Lo chiamava “Barbablù”

Il linguaggio di Padre Pio nei confronti del Demonio.

di Marianna Iafelice (07/2021)

Padre Pio amava il chiaroscuro e così, mentre chiamava Gesù il «Divino artista», gli opponeva, parlando del demonio, il «principe delle tenebre».

Pur nella sua drammaticità, Padre Pio descriveva il rapporto del Bene con il male come un gioco di forze che ebbe inizio sin dall’infanzia come, raccontò a Nina Campanile, sebbene con estrema reticenza, quando descrisse gli attacchi frequenti e implacabili subiti dal maligno già prima del suo ingresso in noviziato: «Il solo ricordo di quella lotta intestina, che allora si andava svolgendo dentro di me, mi fa agghiacciare il sangue nelle vene, e ormai sono trascorsi o stanno per trascorrere venti anni».

P. Tarcisio da Cervinara (nella foto a lato con P. Pio) sottolineava quanto le pagine dell’Epistolario fossero indicative per cogliere la nomenclatura «assai nutrita» e «pluriforme» utilizzata per definire il maligno che, nelle sue lettere diventava: «baffone», «baffettone», «brutto cosaccio», «brutto animalaccio», «barbablù», «apostata infame», solo per citare alcuni epiteti.

Il duello tra Padre Pio e l’«insediatore maligno», fu una battaglia «senza tregua e senza risparmio di colpi», come fece intendere chiaramente a padre Benedetto il 29 novembre del 1910, quando sfogandosi disse: «Il nemico è talmente arrabbiato che non mi lascia quasi un momento in pace, guerreggiandomi in vari modi».

Una battaglia che sarebbe proseguita per tutta la vita, e che, con il suo arrivo a San Giovanni Rotondo assunse connotazioni ancora diverse, infatti come scrisse Marco Tosatti questa lotta «continua, quotidiana, durissima, anima per anima» con il concorso di uomini di chiesa, fu tutta indirizzata, da parte del nemico ad attentare alla sua credibilità. A quell’angelo di un tempo che era decaduto, diventando creatura malvagia e perfida, Padre Pio però riconosceva grande intelligenza, molto superiore a quella degli uomini, per quanto dolorosamente fosse un’intelligenza pervertita e degenerata nella malvagità.

Ed è proprio padre Tarcisio che ricorda un episodio in particolare, quando cioè Padre Pio sperimentò tale subdola perfidia. Un giorno mentre era intento a confessare gli uomini, il Frate stimmatizzato, vide entrare nel confessionale un uomo raffinato, dai modi estremamente garbati e gentili, che dopo essersi inginocchiato iniziò a palesare ogni genere di peccato contro Dio, il prossimo e la morale. Padre Pio rimase colpito da una cosa in particolare, che raccontò a padre Tarcisio: «Per tutte le accuse, dopo la mia riprensione, fatta adducendo come prova la parola di Dio, il Magistero della Chiesa, la morale dei santi, questo enigmatico penitente controbatteva le mie parole giustificando, con estrema abilità e con ricercatissimo garbo, ogni genere di peccato, svuotandolo di qualsiasi malizia e cercando allo stesso tempo di rendere normali, naturali, umanamente indifferenti tutti gli atti peccaminosi». Insomma tutta quella serie di peccati che Padre Pio definì «moralmente tanto sporchi e rozzi da toccare il fondo della più stomachevole cloaca», venivano da questo signore “smontati” della loro gravità con «abile sottigliezza e con ovattata malizia», cosa che impressionò non poco il Frate che, iniziò così a porsi domande. Ma mentre Padre Pio elaborava questi pensieri, non smetteva di fissarlo in volto, tentando di decifrare qualche indizio tra le pieghe del suo viso. Poi, a un certo punto, il Frate, «per una luce interiore vivida e fulgida», comprese chiaramente ogni cosa per cui imperioso esclamò: «Dì viva Gesù! Viva Maria!», ma non appena ebbe pronunciati questi nomi quell’essere sparì «in un guizzo di fuoco lasciando dietro di sé un insopportabile e irrespirabile fetore».

Padre Pio a coloro che a lui si rivolgevano, ai figli spirituali, sia fuori che dentro il confessionale, inculcava loro di restare sempre vigilanti per allontanare tutti i sotterfugi escogitati dal nemico, ma questo, ripeteva loro, poteva avvenire solo ravvivando costantemente la fede, che doveva essere incrollabile, al fine di conseguire la vittoria finale contro il male.

Negli anni in cui è stato accanto a Padre Pio, un suo confratello, P. Pellegrino Funicelli (nella foto a lato con P. Pio) sembrò quasi voler partecipare a questo gioco, a questa lotta contro il male, infatti, molteplici furono i loro confronti- scontri. Il giovane confratello infatti spesso sfacciatamente gli chiedeva: «Ma secondo lei che cosa ci vuole di più per salvarci l’anima?», e Padre Pio, con pazienza paterna e talvolta anche un po’ canzonatoria, gli spiegava che per operare la nostra salvezza «oltre che rispettare il decalogo e i precetti della Chiesa» bisogna avere quella che lui definiva «una fede molto viva e molto coraggiosa», bisogna cioè essere pronti a «farci guidare dagli slanci di questa fede… bisogna essere più timorosi di tradire l’Amore che le leggi». Infatti, per Padre Pio era fondamentale «quel granellino di fede che sposta le montagne», o meglio da quello che in dialetto chiamava: «nu zecchille de fede», per questo, discutendo con padre Pellegrino lo definiva «vecchie rimbambite a 25 anni», perché gli diceva «tu come tanti altri nella Chiesa di Dio fai la parte di chi straccia sempre e non cuce mai! […] Se i giovani vogliono fare qualcosa di originale e di buono nella vita, devono farsi guidare dall’ardore della fede». E alle rimostranze di padre Pellegrino che proprio non accettava di essere uno che «stracciava» e «non cuciva», si arrabbiava. Ciò accadeva quando il giovane frate, abusando delle parole del Vangelo, cercando di giustificarsi, gli diceva che il più veniva dal maligno. Allora, Padre Pio gli rispondeva, con la pacatezza a cui tornava dopo il rimprovero categorico: «Ebbene, in questo caso, se proprio vuoi usare in parte quelle parole, devi dire che il di più viene dallo Spirito Santo, non dal maligno». Per lui infatti, la fede andava vissuta totalmente, in quanto riteneva che fosse «troppo poco mettersi a vivere il cristianesimo con il metro in mano».

I suoi figli spirituali questo, piano piano, lo avevano imparato, sapevano bene che per Padre Pio era necessario che ognuno cominciasse il suo percorso di fede con sante intenzioni, continuasse con costanza e finisse «per la gloria di Dio e per la salvezza dell’anima propria e altrui».

(fonte: vocedipadrepio.com)

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