San Pio, modello per vivere il Sacerdozio

Non si può negare una certa crisi dell’istituto del Sacerdozio. Oggi più che mai c’è bisogno di “punti di riferimento per vivere l’ideale del sacerdote”. Ebbene, il Santo Padre Giovanni Paolo II addita padre Pio come modello e testimone autentico di ogni sacerdote.

di Suor M. Gabriella Iannelli, FI (31-07-2022)

San Giovanni Paolo II nella sua visita pastorale a San Giovanni Rotondo, nel discorso che fece nella chiesa di Santa Maria delle Grazie ai religiosi, additò l’allora servo di Dio Pio da Pietrelcina come modello per tutti i sacerdoti. Pur nella straordinarietà dei suoi carismi, il Santo si sforzò di vivere le virtù proprie del suo stato e sono queste che, al di là dei doni particolari che egli aveva, costituiscono il substrato e il contenuto della sua santità di sacerdote cappuccino. In tal senso e da questa prospettiva, egli diventa modello per tutti i sacerdoti, che possono guardare a lui per vivere in pienezza la propria vocazione sacerdotale (e religiosa). Nel summenzionato discorso il Papa ebbe a dire al riguardo: «Come religioso visse generosamente l’ideale del frate cappuccino, così come visse l’ideale del sacerdote. Per questo, egli offre anche oggi un punto di riferimento, poiché in lui trovarono una particolare accoglienza e risonanza spirituale i due aspetti che caratterizzano il sacerdozio cattolico: la facoltà di consacrare il corpo e il sangue del Signore e quella di rimettere i peccati. Non furono forse l’altare e il confessionale i due poli della sua vita? Questa testimonianza sacerdotale contiene un messaggio tanto valido quanto attuale».

San Pio dunque offre oggi un punto di riferimento per vivere l’ideale del sacerdote. È stato detto che attualmente l’istituto del Sacerdozio sta soffrendo una grave e profonda crisi; i sacerdoti fanno fatica a vivere la propria identità sacerdotale, che seppure nella cornice della realtà sociale attuale, non deve tradire l’essenza e il contenuto proprio del presbiterato. Per ritrovare o ravvivare il senso e il contenuto del proprio sacerdozio si ha appunto bisogno di testimoni, di punti di riferimento. Il Papa propone quale modello per i sacerdoti proprio san Pio, la cui «testimonianza sacerdotale contiene un messaggio tanto valido quanto attuale», soprattutto perché «in lui trovarono una particolare accoglienza e risonanza spirituale i due aspetti che caratterizzano il sacerdozio cattolico: la facoltà di consacrare il corpo e il sangue del Signore e quella di rimettere i peccati».

Il sacerdote deve rimanere innanzitutto ancorato a questi due aspetti propri del suo ministero: la facoltà di consacrare e donare l’Eucaristia e quella di rimettere i peccati, in altri termini, la celebrazione della Santa Messa e l’esercizio del ministero della Confessione sacramentale. Per questo l’esempio del Santo di Pietrelcina, che ha fatto dell’altare e del confessionale il centro straordinariamente propulsore di tutta la sua attività pastorale, è quanto mai importante, soprattutto per il tempo attuale, nel quale spesso i sacerdoti sono “distratti” da tante altre cose, e potremmo dire “distolti” da queste facoltà che appartengono solo ad essi e che solo essi possono mettere al servizio dei fedeli.

Anche se il sacerdote, in seguito alla riforma conciliare – come afferma ancora il Papa nel summenzionato discorso –, si è aperto a nuove forme di testimonianze, non deve mai dimenticare e far passare in secondo piano questi due aspetti essenziali del ministero sacerdotale, pena il perdere effettivamente la propria, unica, identità: «Basta ricordare, in proposito, quel che insegna il Concilio Vaticano II sul sacramento del sacerdozio, soprattutto nel decreto Presbyterorum Ordinis. Esso ribadisce quei valori essenziali e perenni del sacerdozio, che in padre Pio si sono realizzati in modo eccellente. Certo, esso propone anche nuove prospettive e nuove forme di testimonianza, più adatte alla mentalità dei nostri tempi. Ma sarebbe un grave errore se, per una mal orientata spinta al rinnovamento, il sacerdote dimenticasse quei valori fondamentali; e non ci si può certo appellare al Concilio per motivare una simile dimenticanza».

Un altro aspetto del Sacerdozio che san Giovanni Paolo II richiama, additando l’esempio del Santo di Pietrelcina, è quello dell’offerta di sé al Padre in intima unione con quella di Gesù Sacerdote: «Un aspetto essenziale del sacro ministero, e ravvisabile nella vita di padre Pio, è l’offerta che il sacerdote fa di se stesso, in Cristo e con Cristo, come vittima di espiazione e di riparazione per i peccati degli uomini. Il sacerdote deve avere sempre davanti agli occhi la definizione classica della propria missione, contenuta nella lettera agli Ebrei: “Ogni sommo sacerdote, scelto fra gli uomini, viene costituito per il bene degli uomini nelle cose che riguardano Dio, per offrire doni e sacrifici per i peccati” (Eb 5,1). A questa definizione fa eco il Concilio, quando insegna che “nella loro qualità di ministri delle cose sacre, e soprattutto nel sacrificio della Messa, i presbiteri agiscono in modo speciale a nome di Cristo, il quale si è offerto come vittima per santificare gli uomini” (Presbyterorum Ordinis, n. 13)».

Quando il sacerdote celebra la Messa e offre il Sacrificio di Cristo, unendovi la sua offerta, perpetuando e applicando l’opera della Redenzione, compie la più grande opera che mai si possa realizzare su questa povera terra. Ogni altra opera, buona, ottima, necessaria, importante, non potrà mai eguagliare il valore, i benefici, la grazia che ridondano dalla semplice celebrazione della Santa Messa. Il sacerdote deve avere sempre davanti agli occhi questa verità ed essere consapevole che nessuna altra attività è da anteporre alla celebrazione del Sacrificio eucaristico. Sant’Alfonso M. de’ Liguori affermava: «Dio stesso non può fare che vi sia un’azione più santa e più grande della celebrazione di una Santa Messa». Ma chi deve celebrare la Messa se non il sacerdote?

1.continua

(Fonte: Il Settimanale di Padre Pio)

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