Padre Pio e i dipendenti della Casa Sollievo della Sofferenza

Chi ha frequentato l’ambiente di Casa Sollievo della Sofferenza assicura che P. Pio è stato esemplare nel fare rispettare i diritti di quelli che lavoravano nella sua opera.

Chi ha frequentato l’ambiente di Casa Sollievo della Sofferenza assicura che padre Pio è stato esemplare nel fare rispettare i diritti di quelli che lavoravano nella sua opera.

Rita Tortora in Paita attesta: «Oltre la sollecitudine per i beni spirituali, mi risulta che padre Pio era molto sensibile verso le esigenze sociali, cioè voleva che tutti fossero rispettati nella persona e nel loro lavoro ed avessero la giusta ricompensa». Ed il ragioniere Giovanni Biodi osserva che «il Padre non ha mai sfruttato il lavoro dell’operaio e non voleva che altri lo facessero».

Circa i dipendenti di Casa Sollievo, bello è l’attestato che offre il prof. Luciano Lucentini, il quale dal maggio 1956 al febbraio 1965 è stato in quell’ospedale in qualità di primario della divisione di medicina. Egli sottolinea un particolare importante: «Anche nei primi anni, quando non erano in vigore le attuali legislazioni remunerative, il padre Pio voleva che il personale dipendente fosse economicamente protetto, e desiderava che tutti ricevessero un giusto compenso per la loro attività».

Enzo Bertani, che era impiegato nell’amministrazione, ci fa sapere che lo stesso amministratore, Angelo Battisti, riceveva le attenzioni del Santo circa quanto il suo impegno gli costava sul piano economico. Veniva egli da Roma, per svolgere il suo compito, ogni venerdì sera e si tratteneva un giorno intero a San Giovanni Rotondo, per ripartire la domenica. “All’inizio egli si era offerto di prestare la sua opera gratuitamente; ma il padre Pio lo ricompensava o direttamente o tramite me. Mi faceva osservare il Padre: «Quel poveretto ha tante spese. Sai, venire qua ogni settimana da Roma…!». Quando la busta la consegnava a me, mi diceva: «Puoi guardare quello che c’è»”.

Durante la costruzione di Casa Sollievo della Sofferenza un elemento molto difficile da trattare è stato Angelo Lupi, che in qualità di capo-cantiere aveva tuttavia diretto e curato con scrupolo e passione i lavori. Al termine di tutto egli ebbe a fare delle rivendicazioni salariali. Pio Gherardo Trombetta dà questa bella e chiara testimonianza sulla rettitudine di padre Pio: «Una volta il Padre mi incaricò di dire al dott. Mario Sanvico – era insieme a Guglielmo Sanguinetti ed a Carlo Kiswardaj uno dei collaboratori del Santo – di dare al signor Lupi quanto gli spettava».

A proposito del personaggio Lupi, e delle dicerie che giravano su di lui, la nipote di padre Pio [Pia Forgione, ndr] ci dà un attestato della accortezza di padre Pio nel trattarlo. Lei racconta: «Una volta gli dissi: “Zio, come mai questo progettista Lupi, un po’ c’è, poi lo mandate via e poi lo richiamate?”. Egli rispose: “Le chiacchiere passano, l’uomo si converte e l’opera santa rimane”».

Un’altra cosa da osservare nella condotta del Padre è che egli non ha fatto mai avvertire la sua autorità morale su chi, lavorando nella sua opera, poteva avere progetti di trasferirsi altrove. Ci assicura suor Myriam Brusa: «Padre Pio lasciava libertà a tutti quelli – e specialmente ai medici – che si consigliavano da lui, per lasciare il servizio della Casa, onde migliorare la propria situazione o per ragioni di famiglia».

Tratto da: “Padre Pio. Profilo di un santo”, di P. Pellegrino Funicelli, pp. 351-353.

(Fonte: Il Settimanale di Padre Pio)

 

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