Il ruolo di Giovanni Paolo II nella canonizzazione di Padre Pio

Giovanni Paolo II desiderava ardentemente essere proprio lui il Papa della canonizzazione di Padre Pio: raccomandò ai vari dicasteri di sbrigarsi, ma senza scorciatoie.

di Stefano Campanella

Quando il card. Karol Wojtyla fu eletto papa, il 16 ottobre 1978, l’iter per avviare la Causa di beatificazione e canonizzazione di Padre Pio era bloccato dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, che non concedeva il suo nulla osta a quella delle Cause dei Santi. L’arcivescovo di Manfredonia, mons. Valentino Vailati, e i due frati cappuccini delegati, fr. Gerardo Di Flumeri e fr. Lino Barbati, erano impegnati a «raccogliere altre testimonianze» e a compiere «studi più approfonditi sui punti ritenuti più controversi della vita del venerato Padre, come la sua obbedienza e la sua purezza».

Padre Gerardo Di Flumeri, instancabile vice-postulatore della causa di Padre Pio, con Giovanni Paolo II

Pochi mesi dopo l’inizio del pontificato di Giovanni Paolo II, il postulatore generale dell’Ordine, P. Bernardino da Siena, inviò una lettera al nuovo Papa per chiedere «che si iniziasse quanto prima il processo cognizionale sulla vita e le virtù del Padre Pio, per motivi giuridici ed etici. Motivi giuridici: ne pereant probationes et testimonia. Motivi etici: a restituire onorabilità alla personalità del Servo di Dio, praticamente infangata e di strutta dai numerosi interventi del S. Uffizio e dalle reticenze dell’odierna Congregazione per la Dottrina della Fede». L’illustre destinatario «si interessò subito al caso».

Nel mese di marzo del 1980, mons. Vailati consegnò altri 54 documenti alla Congregazione delle Cause dei Santi. Poi scrisse anche lui al Santo Padre, chiedendo il suo «intervento personale» per la concessione dell’atteso nulla osta. Il Pontefice si attivò nuovamente «per un’equa e rapida soluzione della questione». Così l’11 novembre la Congregazione per la Dottrina della Fede diede il suo parere positivo, che sbloccò la situazione. L’inchiesta diocesana cominciò il 20 marzo 1983 e si concluse il 21 gennaio 1990 con la produzione di 104 volumi di “atti istruttori”, che dovevano essere esaminati nella fase vaticana della Causa.

Quando l’arcivescovo polacco Edward Nowak, segretario della Congregazione delle Cause dei Santi dal 1990, incontrava Giovanni Paolo II, la prima domanda era sempre la stessa: «A che punto stiamo con la causa di Padre Pio?». Anche la risposta era pressoché identica: «Padre Santo, da San Giovanni Rotondo, dalla diocesi di Manfredonia, ci hanno mandato due scaffali di documenti, cioè 104 volumi del processo. Se la vostra Santità mi autorizza a bruciare tre quarti, andiamo domani alla beatificazione e alla canonizzazione». Ma, ogni volta, il Papa replicava: «No, no, studiatele bene, studiatele bene queste carte».

Mons. Edward Nowak con Giovanni Paolo II

«Lui – spiegò successivamente mons. Nowak – è sempre del pensiero di fare tutto in maniera molto molto dettagliata perché questo giova anche alla figura stessa (del Servo di Dio n.d.a.) così che si chiariscono tutti i dettagli della vita, così non ci saranno difficoltà, critiche o altre voci, così possiamo andare sicuri alla beatificazione e alla canonizzazione». Insomma l’indicazione era: fare presto, ma senza scorciatoie. Per questo il Pontefice non premeva solo su mons. Nowak.

Nel novembre del 1996 la Segreteria di Stato scrisse alla Congregazione delle Cause dei Santi una lettera, nella quale manifestava il desiderio di Sua Santità di accelerare la Causa di beatificazione del Servo di Dio. Pertanto prescrisse che, «entro il 15 dicembre di quell’anno, la Postulazione consegnasse tutto il lavoro fatto, a quella data, anche se incompleto, pur continuando a portarlo a termine nei mesi seguenti». Obbedienti alla superiore volontà, la Postulazione sistemò nel modo migliore il lavoro già pronto e il postulatore generale dei Cappuccini, P. Paolino Rossi, consegnò già il 5 novembre alla Congregazione delle Cause dei Santi i primi cinque tomi della Positio, la sintesi in “appena” 7.000 pagine dei 104 volumi scaturiti dall’inchiesta diocesana.

Il 19 dicembre questa ponderosa documentazione venne affidata ai Consultori della Congregazione delle Cause dei Santi insieme alla relazione preparata dal relatore, il conventuale P. Cristoforo Bove. Questa relazione avvalorava e, per certi aspetti, completava il lavoro della Postulazione, essendo stata scritta dopo l’esame dei 23 contenitori relativi al Servo di Dio rinvenuti presso l’archivio della Congregazione per la Dottrina della Fede. Nel frattempo fu completata la Positio.

Mons. Valentino Vailati, arcivescovo di Manfredonia, e P. Gerardo Di Flumeri, vice-postulatore, chiudono ufficialmente il processo diocesano per la causa di beatificazione di Padre Pio da Pietrelcina.

Così il 18 dicembre 1997, nella sala del Concistoro del Vaticano, alla presenza del Pontefice, venne proclamato il decreto sulla eroicità delle virtù di Padre Pio in cui si afferma che il Servo di Dio, «libero dalle vanità del mondo e infiammato d’amore per Gesù Cristo, si conformò a Lui nella immolazione di sé per la salvezza del mondo» e si attesta che, «acceso dall’amore di Dio e dall’amore del prossimo, Padre Pio visse in pienezza la vocazione a contribuire alla redenzione dell’uomo, secondo la speciale missione che caratterizzò tutta la sua vita. Attuò questo programma con tre mezzi: mediante la direzione delle anime, mediante la riconciliazione sacramentale dei peccatori, mediante la celebrazione della Santa Messa».

La meta più ardua era stata raggiunta. Fu, poi, molto più facile far approvare il miracolo ottenuto dalla salernitana Consiglia De Martino, che rese possibile la beatificazione del Cappuccino stigmatizzato, proclamata da Giovanni Paolo II il 2 maggio 1999, e quello che riguardò il piccolo Matteo Pio Colella di San Giovanni Rotondo, grazie al quale il Papa polacco, il 16 giugno 2002 poté finalmente dire al mondo intero: «Con l’autorità di nostro Signore Gesù Cristo, dei Santi Apostoli Pietro e Paolo e nostra, dopo aver lungamente riflettuto, invocato più volte l’aiuto divino e ascoltato il parere di molti nostri fratelli nell’Episcopato, dichiariamo e definiamo Santo il Beato Pio da Pietrelcina e lo iscriviamo nell’Albo dei Santi».

(Fonte: Voce di Padre Pio)

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