Lo scambio dei cuori

Nel dono mistico della fusioni dei cuori, il Signore unisce il proprio cuore con quello di un’anima.

Lo scambio dei cuori

di P. Luciano Lotti ofm capp.

Una delle caratteristiche delle lettere di Padre Pio è che sono spesso strutturate in modo da contrapporre l’azione del demonio (descritta generalmente nella prima parte) a quella del Signore. Un esempio concreto è proprio la lettera che il 18 aprile 1912 scrive da Pietrelcina.

“Fui visitato da quei cosacci…”

La descrizione è vivida: «Fui visitato da quei cosacci, che mi picchiavano in un modo così barbaramente, che ritengo come grazia ben grande l’aver potuto sopportare ciò, senza morirne».

Un testo così intenso pone delle domande prima di tutto sulla forma letteraria usata da Padre Pio. Notiamo quel termine “cosacci” per descrivere il demonio che Padre Pio ha cominciato a usare dal febbraio del 1912; come mai usi questa parola è difficile da capire, va notato solo che questo termine è presente in tre lettere di Gemma Galgani, indirizzate a P. Germano tra il giugno e il luglio del 1902.

Il vero e legittimo interrogativo è quello riguardante l’agire del demonio; Padre Pio afferma di essere stato picchiato barbaramente. È proprio così o è una forma letteraria utilizzata per descrivere una tentazione diabolica molto forte? Nel libro Beata te, Pietrelcina (1994)¸ dove raccoglie le sue ricerche tra i coetanei di Padre Pio, P. Lino Barbati scrive: «Alle volte, il fracasso era talmente… indiavolato da destare anche quelli del vicinato, che non riuscivano a dormire: a notte alta (l’una, le due) erano costretti ad uscire di casa, forse anche per osservare ciò che gli stava succedendo». E aggiunge la testimonianza di Lucia Iadanza: «I suoi genitori riferiscono che alla casa del Castello trovavano tutto buttato per l’aria: materasso, sedia, letto e il figliuolo stremato di forze. Alla vista di questo disordine domandavano con chi avesse litigato, e lui: “Sono stati quei cosacci”».

Se aggiungiamo le numerose testimonianze di fenomeni simili avvenuti successivamente, possiamo con una certa oggettività sostenere che effettivamente Padre Pio descriva in questo brano delle vere e proprie aggressioni diaboliche. È chiaro che tutto ciò era permesso da Dio, nasce allora il vero interrogativo delle nostre riflessioni al quale cercheremo di rispondere (per quanto possibile) al termine dell’analisi di questo brano: come mai il Signore permette al demonio di operare in questa maniera?

Le consolazioni di Gesù

Siamo così alla seconda parte di questo brano; la scena cambia completamente, Gesù interviene e riempie di gioia Padre Pio. Seguiamo il testo: «Ma il buon Gesù, che permise a barbablù di trattarmi in tal modo, non mancò dopo di consolarmi e fortificarmi nello spirito». A queste parole seguirà la descrizione di una particolare esperienza mistica, ma noi fermiamo l’attenzione su questo chiaroscuro descritto da Padre Pio: da una parte l’azione malevola del demonio, dall’altra le consolazioni e le gratificazioni del Signore.

Nel mezzo l’uomo, questo giovane sacerdote già provato dalla malattia, che sta mettendo insieme i pezzi della sua esistenza e viene sottoposto all’azione disgregante del demonio. Per un attimo re- sta solo, deve resistere, deve dare una risposta che nasca esclusivamente dalla sua fede. Non dobbiamo mai dimenticare che nei Vangeli i fenomeni straordinari sono “segni”, non servono cioè a suscitare curiosità o a risolvere i nostri problemi, ma nascono per accompagnare la fede e dirci qualcosa. La situazione di Padre Pio – sebbene per le circostanze molto lontana da noi – in realtà è emblematica di tante situazioni in cui le ambiguità che nascono dal peccato aggrediscono letteralmente la nostra vita. Viviamo in una cultura in cui i bisogni dell’uomo vengono estremizzati a divinità; non si può dire di no, anzi la società deve difendere anche le più basse deviazioni morali in nome della libertà individuale.

Sono pienamente d’accordo quando si invita a rispettare nei nostri giudizi la libertà di ciascuno, non possiamo quindi imporre delle scelte etiche a chi vuole comportarsi diversamente (sempre che non venga lesa la libertà degli altri). Nello stesso tempo, però, va ricordato al cristiano che questo non lo autorizza a vivere quella libertà disordinata più volte condannata soprattutto dall’apostolo Paolo; il demonio tenta di sovradimensionare il nostro uso della libertà, la lotta contro la tentazione è una realtà aggressiva così come la violenza fisica subita da Padre Pio. Tutto questo però esige una risposta di fede, quella fede che è virtù teologale, frutto cioè della presenza dello Spirito Santo nella nostra vita.

Tornando al nostro interrogativo, ci sembra di poter dire che il Signore permette questa e tante altre azioni terrificanti del demonio nei confronti di Padre Pio, per assicurarci che comprende la nostra debolezza e la fatica del nostro cammino, ma anche per mostrarci che dopo il momento della prova Lui riempirà di gioia il nostro spirito: «Li ha saggiati come oro nel crogiuolo e li ha graditi come l’offerta di un olocausto» (Sap 3, 6).

L’intimità divina

Il Signore non si ferma a questo, vuole offrirci un quadro completo di quello che avviene nel nostro spirito quando gli siamo fedeli. Così Padre Pio diventa modello di quello che avviene in noi. Dopo una notte insonne, finalmente può accostarsi all’Eucarestia e al termine della Messa avviene il prodigio:

«Oh quanto fu soave il colloquio tenuto col paradiso in questa mattina! Fu tale che pur volendomi provare a voler dir tutto non lo potrei; vi furono cose che non possono tradursi in un linguaggio umano, senza perdere il loro senso profondo e celeste. Il cuore di Gesù e il mio, permettetemi l’espressione, si fusero. Non erano più due cuori che battevano, ma uno solo. Il mio cuore era scomparso, come una goccia d’acqua che si smarrisce in un mare. Gesù n’era il paradiso, il re. La gioia in me era sì intensa e sì profonda, che più non [mi] potei contenere; le lacrime più deliziose mi inondarono il volto».

Viene qui descritto un fenomeno presente anche in santa Caterina da Siena e in santa Teresa di Gesù, quello dello scambio dei cuori, altrimenti descritto come fusione dei cuori. Lascio alla lettura integrale del testo per comprendere, almeno in parte, la gioia profonda provata da Padre Pio e anche per precisare che – come lui stesso dice – ci troviamo di fronte a un fenomeno non semplice da descrivere e da percepire. Restiamo, però, nel discorso del segno, cioè di quello che Gesù vuole mostrarci attraverso Padre Pio. Il cuore nel linguaggio comune è il luogo dei sentimenti e della volontà. Spesso si contrappone il cuore alla mente che è il luogo dell’intelletto e in qualche modo della freddezza; si dice che quando si vuole operare bene occorre agire sia con la mente che con il cuore concordando questi due elementi: l’intelletto e la volontà, la logica e il sentimento.

Abbiamo qui un evento descritto plasticamente: il cuore di Gesù e quello di Padre Pio diventano una cosa sola, al punto che Gesù diventa il paradiso, il re. Possiamo immaginare, allora, che l’intelletto che deve illuminare verso il bene venga in qualche modo attratto da questa presenza straordinaria per cui Gesù diventa il suo punto di riferimento: mente e cuore vengono unificati da questo re. Padre Pio ci sta offrendo un’immagine concreta di cosa sia l’obbedienza cristiana alla legge di Dio: non una schiavitù, una sottomissione che ci limita e ci degrada, ma l’accoglienza e l’unione con Cristo. «Sono stato crocifisso con Cristo – afferma Paolo – e non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me» (Gal 2, 20).

Padre Pio parla di una gioia indescrivibile, vive in concreto quello che Gesù stesso ci ha promesso nel vangelo di Giovanni: «Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Questo vi ho detto perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena» (Gv 15, 10-11).

Padre Pio ci mostra un prodigio, non solo un evento straordinario legato alla sua persona, ma quel prodigio che avviene in ciascuno di noi attraverso il battesimo: la nostra obbedienza ci lega a Cristo e con Gesù entriamo in comunione con la Trinità.

(Fonte: Voce di Padre Pio, 10-2020)


Raccolta fondi straordinaria dal 19 al 26 febbraio 2021

Carissimi devoti e figli spirituali di Padre Pio,

ci è giunta una richiesta d’aiuto economico da parte di una famiglia che deve far fronte ad alcune spese entro la fine del mese

Come sempre la nostra redazione ha dato quanto poteva, ma da sola non è sufficiente.

Vi chiediamo di aiutarci ad aiutare questa famiglia in difficoltà, o almeno di dire una preghiera affinché possa riuscire a far fronte alle spese in scadenza.

Vi ringraziamo per il vostro aiuto (sia materiale che spirituale) da parte di quella famiglia, anche da parte nostra, e vi ricordiamo che ogni giorno — in modo particolare la domenica — preghiamo per le intenzioni dei benefattori del nostro blog e di nostri amici e fratelli che domandano il nostro aiuto.

Che il Signore, per intercessione di San Pio da Pietrelcina, vi ricompensi 100 volte tanto in questa e nell’altra vita!

PS: Per chi volesse avere maggiori informazioni ci scriva qui.

Cliccare sull’immagine per le donazioni.

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