La causa di canonizzazione di Padre Pio/2

In occasione del 20° anniversario della canonizzazione di Padre Pio da Pietrelcina, ripercorriamo le tappe del processo canonico dagli archivi ufficiale della provincia cappuccina di Foggia, Voce di Padre, fondato dal compianto P. Gerardo di Flumeri, confratello di P. Pio e vice-postulatore della causa.

di P. Gerardo di Flumeri ofm capp.

All’inizio di questo nuovo anno (1986, ndr), sono lieto di annunziare a tutti gli affezionati lettori che si è conclusa una fase molto importante del Processo cognizionale sulla vita e le virtù del servo di Dio Padre Pio da Pietrelcina: è terminato, cioè, l’esame dei testi presso il Tribunale Ecclesiastico della curia arcivescovile di Manfredonia. Come tutti certamente ricordano, il Tribunale fu costituito ufficialmente, nel nostro santuario Santa Maria delle Grazie, il 20 marzo 1983. Iniziò subito i lavori, chiamando a deporre il padre Onorato Marcucci, che fu il primo testimone.

In meno di tre anni, il tribunale ha tenuto 163 sessioni ed ha interrogato 75 testi. Questi non sono tutti quelli previsti e presentati dalla postulazione, perché, nel frattempo, alcuni sono volati al cielo ed altri hanno creduto bene rinunziare ad essere interrogati. Inoltre bisogna tener presente che, prima della costituzione ufficiale del Tribunale, l’arcivescovo di Manfredonia, monsignor Valentino Vailati, aveva raccolta la testimonianza di altri dieci devoti, i quali poi, con giuramento prestato davanti al Tribunale, hanno confermato la loro deposizione.

Migliaia di pagine sono state scritte dal notaio e numerosi, ed alcuni anche voluminosi, allegati sono stati presentati da vari testimoni. Ne è venuto fuori un imponente dossier che, a suo tempo, sarà inoltrato alla Sacra Congregazione per le Cause dei Santi.

Trascrizione dei verbali

Il P. Onorato Marcucci, con P. Pio nella foto, fu il primo testimone a essere interrogato.

In primo luogo è necessario preparare il transunto. Secondo il n. 31 delle Normae emanate il 7 febbraio 1983 dalla predetta Sacra Congregazione, l’originale degli atti deve rimanere nell’archivio della curia diocesana; mentre a Roma deve essere inviato, fedelmente trascritto, collazionato con l’originale e debitamente autenticato, il transunto in duplice copia. Una copia, che sarà conservata nell’archivio della Sacra Congregazione, deve essere fatta con inchiostro (nastro) indelebile, mentre l’altra, che deve servire come “copia pubblica” ad uso degli studiosi della Causa, può essere fatta con macchina Xerox o simile.

Forse non è inutile accennare al modo come il transunto viene preparato. Alla presenza del giudice e del promotore della fede, il notaio attuario e il notaio aggiunto procedono alla collazione (confronto) del transunto. Mentre uno legge l’originale, l’altro confronta il transunto, cioè la trascrizione di tutti i verbali e documenti allegati. Se riscontra qualche errore, il notaio deve correggerlo, mettendo a margine della pagina: Ego correxi, ego delevi, ego addidi, ed apponendo la sua sigla. Nel caso che incontra qualche pagina in bianco (tutta o in parte), deve annullarla con una linea e col timbro della curia, scrivendo tota alba e apponendo la sua sigla.

L’indefesso lavoro della Commissione storica

In secondo luogo, è necessario portare a termine il lavoro della Commissione Storica, che è ancora agli inizi. Già altre volte ho illustrato il compito di questa commissione così importante in ogni Causa di beatificazione. Qui ne riassumo i termini con una breve nota esplicativa.

Costituita il 4 giugno 1983, la Commissione Storica si è messa subito all’opera; ma, date le difficoltà e la mole della documentazione da esaminare, il suo lavoro, come appena detto, è ancora agli inizi. Compito della Commissione e quello di raccogliere tutti gli scritti, editi e inediti, del servo di Dio e tutte le fonti scritte che in qualunque modo possono riguardare la Causa. I documenti raccolti devono essere corredati da una presentazione critica, che ne illustri il contenuto e l’importanza. Inoltre, al termine delle ricerche, i periti o membri della Commissione devono redigere una relazione sul lavoro compiuto. Infine devono aggiungere un giudizio sulla personalità morale del servo di Dio. Terminato tutto il lavoro, devono essere chiamati dal Tribunale come testi d’ufficio, per deporre sulla completezza delle ricerche e sull’autenticità e integrità della documentazione raccolta.

 Anche questo lavoro, poi, deve essere tutto trascritto in duplice copia come il transunto dei verbali.

Soltanto allora il transunto completo degli atti del tribunale e delle ricerche della Commissione Storica potrà essere trasmesso a Roma, presso la competente Sacra Congregazione per le Cause dei Santi.

Il nuovo anno, dunque, ci porta una buona notizia; ma, nel contempo, ci ricorda che l’iter della causa del nostro venerato Padre Pio non è ancora terminato. Sono convinto che, con l’aiuto di Dio, anche il restante lavoro sarà ultimato.

Ed allora, con cuore giubilante, non mancherò di darne tempestivo annuncio a tutti i devoti e gli spirituali del Padre amato.

Da “Voce di Padre Pio” (Anno XVII N. 1 Gennaio 1986 pp. 3-4)

(Fonte: Voce di Padre, Anno LIII – n. 3 – Marzo 2022)

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