Come decollano le opere di Dio

Padre Pio sapeva che quando Dio ha un progetto, prima o poi, sarà fatto. Per questo si sentiva uno strumento della Divina Provvidenza.

Padre Pio aveva una grande fiducia in Dio e diceva: «La Provvidenza non bisogna precederla, ma affiancarla». Fu questa la radice dalla quale trassero linfa, in varie riprese, le numerose opere sociali da lui ispirate, che mirarono innanzitutto a rispondere ai bisogni della gente di San Giovanni Rotondo, ma che poi si allargarono a una miriade di persone.

La prima realizzazione nella quale il Cappuccino si impegnò direttamente, con l’aiuto della locale Congrega della carità, fu la trasformazione dell’ex convento delle Clarisse nell’ospedale di San Francesco. L’inaugurazione fu fatta da padre Pio nel gennaio del 1925, ma il terremoto del 1938 provocò gravi danni ai locali e la struttura dovette chiudere. Il desiderio del Padre di rispondere ai bisogni sanitari della popolazione non era però venuto meno, e i suoi più stretti collaboratori e figli spirituali lo sapevano. Si sviluppò così l’idea di un altro ospedale, di dimensioni più ampie del precedente. Nella cella di padre Pio, la sera del 9 gennaio 1940 il medico Guglielmo Sanguinetti, il farmacista Carlo Kisvarday e il veterinario Mario Sanvico raccontarono al Padre che avevano creato un comitato per la fondazione della nuova clinica. […]. Padre Pio li ascoltò con attenzione e poi disse: «Da questa sera ha inizio la mia grande opera terrena. Benedico voi e tutti coloro che doneranno alla mia opera, che sarà sempre più bella e più grande». Quindi, frugando nella tonaca, ne estrasse una moneta d’oro, che gli era stata donata per la sua carità, ed esclamò: «Anch’io voglio offrire il mio obolo».

La costruzione della Casa Sollievo della Sofferenza.

La Seconda Guerra mondiale costrinse a rimandare l’avvio dei lavori, nonostante fosse già disponibile l’area per la costruzione, un terreno del demanio concesso alla signorina Maria Basilio per un’opera di beneficenza, situato a pochi passi dal convento cappuccino. Lo stesso luogo, quasi come una singolare profezia, dove Camillo de’ Lellis – che fonderà l’Ordine religioso ospedaliero dei Camilliani e sarà poi proclamato santo – si era convertito il 2 febbraio 1575.

Finalmente, il 16 maggio 1947, veniva benedetta la prima pietra e, tre giorni dopo, alcuni operai davano i primi colpi di piccone. Ma, se gli eventi militari e la crisi economica avevano fatto perdere sette anni di tempo, proprio gli aiuti post-bellici fecero decollare l’opera.

Provvidenziale tramite fu la giornalista britannica Barbara Ward che, giunta per curiosità a San Giovanni Rotondo, restò colpita da don Giuseppe Orlando, il sacerdote amico di padre Pio che dirigeva i primi lavori di sterro: “Che cosa fate?”. […] “Una grande clinica”. “E che denaro vi occorre?”. […] “400 milioni”. “E chi paga?”. “Chi passa paga”. E la signorina passò e andò dal Padre. Al Cappuccino la donna chiese di pregare per la conversione del fidanzato, il comandante Jackson, dal protestantesimo al Cattolicesimo. Il dialogo le sembrò, al momento, troppo generico: «Se il Signore vuole, anche adesso». Quale non fu la sua sorpresa quando, tornata a Londra, il fidanzato le raccontò che si era fatto battezzare, praticamente in contemporanea con il suo viaggio a San Giovanni Rotondo. Dopo che la Ward gli raccontò quel che le aveva detto don Orlando, Jackson, che era un consigliere dell’UNRRA (un organismo assistenziale delle Nazioni Unite), riuscì a far deliberare un consistente stanziamento. […].

A chi gli osservava che la clinica era troppo lussuosa, padre Pio replicava: «Se fosse possibile, la Casa la farei d’oro, perché il malato è Gesù e tutto è poco quello che si fa per il Signore!».

Tratto da: Padre Pio. Sulla soglia del Paradiso, di Saverio Gaeta (pp. 38-40).

(Fonte: IlSettimanaleDiPadrePio)

 

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