Il fazzoletto

Dai ricordi del servo di Dio fra Daniele Natale, cresciuto all’ombra di Padre Pio.

Sembra strano, ma succede molto spesso, che il nostro pensiero, anziché soffermarsi sulla parte essenziale di un fatto che ci è capitato, che abbiamo vissuto, si sofferma su qualche particolare che pur facendo parte dell’accaduto, sotto un certo aspetto è marginale.

È quello che è capitato a fra’ Daniele (Natale) nell’asciugare il volto a padre Pio grondante sangue. Egli pensava a questo episodio misteriosamente vero ma, la sua attenzione, si concentra sul fazzoletto col quale aveva asciugato il sangue a padre Pio e sul modo migliore per conservarlo come reliquia. Lasciamo che sia fra’ Daniele stesso a raccontare il fatto:

«Quando mi sono accorto che il fazzoletto era saturo di sangue, lo getto sul tavolino, ma cade sulla spalliera di una sedia. Pensavo: quel fazzoletto dopo lo prenderò e lo terrò io, intriso com’è del sangue di padre Pio. Frastornato da tutto ciò che mi è successo chiedo al Padre se voleva essere aiutato ad andare a letto, ma mi risponde: “No, no, vai pure, ci penso io. Grazie, grazie!”.

Mi ritiro e solo quando mi trovo nella mia cella mi ricordo di non avere preso il fazzoletto che desideravo conservare come reliquia. Ritornare indietro per prenderlo non mi sembrava il caso, non volevo disturbarlo, tanto più, pensavo, che sarei ritornato più tardi per accompagnarlo a celebrare la Santa Messa, per cui avrei avuto tutta la comodità di prenderlo.

Ogni mattina i frati, incaricati di assistere padre Pio, si recavano puntualmente nella sua cella per augurargli la buona giornata e per vedere se c’era da riordinare qualcosa, nonostante ci fosse la proibizione del Padre superiore.

Padre Pio, che era tanto buono ed umano, per evitare che il Padre superiore sorprendesse i frati a fare qualche servizio e li rimproverasse, si alzava in anticipo, riordinava il suo letto, scoprendolo da un lato, e, dopo essersi lavato, puliva il lavandino lasciandovi dentro un po’ d’acqua pulita.

Di solito andavo prima degli altri nella stanza del Padre, lo salutavo, lo baciavo augurandogli una buona e santa giornata e, se c’era qualche anniversario o ricorrenza glielo ricordavo, e lui era sempre contento. Per questo non mi preoccupavo troppo del fazzoletto che volevo prendere, anche se in realtà era diventato, per me, un pensiero irremovibile.

Quella mattina, erano circa le quattro e mezza, mi avvio verso la cella di padre Pio con l’intento di prendere subito il desiderato fazzoletto; come volto l’angolo del corridoio vedo, in fondo, dietro la porta del Padre, il Padre superiore, padre Carmelo da Sessano, con un altro confratello, suo compagno di studi, che non conoscevo, nell’attesa di padre Pio, per accompagnarlo alla celebrazione della Santa Messa.

“Addio fazzoletto! – pensavo – Il Padre superiore entrerà nella cella del Padre e se lo prenderà lui!”.

Mi avvicino ed ecco, padre Pio apre la porta, esce e se la richiude; io tiro un sospiro di sollievo: “Almeno per ora il fazzoletto è salvo, vuol dire che lo prenderò quando accompagnerò il Padre dopo la Santa Messa”. Finita la celebrazione, il Padre superiore e l’altro sacerdote, al fianco di padre Pio, lo riaccompagnano alla sua cella.

A quel punto mi ero rassegnato a perdere quel famoso fazzoletto, mi dispiaceva, lo volevo fortemente, lo desideravo tanto…

Ogni giorno i frati della comunità, alle ore quindici, si recavano nel coro per recitare i Vespri; il coro è quello che conserva ancora il crocifisso dinanzi al quale padre Pio ricevette le stimmate.

Padre Pio, alla presenza di tutti, mi chiama e mi consegna le chiavi della sua stanza e mi dice: “Va’ a prendere il fazzoletto che è sopra il tavolino, vicino al breviario”. Il pensiero corre subito al “mio” fazzoletto. Apro la stanza e trovo il “mio” fazzoletto ancora sulla spalliera della sedia, così com’era rimasto la notte precedente.

Pieno di gioia, prendo un fazzoletto pulito dalla tasca e ci metto dentro quell’intriso del sangue di padre Pio. Richiudo la porta e, tutto contento, mi avvio verso il coro; a metà percorso mi ricordo di non aver preso il fazzoletto che mi aveva chiesto il Padre.

Torno indietro, prendo il fazzoletto e glielo porto. Nel consegnargli le chiavi, padre Pio mi dice “Grazie”. Rispondo “No, Padre, grazie a lei!”».

Tratto da “Fra’ Daniele Natale racconta… le sue esperienze con Padre Pio” di Remigio Fiore (pp. 80-83)

(Fonte: Il Settimanale di Padre Pio)

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