Le stimmate di San Pio secondo la scienza medica

L’indagine medica condotta dal dott. Giorgio Festa sul fenomeno delle stimmate di padre Pio, permette di accostare con obiettività scientifica e riverenza cristiana le piaghe del Santo cappuccino, e insieme ad esse svela ai lettori il suo lato umano e morale.

di Suor M. Gabriella Iannelli, FI (20-09-2020)

I medici che hanno avuto l’incarico di studiare le piaghe di san Pio sono tre: Luigi Romanelli, Giorgio Festa e Amico Bignami. Fra i tre è stato senz’altro il Festa ad essere coinvolto maggiormente nel “caso padre Pio”. Giorgio Festa era il medico curante della Curia generalizia dei Cappuccini a Roma. Il generale dell’Ordine, padre Venanzio da Lysle en Rigault, gli chiese di visitare e studiare le piaghe di padre Pio. Egli, seppur con un po’ di indecisione iniziale, lo ha fatto per tre volte: nell’ottobre del 1919, nel luglio del 1920 e nel settembre del 1925, raccogliendo poi tutte le sue relazioni e argomentazioni a difesa di padre Pio nel libro Tra i misteri di Scienza e le luci della Fede, pubblicato per la prima volta nel 1930. Dapprima scettico, dopo aver conosciuto e visitato il Santo, si rende ben presto conto di essere davanti ad un’anima privilegiata, le cui ferite, stillanti sangue vivo, non hanno nessuna spiegazione naturale. Profondamente convinto di ciò, si assume anche il dovere di difendere la verità, soprattutto nei riguardi del prof. Agostino Gemelli, di ben altra opinione.

Padre Pio con il dottor. Giorgio Festa.

Il dott. Festa studia il Santo innanzitutto dal lato psicologico e umano ed è proprio con una magistrale descrizione del profilo umano di san Pio che inizia la sua relazione. Egli scrive: «Natura semplice e molto timida, desidera sfuggire all’attenzione altrui; e gli stessi segni che porta, lungi dall’essere per l’animo suo motivo di soddisfazione, costituiscono per lui una vera sorgente di mortificazione, alla quale pare si sottoponga soltanto per spirito di umiltà. Cosicché, se io potei visitarlo, […] fu solo perché la volontà dei superiori lo piegò all’ubbidienza. Del resto una volta superato quel primo istante di contrarietà […] con moto spontaneo dolcissimo, col sorriso sulle labbra e nello sguardo, è venuto egli stesso ad incontrarmi per mettersi interamente a mia disposizione» (P. Gerardo Di Flumeri (a cura di), Le stigmate di Padre Pio da Pietrelcina. Testimonianze, relazioni, Edizioni Padre Pio da Pietrelcina, 1985, p. 186).

Dopo una descrizione delle caratteristiche fisiche di padre Pio il Festa passa alla descrizione delle sue qualità morali: «Il suo volto pallido è illuminato sempre da uno sguardo limpidissimo, dolce, sorridente. La fronte alta e spaziosa rispecchia tutta la serenità dell’animo suo e l’intelligenza della sua mente. Nella vita comune, l’ho veduto prendere parte volentieri ai discorsi e agli scherzi dei suoi compagni, ma sempre con una compostezza, con una misura e con un rispetto per tutti che desta impressione in chi lo osserva; al contrario, quando la sua conversazione si svolge su argomenti che interessino la vita dello spirito, il suo aspetto quasi si trasforma: allora i lineamenti del volto, pur conservando l’abituale dolcezza, divengono austeri; e mentre la parola fluisce dal suo labbro, sempre carezzevole e penetrante, o rimane con le palpebre socchiuse in atto di concentrazione, oppure volge lo sguardo in alto, come per raccogliere un’ispirazione. Nell’insieme la persona del padre Pio, soprattutto nei lineamenti e nello sguardo, presenta un che di così semplice, di così buono, talora anche di così infantile che inspira simpatia e desta l’impressione di una grande sincerità» (Ivi, pp. 187-188).

Nella seconda parte della relazione c’è la descrizione dell’«esame fisico del suo organismo» con il quale si appura che tutti i suoi organi sono sani, a parte qualche lieve anomalia negli apici polmonari. Nell’esame del sistema nervoso «si scorge sempre il più completo equilibrio e una armonia veramente perfetta tra le funzioni del suo sistema nervoso e le facoltà della sua mente» (Ivi, p. 190).

Poi la relazione continua così: «Nelle palme e nel dorso dei piedi e nella regione anteriore del torace sinistro presenta delle lesioni che meritano di essere particolarmente studiate. Nel palmo della mano sinistra, press’a poco in corrispondenza della metà del 3° metacarpo, presenta una lesione di forma circolare avente un diametro di poco più che 2 centimetri. Questa lesione, come tutte le altre osservate in lui, ha un colorito rosso-bruno ed è ricoperta da un’escara nerastra, la cui superficie è solcata da striature disposte in forma quasi raggiata, e risultante con ogni probabilità dal disseccamento del sangue da essa fuoriuscito […]. Con eguali caratteristiche si potrebbero descrivere le lesioni esistenti sul dorso e nella palma della mano destra. Mentre io le esamino, brevi stille di sangue gemono dal loro contorno. Per osservare anche le lesioni dei suoi piedi, io stesso lo aiuto a togliersi le calze, che noto intrise di sierosità sanguigna. Sul dorso di ambedue i piedi, e precisamente in corrispondenza della metà del 2° metatarso, rilevo qui pure una lesione circolare, di colorito rosso bruno, ricoperta da sottile escara nerastra, che ripete esattamente i caratteri di quelle descritte nelle mani: forse di queste sono un po’ più piccole e superficiali» (Ivi, pp. 193).

Fin qui le osservazioni strettamente cliniche riguardo al “paziente”. Si tratta poi di dare una spiegazione possibilmente “scientifica” alle “lesioni” osservate. Continua così, infatti, la parte finale della relazione: «Quale è ora la genesi di queste lesioni? Si tratta di prodotti patologici di cui la scienza può facilmente e con certezza affermare l’origine; o non ci troviamo piuttosto dinanzi ad un fenomeno straordinario, che le cognizioni da noi possedute non sono in grado di spiegare? […]. Esse non sono certamente il risultato di una malattia locale, né l’espressione di infermità costituzionali. Il colorito rosso-bruno che oggi hanno è quello stesso dei primi giorni in cui sono comparse [il dott. Festa osservava le ferite dopo 13 mesi dalla loro manifestazione]; la sensibilità dolorosa che allora avevano non si è per nulla attenuata, e il gemizio della sierosità sanguigna da me osservato, e che si ripete ad intervalli abbastanza frequenti, non ha per nulla modificato il ritmo con cui si manifesta. Quale è il prodotto patologico che può per tanto tempo rimanere così tenacemente stazionario, e nei caratteri che lo distinguono, e nelle manifestazioni che produce? […]» (Ivi, pp. 194-195).

La prima cosa affatto inspiegabile messa in evidenza dal dottor Festa è il fatto che queste lesioni, se fossero di origine naturale, da qualunque causa fossero prodotte, dovrebbero sottostare alla legge della cicatrizzazione: «Una volta cessata l’azione della causa vulnerante, sia essa di natura chimica o no, è pur naturale che ne debbano cessare anco gli effetti: è pur naturale che da quel momento la reazione vitale della natura provveda per proprio conto e con le proprie energie, come constatiamo in tutte le lesioni, alla riparazione progressiva del male avvenuto. Com’è dunque che le lesioni osservate nel padre Pio conservano così tenaci i caratteri e la vivacità del primo momento in cui si manifestarono?» (Ivi, pp. 195-196).

L’altra ipotesi potrebbe essere quella di gravi turbe psichiche come l’autolesionismo e l’isteria. Vediamo l’analisi scientifica e psicologica del dottor Festa anche riguardo a queste malattie mentali: «Possono i segni che si osservano in lui essere considerati come il frutto di auto-lesioni, sia pure involontarie?… Il fatto che egli ponga ogni studio perché questi sfuggano all’attenzione altrui, e che per l’animo suo costituiscono, non un motivo di soddisfazione, ma una sorgente di mortificazione, congiunto al perfetto equilibrio che ad ogni istante si rivela tra le funzioni del suo sistema nervoso e le facoltà della sua mente, induce ad escludere in modo assoluto questa ipotesi» (Ivi, pp. 196-197).

Il coscienzioso ed onesto medico esclude categoricamente anche la possibilità dell’isteria che in casi rari può comportare «alterazioni spontanee circoscritte della cute in soggetti neuropatici con perturbazioni più o meno gravi delle stesse facoltà psichiche e mentali» (Ivi, pp. 198-199); egli rileva che «tali forme costituiscono sempre l’esponente classico di un vero e proprio stato morboso, e di un profondo sconcerto delle funzioni psichiche e mentali del soggetto», mentre in padre Pio si può ammirare un perfetto equilibrio mentale e morale: «Il perfetto equilibrio che esiste tra le funzioni del suo sistema nervoso e le facoltà della sua mente; l’armonia e la coerenza che si scorge in ogni suo atto, in tutte le sue parole, la sua completa consacrazione alla preghiera, alla meditazione e al bene di coloro che lo avvicinano, anche dal punto di vista clinico, non consentono dunque in nessun modo di classificare tra questi il caso del Padre Pio» (Ivi, p. 199).

Dopo questa indagine rigorosamente scientifica il Festa conclude così la sua relazione: «Concludendo, dunque, le lesioni che il padre Pio presenta e l’emorragia che da queste si manifesta hanno un’origine che le nostre cognizioni sono ben lungi dallo spiegare. Ben più alta della ragione umana è la loro ragione di essere! E se si pensa alla bontà, alla dolcezza, alla mansuetudine del suo carattere; alla sua vita, tutta intessuta di sacrificio e di bene in favore di coloro che a lui si rivolgono; alle sue lunghe veglie di meditazione e di preghiere, non sarà allora più tanto difficile comprendere come il suo spirito possa essere divenuto un vero centro di attrazione della grazia divina e come questa abbia potuto imprimergli i segni della sua predilezione precisamente là dove nostro Signore soffrì il più duro dei martìri. Così quello che per la scienza poté sembrare un enigma, è invece spiegato dalla fede» (Ivi, pp. 200-201).

Il dott. Giorgio Festa fu il vero uomo di scienza che, dopo una metodica analisi scientifica del fenomeno delle stimmate in padre Pio, riconobbe di non poter dare una spiegazione con le categorie della medicina. Egli fu l’«uomo che, per primo, intuì l’origine soprannaturale delle stimmate del Frate Cappuccino e che, con documenti alla mano, frutto di ricerche sul campo scaturite dalle visite effettuate, cercò di dimostrarla ai molti scettici» (Francesco Guarino, Giorgio dottor Festa, medico e difensore di Padre Pio, in Studi su Padre Pio X (2/2009) 391).

Nota

1) Cf. Francesco Guarino, Giorgio dottor Festa, medico e difensore di Padre Pio in Studi su Padre Pio X (2/2009) 371-391. A p. 386 l’Autore scrive: «La molla che fece scattare Festa fu l’articolo che, nel 1924, padre Gemelli pubblicò col titolo: Le affermazioni della scienza intorno alle stimmate di san Francesco. In detto articolo Gemelli affermava che san Francesco d’Assisi è stato l’unico ad avere le stimmate, insieme a santa Caterina da Siena. Tutti gli altri erano da considerarsi degli “autolesionisti” più o meno coscienti. Pubblicamente Gemelli riconosceva come vere solo le stimmate di questi due santi; tutti gli altri, compreso padre Pio, dunque, non erano da prendere in considerazione. L’articolo suscitò reazioni negative tra i fedeli di padre Pio, specialmente in Festa, che decise di stendere un rapporto-relazione di 72 cartelle, che in data 7 aprile 1925 fece pervenire alla Suprema Congregazione vaticana».

(Fonte: Il Settimanale di Padre Pio)


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