Il card. Mindszenty, la bilocazione di Padre Pio e la Messa in cella

Primate d’Ungheria dal 1945, il cardinale József Mindszenty venne arrestato dal regime comunista che lo torturò e umiliò in tutti i modi. Nei suoi otto anni in prigione, l’oggi venerabile ricevette la visita in bilocazione di san Pio da Pietrelcina, che gli portò in cella l’occorrente per celebrare l’Eucaristia e confermò poi il fatto al commendatore Angelo Battisti.

di Wlodzimierz Redzioch (15-06-2021)

Il giorno della festa del Cuore Immacolato di Maria, sabato 12 giugno 2021, alle 17, monsignor Ferenc Cserháti, vescovo ausiliare dell’arcidiocesi di Esztergom-Budapest e vescovo incaricato dalla Conferenza episcopale ungherese per la pastorale degli ungheresi all’estero, membro del Consiglio della Fondazione Mindszenty, ha celebrato una Santa Messa per impetrare la beatificazione del venerabile cardinale József Mindszenty (1892-1975). L’Eucaristia è stata celebrata in un luogo simbolico: la cella del carcere di Budapest, per anni luogo di detenzione dell’allora primate d’Ungheria.

Il ven. card. Mindszenty

Vale la pena ricordare questa vittima del regime comunista e testimone di Cristo nei tempi del totalitarismo anticristiano. József nacque il 29 marzo 1892. Il 3 marzo 1944 fu nominato vescovo di Veszprém e il 2 ottobre 1945 fu promosso arcivescovo di Esztergom e primate d’Ungheria. Papa Pio XII lo elevò al rango di cardinale nel concistoro del 18 febbraio 1946 concedendogli come titolo la storica chiesa romana di Santo Stefano al Monte Celio. Il 26 dicembre 1948 fu arrestato, imprigionato, torturato, umiliato in tutti i modi e anche drogato. In questo modo i suoi aguzzini riuscirono a spingerlo a confessare di aver cospirato contro il regime. Sfinito fisicamente, sottoscrisse l’accusa di cospirazione tesa a rovesciare il governo, ma ebbe la lucidità di porre in calce la sigla C.F. (coactus feci, ossia “firmai perché costretto”).

Dopo un processo-farsa, nel 1949 fu condannato all’ergastolo. Per otto anni rimase in carcere e agli arresti domiciliari. La detenzione e i trattamenti riservati al primate d’Ungheria scioccarono l’opinione pubblica occidentale e furono l’ennesima prova del carattere antireligioso e disumano dei regimi comunisti. Ma per anni non si poté far niente per aiutarlo: finalmente venne liberato durante l’insurrezione popolare anticomunista del 1956, quindi si rifugiò nell’ambasciata statunitense di Budapest dove rimase fino al 1971, quando lasciò l’Ungheria per recarsi in Vaticano. Era fortemente contrario all’Ostpolitik della diplomazia vaticana capeggiata da monsignor Agostino Casaroli. Anche per questo motivo si trasferì a Vienna dove morì per un attacco cardiaco il 6 maggio 1975. Con la caduta del comunismo nel 1991 la sua salma è stata traslata nella cattedrale di Esztergom (Esztergom, in italiano Strigonio, è la sede del primate d’Ungheria). Il 12 febbraio 2019 papa Francesco ha riconosciuto le virtù eroiche di Mindszenty e pertanto lo ha dichiarato venerabile.

La cella in cui fu rinchiuso il card. Mindszenty e dove riceveva le visite che P. Pio gli faceva in bilocazione.

Non tutti sanno che la cella della detenzione del cardinale Mindszenty fu luogo di un evento straordinario: la bilocazione di san Pio da Pietrelcina. Questo fatto viene raccontato da Stefano Campanella, direttore di Tele Radio Padre Pio, nel libro Padre Pio. La sua chiesa, i suoi luoghi, tra devozione, storia e opere d’arte (Edizioni Padre Pio da Pietrelcina), che narra i ricordi dello stretto collaboratore del santo, Angelo Battisti.

Ecco la storia:

«Il commendator Angelo Battisti, che lavorava in Vaticano, seppe confidenzialmente da un sacerdote di Budapest che, in quegli otto anni di prigionia e di torture, il card. Mindszenty fu visitato da Padre Pio, che gli portò in cella l’occorrente per celebrare la santa Messa, gliela servì, poi si trattenne a parlare un po’ con lui e alla fine scomparve con quanto aveva portato. Lo stesso sacerdote pregò Battisti, che era diventato amministratore di Casa Sollievo della Sofferenza, di chiedergli una conferma. Il dipendente della Santa Sede rimase scosso da quanto aveva appreso e voleva assecondare la richiesta del suo confidente, ma quando successivamente incontrò Padre Pio, non osò mai accennare alla questione, per il timore di essere cacciato “a male parole”. Quel timore, ogni volta, gli faceva dimenticare di porre la domanda, sempre programmata alla fine del colloquio. Finché una sera del marzo del 1965, a distanza di tanti anni, dopo aver affrontato le questioni relative all’ospedale di San Giovanni Rotondo, pur non avendo minimamente in mente il nome e la questione di Mindszenty, Battisti chiese a bruciapelo: “Padre, il cardinale Mindszenty ha riconosciuto Padre Pio?”. Il Frate si adirò e lo trattò male. L’interlocutore si difese: “Padre, lei legge nei pensieri e sa bene che non era nelle mie intenzioni d’importunarla su questo argomento, sa che non sono mosso da curiosità, ma che Dio, per la sua gloria, in questo momento mi ha messo sulle labbra ciò che avrei voluto chiedere da tempo”. Queste parole fecero mutare repentinamente e radicalmente Padre Pio che, con dolcezza, rispose: “Che diamine, ci siamo visti e ci siamo parlati, vuoi che non mi abbia riconosciuto?”. Poi si fece mesto e soggiunse: “Il diavolo è brutto, ma lo avevano ridotto più brutto del diavolo!”. E concluse: “Ricordati di pregare per questo grande confessore della fede, che ha tanto sofferto per la Chiesa”».

[…]

(Fonte: LaNuovaBQ)


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