La visita apostolica di mons. Felice Bevilacqua del 1927

Nella seconda metà degli anni ‘20 a San Giovanni Rotondo il clima era tesissimo. In questo frangente, il paese garganico divenne pure oggetto di importanti visite apostoliche.

di Marianna Iafelice

Nella seconda metà degli anni ‘20 a San Giovanni Rotondo il clima era tesissimo, erano quelli «anni turbolenti, tormentati, maledetti», per usare le parole di P. Alessandro da Ripabottoni, che rincarava la dose quando scriveva che quelli furono momenti «carichi di accuse e contro accuse, di minacce verbali e a mano armata, di esplosioni collettive contro i creduti persecutori di Padre Pio e la famiglia cappuccina».

In questo frangente, il paese garganico divenne pure oggetto di importanti visite apostoliche, che però non si concentrarono su Padre Pio bensì ebbero come fulcro dell’indagine il clero locale e l’operato di mons. Pasquale Gagliardi. Si tratta delle visite di mons. Bevilacqua prima e di mons. Bruno dopo.

Brunatto negli anni ’50

In questa vicenda però, non manca ancora una volta, pure il nome di Emanuele Brunatto. All’epoca infatti era da poco stato pubblicato il suo libro su Padre Pio, un volume che nonostante l’importante riscontro di pubblico, finì immediatamente all’Indice, nella lista dei libri proibiti. Fu proprio in quei giorni infatti, mentre l’editore Berlutti colpito dal successo del volume tentava di convincere l’autore a pubblicare una seconda edizione, che Brunatto fu inviato da don Orione a recarsi al Vicariato di Roma, dove era atteso per un colloquio con mons. Felice Bevilacqua, all’epoca addetto alla disciplina del clero.

Mons. Bevilacqua trovandosi di fronte Brunatto, sotto il sigillo del segreto, lo mise al corrente di aver ricevuto la nomina per condurre una visita apostolica a San Giovanni Rotondo, e che dunque, per questo motivo, chiedeva anche la sua collaborazione in qualità di coadiutore privato. Il mandato di mons. Bevilacqua infatti, si sarebbe dovuto svolgere in due fasi: inizialmente le indagini si sarebbero dovute concentrare esclusivamente sul clero di San Giovanni mentre nel secondo step si sarebbero dovute soffermare sul clero diocesano.

Mons. Bevilacqua quindi, con le sue esplorazioni avrebbe dovuto accertare per conto delle autorità vaticane se tutte le accuse e le denunce pervenute a Roma nei confronti sia dei canonici che dell’Arciprete, corrispondessero alla effettiva verità, perché se così fosse stato, diventava evidente comprendere pure il motivo degli atteggiamenti persecutori nei confronti di Padre Pio.

P. Pio in una rarissima foto verso la fine degli anni ’20 con alcuni confratelli.

Agli inizi della primavera del 1927, mons. Bevilacqua accompagnato dall’attuario P. Alfredo Quattrino dei padri dottrinari, si recò a San Giovanni Rotondo, dove la «piccola comitiva inquisitrice», come la definì Giuseppe Pagnossin, scelse di alloggiare presso la casa di Maria Pyle, l’americana. Dal 26 marzo al 5 aprile, le delicate indagini furono svolte dal Visitatore in maniera discreta e riservata, tanto che in paese pochi si accorsero di quanto stava accadendo. Ricordava Brunatto che: «All’entrata del paese, una magnifica volpe rossa, abbagliata dai fari, si immobilizzò davanti alla vettura obbligandola ad arrestarsi», tanto che Brunatto esclamò: «Ecco il simbolo della clientela che ci attende, Monsignore». Il delicato compito di mons. Bevilacqua consisteva nel riuscire a documentare i fatti gravi e scandalosi, che venivano attribuiti ai canonici e all’arciprete del paese, bisognava dunque «far crollare il castello onde costringere le “volpi” ad uscire allo scoperto […]». Il “castello” di menzogne citato da Pagnossin, era costituito da una serie cospicua di controdenunce fatte pervenire alle autorità, sia civili che ecclesiastiche, rispetto a quelle presentate in Vaticano da Francesco Morcaldi ed Emanule Brunatto in difesa di Padre Pio. E sebbene Bevilacqua avesse ormai chiaro il quadro della situazione, con prove schiaccianti riguardanti le manovre ordite dal clero del paese contro il Frate stigmatizzato, decise che bisognava andare ancora più a fondo ed effettuare un lavoro di indagine completo che non lasciasse aperto nessun dubbio: «La dolorosa verità dovrà apparire nella sua piena luce […]» — scriveva in un promemoria indirizzato al card. Sbarretti il 5 maggio — «carte in tavola ed ognuno assuma la responsabilità civile di quello che dice».

Terminata l’estate, il Visitatore dopo essere stato nuovamente a San Giovanni Rotondo, si trasferì a Napoli per riuscire a coordinare al meglio tutti gli elementi della vicenda, ma soprattutto per iniziare a stendere la relazione conclusiva. Il 15 dicembre 1927, mons. Bevilacqua finalmente riuscì a ottenere pure dalla Segreteria di Stato pieni poteri per condurre così ulteriori indagini senza alcuna possibilità di equivoci; il card. Gasparri infatti, dichiarava che mons. Bevilacqua da quel frangente era munito «di tutte le facoltà necessarie ed opportune, ordinando a chiunque, anche costituito in dignità… di prestarsi a quanto potrà richiedere».

Mons. Pasquale Gagliardi, il vescovo di Manfredonia che fu nemico di P. Pio.

Nel contempo il cardinale Prefetto del Concilio stava iniziando pure le pratiche per agire nei confronti dell’arcivescovo Gagliardi che, durante l’estate però, non era stato affatto inerme dal momento che si era rivolto persino all’autorità civile pur di sottolineare i molteplici dispiaceri subiti a causa di Padre Pio. Ma a questo punto, proprio mentre sarebbe dovuta arrivare quella che è stata definita «l’azione conclusiva e decisiva», per porre fine ad anni di accuse e fraintendimenti, tutta la vicenda subì una battuta d’arresto. All’improvviso infatti, mons. Bevilacqua, senza spiegazioni venne esonerato dall’incarico mentre la Sacra Congregazione Concistoriale, il cui segretario era il card. De Lai, nominò mons. Giuseppe Bruno nuovo visitatore apostolico, per proseguire quanto già iniziato.

Mons. Bruno arrivò a San Giovanni Rotondo il 10 luglio del 1928, circa un mese prima che P. Raffaele da Sant’Elia fosse nominato nuovo guardiano del convento. E fu in quei giorni che ebbe inizio un’altra storia.

(Fonte: Voce di Padre Pio, 10-2021)

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