Stigmate, segni di amore e di dolore

Le stigmate sono uno dei grandi misteri del Cristianesimo: San Francesco fu il primo a patire sul suo corpo le sofferenze della Passione del Salvatore. E a San Pio procurarono anche molti nemici.

Il tema centrale della vita e della santita di Padre Pio sono certamente le stimmate. Uno dei grandi misteri del Cattolicesimo. Forse il più grande.

Il primo, secondo la tradizione, a ricevere questo “dono” da Dio è San Paolo («Sono stato crocifisso con Cristo e non sono pin io che vivo, ma Cristo vive in me»). Ma dopo di lui, senza ombra di dubbio, i due stimmatizzati piu famosi della storia della Chiesa sono San Francesco d’Assisi e Santa Caterina da Siena.

San Francesco, due anni prima della morte, ha una visione al termine della quale compaiono le stimmate, mentre quelle di Santa Caterina sono divenute visibili solo al momento della sua morte.

E Padre Pio, la cui intera vita si ispira al Fraticello di Assisi, è certamente lo stimmatizzato piu conosciuto del nostro tempo. Ma quelle stimmate sono per lui motivo non solo di dolore e continue sofferenze, ma sono proprio quelle che maggiormente gli attirano lo scetticismo della Chiesa e di una parte del mondo. Innumerevoli le accuse (c’è chi sostiene che Padre Pio usi l’acido fenico per procurarsi le piaghe), per cui diventa inevitabile da parte delle autorita ecclesiastiche cercare di capire davvero che cosa succede in quel paesino del Gargano.

Riportiamo qui le relazioni piu importanti dei medici che hanno svolto approfondite indagini sulle stimmate del Santo.

I medici che visitano padre Pio nel 1919 sono il dott. Luigi Romanelli, il prof. Amico Bignami e il dott. Giorgio Festa. Essi effettuano controlli medici per stabilire: origine, entita e natura della produzione stimmatica.

La relazione di Luigi Romanelli

Dalla relazione del dott. Luigi Romanelli, che visita per primo Padre Pio e per ben cinque volte (dal maggio 1919 al luglio 1920) emergono i seguenti dati.

  • Costituzione gracilissima, pallore della cute, labbra di colorito rosso vivo in grande contrasto con il colorito della cute e stato di denutrizione.
  • Le regioni palmari, a livello del 3° metacarpo presentano una pigmentazione di color rosso-viscosa della cute, le cui dimensioni sono corrispondenti a una moneta di bronzo da cinque centesimi per la mano destra e di due centesimi per la mano sinistra. La forma circolare e i contorni frangiati.
  • L’attenta e accurata osservazione dello scienziato rivela in quella zona l’assenza di cute e la presenza di una membrana lucente ed elastica alla palpazione senza foro o fuoriuscita di liquido. Essa si solleva nel centro a formare un piccolissimo bottoncino dal quale si irradiano strie scure e tendenti al nero. I tessuti circostanti appaiono integri e normali. Le regioni dorsali, di entrambe le mani, presentano nella cute i medesimi caratteri, mancano il sollevamento centrale e le strie.
  • La palpazione attuata ponendo il pollice nella palma della mano destra e l’indice nel dorso e dolorosa e lascia percepire una zona vuota, ovvero senza alcuna resistenza ossea o muscolare. Da quanto detto si ritiene che quelle zone di pigmentazione siano membrane atte a ricoprire un foro passante.
  • Le regioni plantari presentano i medesimi caratteri e alia palpazione facendo pressione si ha l’impressione del vuoto sottostante. I movimenti sono fisiologici.
  • L’«emitorace sinistro tra la linea mammillare e l’ascellare anteriore, quasi in corrispondenza del 6° spazio intercostale sinistro», e presente «una ferita lacera lineare» della lunghezza di quasi 7 centimetri dalla quale esce sangue arterioso.

Il dottor Romanelli giudica queste ferite non comuni per il fatto che, da settembre fino a maggio, conservano lo stesso aspetto e stato. È assente la suppurazione caratteristica principale delle ferite di origine infettiva e il medico esclude che l’origine delle stesse sia traumatica in quanto e assente la lesione dei tessuti superficiali.

Ma per il dott. Luigi Romanelli ancora piu straordinario e il fatto che tali lesioni non producono alcun disturbo e i movimenti delle dita delle mani e dei piedi sono normali.

La relazione medica di Amico Bignami

Dalla relazione del 26 luglio 1919 del prof. Amico Bignami emergono i seguenti dati.

  • Nella palma della mano destra un’escara nerastra di forma rotondeggiante, distaccata, sottilissima, a contorni e limiti netti, dolente alia pressione. La cute intorno all’escara appare di aspetto normale, non infiltrata, colorata intensamente con un breve alone di tintura di iodio. La zona indagata accuratamente mostra le ossa del metacarpo normali relativamente alia forma e al volume.
  • Alterazioni identiche e simmetriche sia al piede destro che al sinistro, con assenza di alterazioni flogistiche della cute circostante e coperte da piccole e superficialissime escari scure, rotondeggianti e con alone della cute dovuto all’applicazione della tintura di iodio.
  • Al torace sinistro, tra la linea ascellare anteriore e l’ascellare media, e presente una «figura di croce» a branche disuguali, la piu lunga e il doppio delle altre e si dispone obliquamente. Entrambe le branche sono tinte di iodio ma abrase superficialmente e non sanguinanti.
  • Si evidenzia iperestesia della cute indagata.

Il prof. Bignami, pur escludendo la simulazione, formula una diagnosi di «necrosi neurotica multipla della cute» che non spiega la localizzazione simmetrica della produzione indagata e la loro persistenza senza modificazioni degne di nota.

La prima relazione di Giorgio Festa

Dalla prima relazione del dott. Giorgio Festa del 28 ottobre 1919 emergono i seguenti dati.

  • Nella palma della mano destra quasi a livello del 3° metacarpo si riscontra una lesione di forma circolare di poco piu di 2 centimetri di diametro, di colorito rosso-bruno, non profonda, ma interessante lo spessore del tessuto sottocutaneo. Difatti, il venerato Padre invitato a chiudere il pugno non riesce a effettuare tale semplice operazione. I contomi della lesione appaiono netti, cosicche la cute limitrofa ne e infiltrata, ne presentava edema, ne reazione flogistica, ne arrossamento. Un’escara nerastra ricopre la lesione e da essa partono striature disposte a raggiera prodottesi con il disseccamento del sangue fuoriuscito dalle stesse. Alla regione dorsale della stessa mano sinistra una lesione, non in perfetta corrispondenza di quella palmare, con identiche note, a contomi piu ristretti e con escara piu superficiale. Dalle lesioni, invece, del dorso e della palma della mano destra escono brevi stille di sangue.
  • Le lesioni dei piedi piu piccole e piu superficial! presentano analoghe note, sono localizzate in corrispondenza della meta del 2° metatarso e ricoperte da una sottile escara nerastra; anche qui un breve gemizio di seriosita sanguigna.
  • Sia il metacarpo che il metatarso sottostanti non presentano «anatomicamente alcuna discontinuita» ovvero si mostrano «integri» in tutta la loro dimensione e solo un esame radiografico potrebbe mettere in evidenza un’eventuale discontinuità degli stessi.
  • Le lesioni dei piedi piu piccole e piu superficial! presentano analoghe note e sono localizzate in corrispondenza della meta del 2° metatarso e con lesioni in ciascuna regione plantare. Anche da queste fuoriesce un breve gemizio di sangue che con estrema delicatezza diviene doloroso e intenso, molto sensibili al contatto i tessuti sani limitrofi. Molto intensa la sofferenza causata da queste lesioni nei piedi sia nel camminare che nello stare in piedi.
  • Nella regione anteriore del torace sinistro, al di sotto della papilla mammaria si osserva una lesione a forma di croce capovolta, le cui dimensioni erano di 7 centimetri nell’asta longitudinale e di 4 centimetri in quella trasversale. Entrambe sono nastriformi di color rosso-bruno, larghe mezzo centimetro a margine e contorni netti, con la parte centrale ricoperta da una breve pellicola e con i tessuti limitrofi senza tracce di rossore, infiltrazione o edema. Questa lesione appare superficialissima, ciò nonostante fuoriesce un considerevole gemizio di sangue, che imbeve due fazzoletti di seriosita sanguigna in un intervallo di tempo di 10 ore dall’applicazione.

Procedendo per eliminazione il dott. Festa cerca di rispondere ai numerosi interrogativi che si presentano alia sua mente. L’illustre scienziato conclude con la sola argomentazione logica che non si tratta di lesioni prodotte da uno strumento da taglio, ne di lesioni mantenute in essere dall’uso di sostanze chimiche, ne di autolesioni, ne di lesioni tubercolotiche, ne simili a quelle alterazioni spontanee della cute presenti in soggetti neuropatici e definite come vere stimmate.

Non mancano ovviamente altri studiosi che spiegano queste “stimmate” con lo stato morboso della sindrome isterica e con la fenomenologia dell’ipnosi e della suggestione. Il dott. Festa, a sostegno della sua tesi, rimanda a studi noti e pubblicati evidenziando come queste alterazioni cutanee non sono mai simmetriche e scompaiono con il cessare della causa.

L’esatta impressione che il dott. Festa ha di queste lesioni e come «il risultato del contatto prolungato di un corpo metallico rovente». Difatti, a causa del colorito rosso-bruno e dei caratteri dell’escara appaiono simili a quelle lesioni prodotte a scopo terapeutico con la termocauterizzazione.

Il dott. Festa — tenuto conto della «bonta», della «dolcezza», della «mansuetudine» di padre Pio, della sua vita spesa in favore del prossimo, delle alte doti meditative, del suo equilibrio psichico — ritiene non possibile includere il caso del venerato padre tra queste forme morbose.

In riferimento al sangue che fuoriesce dalle sue lesioni il dott. Festa esclude che possa trattarsi di emofilia, non avendo in passato il venerate padre sofferto di tali manifestazioni.

A conclusione della sua indagine scientifica egli emette un giudizio favorevole sulla personalità del venerato Padre e ammette che le sue conoscenze scientifiche non sono capaci di rispondere sull’origine delle lesioni, né dell’emorragia: «Cosi quello che per la scienza pote sembrare un enigma è invece spiegato con la fede; cosi, libera la mente dal preconcetto di voler sempre giudicare alia stregua di dati positivi ogni fenomeno che cada sotto la sua osservazione, lo spirito umano può assurgere alle piu alte vette del sapere e da queste piu facilmente intravedere quella verita che e al di sopra della nostra povera scienza, quella verità che fu e sarà sempre al di sopra di tutte le cose».

La seconda relazione di Giorgio Festa

Il dott. Festa si reca una seconda volta a San Giovanni Rotondo su invito dei Superiori, per visitare Padre Pio insieme al collega Romanelli a causa di alcune divergenze emerse dai rilievi clinici effettuati nelle loro precedenti visite. Le condizioni fisiche del frate sono peggiorate non solo per la scarsa alimentazione (poche verdure cotte e pasta con olio o un uovo e mezzo bicchiere di birra a pranzo; una cucchiaiata di gelsi e un po’ di birra a cena) ma anche per una forma di autointossicazione di origine intestinale con temperature fino a 44 e 44,5 gradi.

Nella prima relazione il dott. Festa (essendo scarso di olfatto) non ha fatto menzione alcuna del profumo: un misto di violetta e rosa che e sentito da quasi tutte le persone che avvicinano Padre Pio. Ritiene di parlarne in questa seconda relazione, dopo che quel profumo e stato sentito nella sua auto e successivamente nel suo studio, a causa di un fazzoletto intriso di sangue che Festa ha portato con se per un’indagine microscopica.

Ma qual è lo stato delle lesioni di Padre Pio in questa seconda visita?

La lesione del costato sinistro ha sempre la forma di una croce rovesciata, l’asta trasversale, forse alquanto piu lunga e piu larga, e di colorito pallido. Per le lesioni sul dorso della mano non vi sono particolari nuovi, tranne che per la lesione del dorso della mano destra, piu vicina alia linea articola-re carpo-metacarpea. Al posto della precedente lesione si trova una cicatrice biancastra, lucente, delle medesime dimensioni e forma della lesione stessa. Più estese e profonde appaiono le lesioni del palmo, qui il sangue che fuoriesce si e stratificato formando un’escara rosso-bruna dalla quale sporgono grossi bottoni rosso-rubino. Dai contorni esce sangue, che viene deterso con un panno imbevuto di alcol etilico e glicerolato di amido per rendere visibile la cute circostante: normale e senza alcuna reazione. La regione del metacarpo non presenta discontinuità. Pur tuttavia il venerato Padre stringe a stento il pugno e mal dissimula l’acuto dolore alle palpazioni e pressioni esplorative del Festa.

In complesso, nel corso della seconda visita del dott. Festa le lesioni appaiono più estese e più sanguinanti. Le lesioni dei piedi mostrano la caduta dell’escara (una porzione di tessuto andata incontro a fenomeni necrotici e ben delimitata dal circostante tessuto sano. Nel processo di guarigione e destinata a essere sostituita da una cicatrice, NdA) e nella stessa zona occupata da questa una cicatrice rosea di forma circolare — irregolare, della grandezza di una lenticchia a margini rosso-bruni e rientrati.

Si possono cosi osservare, nel centro di questa cicatrice, «una lesione di continuo, estesa in profondita, e prodotta come da uno strumento acuminate». Non si tratta di una venuzza varicosa, ma ha l’apparenza di un corpo estraneo immedesimato nel margine reciso della lesione stessa. Lo stesso dicasi per le lesioni nella pianta dei piedi.

Il dott. Festa in questa seconda relazione ammette che quelle che sono state descritte nella prima relazione come escare e che il prof. Bignami ha interpretato come «necrosi neurotica multipla della cute» altro non sono che crosticine di copertura in seguito alla stratificazione del sangue che esce dalla lesione centrale.

Anche dalla relazione del dott. Romanelli del 9 agosto 1920 emerge che il consulto con il dott. Festa ha stabilito che le ferite non sono affatto superficiali e che al piede destro sulla regione dorsale per la caduta della crosta si e evidenziato un «foro netto» in precisa corrispondenza con quello situate sul dorso dei piedi. Si stabilisce inoltre che la ferita del costato ha subito importanti modificazioni: dalla branca trasversale e profonda vista dal Romanelli il 15-16 maggio 1919, alla croce a branche uguali vista da Festa, ma superficiali, alla croce vista insieme con una branca piu larga e l’altra piu stretta, che appare superficiale ma molto sanguinante.

Il dott. Festa, quattro anni e mezzo dopo la seconda visita, a quasi 6 anni dalla prima osservazione alle stigmate, chiede all’Autorita Ecclesiastica (in data 15 dicembre 1924) l’autorizzazione a visitare Padre Pio sia per studiare le «eventuali alterazioni istopatologiche del sangue circolante e la pressione arteriosa» sia per poter esprimere un suo giudizio sullo stato attuale delle lesioni. L’autorizzazione gli viene negata.

Il 5 ottobre del 1925 Festa deve operare Padre Pio di ernia: l’operazione viene eseguita, per volontà dello stesso Padre Pio, senza anestesia, per impedire al medico di «approfittare dell’occasione» per esaminare nuovamente le piaghe. Ma durante l’intervento il Frate ha un collasso, durante il quale rimane privo di sensi, e il dott. Festa contravviene alle disposizioni ed esamina nuovamente le stigmate, che presentano i medesimi caratteri: la lesione all’emitorace sinistro non è ricoperta dalla sottile escara e appare «fresca e vermiglia in forma di croce, e con brevi ma eviden-ti radiazioni luminose che si sprigionavano dai suoi contomi».

La disamina delle relazioni di Paolo Marianeschi

Molto importante è anche la disamina delle relazioni mediche degli studiosi effettuata dal dott. Paolo Maria Marianeschi come essa e trascritta negli Atti del Convegno di studio sulle stimmate di Padre Pio, che per prima cosa fissa tre “verità”.

  • La natura delle lesioni e l’assenza di tendenza alia cicatrizzazione delle stesse non pongono le stimmate di padre Pio nella medesima categoria delle ferite o delle piaghe.
  • La mancanza di sovrainfezione o di distrofia perilesionale non le rende assimilabili alle ulcere, né la totale assenza di necrosi coagulative le rende assimilabili alle ustioni.
  • Le lesioni, infine, presentano un evidente carattere attivo dovuto al loro continuo sanguinamento.

Secondo Marianeschi quindi, le stimmate di Padre Pio hanno elementi peculiari unici e una distribuzione topografica non topica di alcuna malattia dermatologica conosciuta.

Per quanto riguarda la profonditè delle lesioni, Marianeschi evidenzia in modo inconfutabile come le lesioni interessano il derma, il sottocutaneo e i tessuti a essi sottostanti nonostante il loro carattere evolutivo possa ingenerare confusione. La profondità delle lesioni e dimostrata senza ombra di dubbio: le lesioni esaminate da Festa e da Romanelli nella fase in cui esse sono prive di escara sono descritte come profonde. L’escara si rivela un elemento che induce a ritenere superficiale una lesione ancora attiva in profondita, come del resto dimostrano la costante impotenza funzionale lamentata da padre Pio nel rilievo palpatorio delle lesioni e l’emissione di sangue vivo, rutilante, arterioso.

L’asimmetricita delle lesioni in sede dorso-plantare alle mani e ai piedi, come operate da un corpo trapassante, rappresenta un ulteriore elemento a favore della loro profondita. La sintomatologia accusata dal venerato Padre, dovuta alla lesione toracica, sembra tipica di un interessamento degli organi mediastinici: il dolore appare essere di natura viscerale. Inoltre, la lesione si e associata in almeno un’occasione a emottisi (tosse con tracce di sangue) o quanto meno a emorragie digestive.

Assunta come dato certo la profondità delle lesioni, appare essere un vero mistero la loro scomparsa alla morte di Padre Pio, tenuto conto anche della totale assenza di segni evidenti di cicatrizzazione. La cicatrizzazione è infatti un processo obbligato e necessario, che si realizza a partire dal momento stesso in cui una lesione viene prodotta. Senza contare che Padre Pio non ha mai manifestato segni di scorbuto o di latirismo, che possano giustificare un deficit di cicatrizzazione. Inoltre, le lesioni in questione non mostrano segni di sovrainfezione, che potesse ritardare la cicatrizzazione.

Il dott. Paolo Maria Marianeschi conclude la sua riflessione scientifica sulla scomparsa delle stimmate di padre Pio asserendo: «La medicina costata che delle lesioni profonde di cui ignora la classificazione patologica sono “guarite” sul corpo di padre Pio in un modo completamente indipen-dente dalle usuali leggi fisiopatologiche che regolano i processi morbosi umani. Dopo aver preso atto dell’impossibilità di inquadrare questa misteriosa fenomenologia nell’ambito della conoscenza acquisita che forma il “corpus” dottrinale medico, ha tentato, ugualmente, di formulare delle ipotesi applicative di natura psico-biologica. Dette ipotesi, però, non avendo avuto il suggello della verifica, sono rimaste nella loro natura di opinioni. La medicina, quindi, può solo affermare che la scomparsa delle stimmate di padre Pio e una guarigione straordinaria che rappresenta un vero e proprio salto dal corso naturale degli eventi»

(Tratto da: P. M. Marianeschi, “La scomparsa delle stimmate di Padre Pio”, in P. Gerardo di Flumeri, e “Atti del Convegno di Studio alle stimmate del Servo di Dio Padre Pio da Pietrelcina”, Ed. Padre Pio da Pietrelcina, San Giovanni Rotondo, 1995).

(Fonte: Miracoli)

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