di storia, pp. 227-228]

Le tre Madonnine sul comò del Padre…

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Di fronte al lato destro del letto, dove dormiva il Padre, c’era un comodino piuttosto grande, che fungeva anche da armadio e da contenitore per mille cose, che servivano al Padre in diversi momenti. Lassù il Padre poggiava le cose di uso immediato, e anche qualche cosa che gli avevano regalato e che lui conservava. Aveva per esempio tre statuette fosforescenti della Madonna di Lourdes: la notte tenevano compagnia al Padre, che era poggiato appunto sul lato destro, con la mano penzolante, mentre reggeva e recitava la Corona. 

Nella stanza di un Santo, tre statuine fosforescenti mi sembravano un po’ troppe. Come nella stanza di qualche vecchina di paese! Pensai di prenderne una, e portarla dove dormivo io: mi serviva come presenza della Madonnina, e come ricordo del Padre. Pensato, attuato. 

La sera di quel giorno nel quale avevo perpetrato il furto, il Padre si mise a letto, la solita posizione descritta, che era quella di sempre, di tutte le sere, e noto che guardava con una certa attenzione, fisso, proprio verso il comodino con le statuette della Madonna. Sappiamo e immaginiamo che il Padre la Madonna la vedeva spesso, con gli occhi dello spirito e con gli occhi del corpo. Quando la Madonna indugiava…, il Padre era felicissimo di contemplarla nelle statuine. Ma tre… 

Suppongo che dovesse contare le statuine che stavano di fronte a lui, perché a un certo punto mi fa: «Uagliò, sono gli occhi miei o sull’armadio manca qualcosa?!». Al primo momento non capivo a che cosa alludesse. Visto che non capivo e che volutamente ero duro di comprendonio, mi disse con tono deciso: «Lo vuoi capire sì o no che sul comodino manca una statuina della Madonna?! Riportala e mettila al posto suo». Feci come mi aveva comandato. Quando vide che era tutto come prima, esclamò: «Oh! Mò sì!». Allora passai all’attacco io: «Mi sembra una vecchietta del mio paese, attaccato a tutte queste Madonne. E che? Una non basta?». Mi rispose prontamente: «Sì che basta, ma io non voglio ingannare proprio una donnina, la quale mi ha detto: “Padre gliel’ho portata da Lourdes. Mi promette di tenerla nella sua cameretta: le terrà compagnia, e così pregherà anche per me?!”. Per farla contenta io le dissi di sì. E così anche per la seconda statuina. Che ti dispiace? Devono pagare l’affitto?». E io: «Ora le manderà un’altra persona… a offrirle un’altra statuina». Lui non mi fece finire e disse: «Eh! Mò basta!». 

Che umanità eccezionale, viva, era quella di Padre Pio uomo. Sapeva stare allo scherzo e accettava anche questi piccoli tranelli che con una certa frequenza io gli giocavo, ma non si arrabbiava. Né me li toglieva di testa, perché li evitassi.

[Padre Eusebio Notte, Padre Pio e Padre Eusebio. Briciole di storia, pp. 281-284]

Apostolo di Maria

Un pomeriggio della fine di agosto del 1952, il quadro della Madonna delle Grazie, già ricoperto della veste di argento fatta apposta per le grandi occasioni e precedentemente trattata con il sidol, era stato sistemato sulla pedana e stava per essere trasportato dalla nostra chiesetta alla chiesa matrice di San Giovanni Rotondo, dove, per i festeggiamenti patronali, sarebbe rimasto esposto una decina di giorni alla devozione dei fedeli sangiovannesi. 

Poco prima della partenza, […] decisi di non partecipare al corteo: andai a nascondermi nell’angolo nord dell’orto del convento […]. I cortei religiosi li consideravo perdita di tempo ai danni della vera devozione, ed ero sicuro che avrei trovato Padre Pio perfettamente d’accordo con me nel considerarli particolari trascurabili nell’ambito della devozione a Maria Santissima. 

Terminata la lettura, lasciai l’orto e, rientrato in convento, incontrai solo soletto per il corridoio Padre Pio. Gli offrii il braccio per accompagnarlo, ma mi vidi tempestivamente e decisamente rifiutato e mi sentii dire con voce tonante: «Perché non sei andato alla processione?». Nel fuoco dell’umiliazione e nel bollore della vergogna mi disidratai. Egli non era d’accordo con me. Il piccolo castello delle mie teorie, che, secondo me, avrebbe dovuto ospitare felicemente il Padre, si rivelò completamente inadatto per lui. Eppure mi era sembrato che egli, nelle devozioni, badasse soltanto all’essenziale e non desse troppa importanza alla pomposità delle manifestazioni esteriori e alle confezioni di lusso delle pratiche di pietà. Sempre, in ogni circostanza, come confratello e, soprattutto, come confessore, egli, con gli esempi e gli atteggiamenti oltre che con i suggerimenti e le esortazioni, mi aveva invogliato a venerare la Mamma Celeste, mi aveva esortato a gustare la gioia di amarla svisceratamente. Qualche volta per spingermi a recitare con maggiore entusiasmo il Santo Rosario mi aveva detto scherzando: «Tu hai un brutto muso. Solo quando reciti l’Ave Maria, puoi dire di avere labbra porporine». E in un’altra occasione mi assicurò: «Diventerai un angelo “co tante scenne” [con tante ali], se sarai devoto a Maria Santissima». Ma io non avevo creduto di dover estendere queste esortazioni anche “alle infrastrutture” della devozione mariana. Quella sera, dopo aver sofferto l’affronto di Padre Pio, riconobbi onestamente di essere stato piuttosto io a fare un affronto a lui. Infatti, lo avevo conosciuto come un innamorato della Madonna e un fervente apostolo della devozione mariana. Quel pomeriggio, con la scusa, veramente speciosa, della inutilità delle manifestazioni “folkloristiche”, lo avevo preso in giro e offeso nei sentimenti più delicati.

[Padre Pellegrino Funicelli, Padre Pio tra sandali e cappuccio, pp. 167-169]

La Vergine Maria… bellezza senza eguali

Padre Pio, conquiso dalla bellezza e bontà della Madonna, soleva invocarla col dolce nome di «Mammina mia». Non c’è da meravigliarsi se la Madonna si sia mostrata con lui sempre Madre tenera, buona e misericordiosa. Padre Pio fu un predestinato per il Cielo, perché la sua vita fu tutta improntata alla pietà e all’amore di Maria.

Sulla porta della cella n. 5, dove egli visse per moltissimi anni, nel Convento di Santa Maria delle Grazie in San Giovanni Rotondo, vi era e vi è tuttora la massima di san Bernardo: «Maria è tutta la ragione della mia speranza». Egli ripose veramente ogni speranza nella Madre di Dio, che non mancò mai di esaudirlo e di manifestargli le sue tenerezze materne. 

Il suo amore per la Santissima Vergine fu talmente grande, che non ebbe limiti. Dopo Gesù, Padre Pio amò la Madonna intensamente sopra ogni creatura […]. 

Un giorno presentai a Padre Pio, una bellissima immagine della Madonna col Bambino Gesù, pregandolo di scrivermi un pensierino a tergo. Poiché non smettevo di dire che il viso della Madonna era molto bello, delicato e grazioso, Padre Pio prese l’immaginetta nelle mani, la guardò e subito me la restituì, dicendo: «Non potevano farla più brutta di questa». Io rimasi inebetito, poi dissi: «Sì, Padre! Lei ha visto la Madonna, perciò questa immaginetta le sembra brutta. Come è la Madonna?». Padre Pio: «E chi può ritrarre la bellezza della Madonna?». 

Dopo alcuni mesi, quando non ci pensavo più, Padre Pio mi chiamò e mi disse: «Vieni nella mia stanza, ti ho preparato l’immaginetta». Mi diede un’immaginetta della Madonna veramente bella, su cui aveva scritto: «Maria Santissima ti apra tutto il suo cuore». 

Padre Pio, innamorato della Vergine Santissima, non smise mai di raccomandare a tutti i fedeli l’amore e la devozione alla Madonna. […] Così infatti li esortava: «Preghiamo con fervore, con costanza, con fiducia e attendiamo pazientemente che il Signore e la Vergine sua Madre ci esaudiscono… Siamo costanti e perseveranti e la Vergine non potrà rimanere sorda alle preghiere dei suoi figli…».

[Padre Alberto D’Apolito, Padre Pio da Pietrelcina. Ricordi, esperienze, testimonianze, pp. 182-184]