Il “piissimo” padre Pio sentito da “un ragazzo di campagna”

In vita e dopo la sua morte, a 54 anni da essa, padre Pio, con il suo stile di vita cristocentrico e tutto cristico, continua a indicare con potenza e autorevolezza somma il primato di Dio, la regalità di Gesù Cristo, l’“amor Dei” che annulla il “tædium vitæ” e riporta all’amor vitæ colmo di luce, di speranza, di gioia sovrumana e invincibile.

di Paolo Risso (18-09-2022)

Quando morì il 23 settembre 1968 il nostro grandissimo padre Pio, avevo solo 21 anni, poco più di un ragazzo, nel mio caso, “un povero ragazzo di campagna”, nato e vissuto tra vigne e campi, che iniziava il terzo anno di Lettere all’università di Torino. Dieci anni prima, il 9 ottobre 1958, era andato all’incontro con Dio il venerabile Santo Padre Pio XII, e io, allora bambino, mi sentii orfano come se fosse mancato mio padre. La stessa cosa provai alla morte di padre Pio, un senso di lunga orfanezza.

Ma, grazie ai miei due “Pio”, superai tutto e mi avviai a camminare sulle loro vie. Al secolo XX – secolo “non-pio”, anzi il più empio della storia – e agli uomini che sarebbero venuti, Dio donava due guide superlative e luminosissime: il Sommo Pontefice Pio XII, e l’umile frate di Pietrelcina padre Pio, il cui nome significa appunto la “pietas” verso Dio, il primato di Dio e del suo Cristo, la Religione assoluta.

Nel secolo XX si era voluto diffondere l’umanesimo, il culto dell’uomo al posto di Dio. Oggi si porta alle conseguenze più estreme il “nuovo umanesimo”, in cui l’uomo vuole essere “dio” all’uomo. I risultati, visibili e tangibili a chi sia onesto e lucido di mente, sono stati e sono – come si esprime il Carducci – “frutti di cenere e tosco” (= veleno) che tolgono la voglia di vivere, l’“amor vitæ”, e portano al “tædium vitæ” (la noia di vivere).

In vita e dopo la sua morte, a 54 anni da essa, padre Pio, con il suo stile di vita cristocentrico e tutto cristico, continua a indicare con potenza e autorevolezza somma il primato di Dio, la regalità di Gesù Cristo, l’“amor Dei” che annulla il “tædium vitæ” e riporta all’amor vitæ colmo di luce, di speranza, di gioia sovrumana e invincibile.

In questo contesto, ecco come “il ragazzo di campagna” di allora e senza smentirsi mai, il “ragazzo” medesimo, ora 75enne, sente e venera, prega e cerca di imitare, almeno un po’, padre Pio da Pietrelcina, nel suo stile e messaggio più sublime.

Per Dio e i fratelli

Nelle numerose e prolungate ore del dolore e in quelle delle gioie divine più intime, padre Pio rimane sempre il “crocifisso vivente”, come lo definì il Santo Padre Paolo VI. Di padre Pio basta la silenziosa presenza (a voce, predicava pochissimo, quasi mai) a ricordare con fortissimo richiamo che c’è salvezza solo nel nome di Gesù Crocifisso e non in altri. La ragione della sua vita, della sua prolungata offerta, di ogni sua opera, di ogni sua preghiera è soltanto lì: nella redenzione operata da Cristo sulla Croce, che lui è chiamato a rivivere nella sua anima e nel suo corpo martoriato dalle stigmate, nella celebrazione del Santo Sacrificio della Messa, nel ministero assiduo del confessionale, in ogni sua iniziativa e azione. 

Vero uomo di Dio, nella fede e nella carità teologale vissute fino all’eroismo, vero sacerdote di Cristo configurato sempre di più al Sommo ed Eterno Sacerdote, padre Pio realizza due iniziative: i Gruppi di preghiera, per attuare il suo amore verso Dio; la Casa Sollievo della Sofferenza, per attuare il suo amore verso i fratelli ma sempre solo per amore di Dio.

Il 9 gennaio 1940 ha manifestato ai dottori Sanvico e Kiswarday il suo progetto di una erigenda opera ospedaliera. Superando le difficoltà… il 5 maggio 1956 è benedetta e inaugurata l’opera alla presenza di oltre 15.000 persone. Il 5 maggio 1957, in un discorso indica le finalità di quello che già è considerato uno degli ospedali migliori d’Europa: sollievo degli spiriti e dei corpi, tempio di preghiera e di scienza, «richiamo operante all’amore di Dio, mediante il richiamo della carità».

Durante la seconda Guerra mondiale, quando il Santo Padre Pio XII richiama di continuo alla preghiera per la pace, per la conversione del mondo a Gesù Cristo, per le vocazioni religiose e la santificazione dei sacerdoti, padre Pio comincia a dar vita a un ampio movimento di preghiera in risposta alle richieste del Santo Padre. Il 5 maggio 1966 ne delinea il carattere: suscitare dovunque vivai di fede, focolai di amore nei quali Gesù Cristo è presente ogni volta che si riuniscono per la preghiera e ancora di più per il Sacrificio eucaristico. Da un minuscolo seme, diventa un albero grande colmo di frutti: alla vigilia della morte del Padre, nel settembre 1968, i gruppi saranno presenti in una ventina di nazioni con migliaia di iscritti.

Sembra un trionfo tutto questo? Affatto! La vita di padre Pio è una continua via crucis. Dalla fine della seconda Guerra mondiale, crescendo l’afflusso dei fedeli, l’irradiazione della sua opera diventa sempre più vasta. Non si finirebbe più di narrare storie di conversioni di umili e di potenti che, da rive molto lontane, arrivano attorno a lui, al suo confessionale. Non si saprebbe enumerare le guarigioni compiute e le grazie di ogni genere che egli ha ottenuto da Dio, per la mediazione del Sangue di Gesù e per intercessione della Madonna.

Ma ciò provoca pure attorno a lui ancora incomprensione, equivoci e malintesi, che hanno spiacevoli ripercussioni e sono causa di sofferenze e amarezze senza numero. Il 31 dicembre 1951 giungono a San Giovanni Rotondo i monsignori Caronti e Pepe del Sant’Uffizio per esaminare la situazione, ma non prendono alcuna decisione. Il 16 gennaio 1952 arriva pure un visitatore inviato dal Superiore generale dell’Ordine. Ma non ci sono provvedimenti contro padre Pio, perché l’altro Pio, il Santo padre Pio XII, lo stimò profondamente fino al punto di dire: «Io sono il vicario di Cristo, ma lui si è immedesimato a Cristo».

Corre voce che di tanto in tanto padre Pio vada in bilocazione presso Pio XII, per sostenerlo e consigliarlo a nome di Gesù.

Il martire sul Golgota

Nuove sofferenze colpiscono padre Pio dopo che mons. Carlo Maccari dal 30 luglio al 17 settembre 1960 ha compiuto un’altra visita canonica con ampia e triste risonanza sulla stampa. Già, i santi sono sempre i “commissariati”! Fino all’ultimo, padre Pio dovrà portare la croce anche per mano di alcuni uomini di Chiesa, che sembrano davvero chiamati a dare compimento alla sua santificazione!
Vengono gli anni del Concilio Vaticano II. Padre Pio, nella fedeltà indiscussa al magistero del Papa, secondo l’autentica Tradizione cattolica, è altresì lucidissimo su tutti i pericoli cui la Chiesa sta andando incontro con la diffusa contestazione nei confronti del Credo cattolico, della Legge di Dio, con i continui esperimenti, con la stessa riforma liturgica. Dopo che il 25 luglio 1968, il Santo Padre Paolo VI ha pubblicato l’Enciclica Humanæ vitæ riguardo alla santità del matrimonio e alla difesa dell’amore umano e della vita, ed è subissato dagli attacchi più aspri anche da parte di teologi e di vescovi, padre Pio scrive una struggente lettera al Papa per assicurargli perfetta adesione al suo magistero e la sua preghiera quotidiana per lui.

Nel settembre 1968, a San Giovanni Rotondo si radunano migliaia di devoti di padre Pio per commemorare insieme il 50º anniversario della sua stigmatizzazione e celebrare il IV Convegno Internazionale dei Gruppi di preghiera. Il 21 settembre 1968, sabato, padre Pio non può celebrare. Ma il 22, domenica, celebra la Santa Messa cantata. Stremato di forze, ha un collasso e, sebbene a malincuore, deve rinunciare a confessare. Ha celebrato la sua ultima Messa, durante la quale – qualcuno ha notato – gli sono scomparse le stigmate.

Alle ore 2.30 del 23 settembre 1968, in una notte gremita di stelle, ultima sua visione che lo incanta sulla terra, invocato il nome di Gesù e di Maria, padre Pio contempla per sempre Dio.

Rapidamente il mondo intero apprende la notizia del suo piissimo passaggio dalla terra al Padre celeste. Di lui parlano giornali, radio, televisione, in tutto il mondo. Anche molti non credenti si fermano pensosi a ricordarlo e, subito dopo la sua morte, si registrano molti ritorni alla fede e numerose grazie. Padre Pio continua la sua missione. I funerali, con la partecipazione di vescovi e di sacerdoti e di un popolo senza numero, è un vero trionfo. La sua tomba a San Giovanni Rotondo è meta continua e sempre crescente di pellegrinaggi, luogo di preghiera per gli umili, i dotti e i potenti.

Dopo san Francesco d’Assisi, nessun altro santo è stato immagine vivente del divino Crocifisso come padre Pio: “Speculum Christi”, “imago Christi”, vero “alter Christus” nel corpo e nello spirito, nella configurazione sacerdotale a Cristo Sommo ed Eterno Sacerdote; Ostia viva con Gesù Ostia.

“Nato per corredimere”

Padre Benedetto da San Marco in Lamis, suo direttore spirituale nei primi anni del suo sacerdozio, definì la missione di padre Pio “una vocazione a corredimere”. Rispondendo il 17 agosto 1918 a una lettera di padre Pio che gli raccontava il fenomeno mistico della “transverberazione”, cui sarebbero presto seguite le stigmate, affermò: «Tutto quello che avviene in te, è effetto di amore, è prova, è vocazione a corredimere, e quindi è fonte di gloria. Il Signore è con te. Gesù, l’Amore paziente, penante, smanioso, accasciato, pesto e strizzato nel cuore, nelle viscere, tra le ombre della notte e più della desolazione nell’orto del Getsemani, è con te associato al tuo dolore e associandoti al suo. La tua non è una purificazione, ma un’unione dolorosa. Il fatto delle ferite compie la tua passione come quella dell’Amato sulla croce».

Padre Pio, fin dall’inizio e per tutta la vita, ha piena coscienza di essere stato scelto da Dio come intimo collaboratore dell’Opera redentrice di Gesù e che questa collaborazione si sarebbe realizzata solo per mezzo della croce. La croce è il faro che illumina tutta la sua vita dolorosa e la sorgente inesauribile della fortezza, della generosità e della perseveranza richieste dalla sua vocazione: «Altre volte – scrive nel giugno del 1913 – senza che neppure vi penso, mi si accende nell’anima un vivissimo desiderio di possedere interamente Gesù e allora […] [Egli] mi fa vedere come in uno specchio tutta la mia vita futura non essere altro che un martirio».

Riprendendo il discorso iniziale di questi “appunti”, padre Pio è chiamato a gridare con la vita “inchiodata alla croce”, il primato di Dio, dell’adorazione a Lui, nel secolo XX, il più empio (= non-pio) della storia, in un mondo che, più di ogni altro, ha rifiutato Dio e ha apostatato da Lui e dal suo Figlio Gesù Cristo, unico Salvatore nella sua unica Chiesa Cattolica. È chiamato a collaborare con Gesù per la salvezza delle anime, dei più semplici come dei più illustri, anche dei consacrati e degli stessi uomini di Chiesa, in un tempo (anche il nostro, soprattutto il nostro tempo) che pretende di salvarsi da solo, con l’uomo fatto dio a se stesso, o che, nell’eresia modernista e neo modernista, dissolve la Rivelazione divina in esperienza individuale autonoma.

Così padre Pio è convinto che il termine della sua vita vissuta come continua “via crucis” sarà soltanto il Golgota: «Quante volte – mi ha detto Gesù poc’anzi – mi avresti abbandonato, figlio mio, se non ti avessi crocifisso. Sotto la croce si impara ad amare e io non la do a tutti, ma solo a quelle anime che mi sono più care». Ed egli si è offerto con Gesù, Vittima per l’espiazione del peccato e per la salvezza del mondo. Ed è così che padre Pio indica il vero umanesimo che è solo quello che scaturisce dalla Croce di Gesù.

Identità e missione: il Crocifisso

Il 16 giugno 2002, vent’anni fa, il Santo Padre Giovanni Paolo II, con la solenne canonizzazione, ha iscritto padre Pio tra i santi. La Chiesa, così, lo addita come modello di vita per tutti, in particolare per i sacerdoti, in un tempo di confusione senza limiti in cui sono andati persi da molti il senso dell’identità cattolica e sacerdotale e l’impellente grave dovere della propria missione apostolica di salvare le anime, strappandole all’inferno e orientandole al Paradiso.

San Pio da Pietrelcina indicherà ancora a tutti le grandi intramontabili verità del Cattolicesimo, alla luce del primato e della signoria di Dio e della Vita eterna: la fuga dal peccato, la Confessione per il perdono dei peccati, la Messa Sacrificio di Cristo e la Comunione eucaristica con Lui per la santificazione delle anime, per il rinnovamento autentico della Chiesa e del mondo, destinazione il Paradiso. Proprio come dice il suo nome: “Pio” è colui che proclama Dio al di sopra di tutto, Dio come unico Tutto.

In questa luce divina, nessuno come san Pio ha vissuto e “gridato”, con la parola e la vita, la pedagogia di Cristo Crocifisso, come san Paolo all’inizio della Chiesa, san Francesco d’Assisi in pieno Medioevo, come Savonarola nel Rinascimento, san Paolo della Croce durante l’Illuminismo: il Crocifisso è l’unico Salvatore del mondo con la luce e la potenza delle sue piaghe, del suo Cuore trafitto, del suo Sangue sparso: «Quando sarò innalzato da terra attirerò tutti a me» (Gv 12,32).

Mai c’è stato Santo più attuale di lui: ma va accolto tutto intero nel suo messaggio di conversione “di sangue”; o contro Cristo nella perdizione eterna, o con Cristo nell’eterna gioia. Unica Via per la Chiesa e per il mondo: il Crocifisso.  

(Fonte: Il Settimanale di Padre Pio)

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