Padre Pio, il santo che ha spiegato la Santa Messa

Chi abbia assistito alla Messa celebrata da S. Pio da Pietrelcina riesce facilmente a capire che la Messa è la ri-attualizzazione incruenta del Sacrificio di Cristo sul Calvario. Questo dono è arrivato al momento giusto, proprio allorquando, cioè, tutti corriamo il rischio di capire, sì, le parole della celebrazione liturgica, ma di non sapere più cosa essa davvero sia.

«Il mondo potrebbe reggersi senza il sole, ma non senza la Messa».

«Se la gente sapesse cosa accade sull’altare durante la Messa, dovrebbero mettere i carabinieri dinanzi alle chiese per contenere le folle».

Queste due citazioni sono di Padre Pio da Pietrelcina, il Santo del confessionale, del Rosario e della Messa. Una vera e propria icona di risposta alla crisi del sacerdozio del XX secolo.

La Passione di Gesù

Chi abbia assistito alla Messa celebrata da san Pio (Messa, che arrivava a durare perfino due ore) riusciva facilmente a penetrare nel Mistero dell’azione liturgica, a capire cioè che la Messa, ogni Messa, è la ri-attualizzazione incruenta del Sacrificio di Cristo sul Calvario. San Pio riusciva facilmente e chiaramente, insomma, ad esprimerne l’aspetto sacrificale.

Dal libro L’ultima Messa di Padre Pio di Alessandro Gnocchi e Mario Palmaro, leggiamo come il Santo del Gargano considerasse la Messa un «completamento sacro con la passione di Gesù», in cui poter leggere «tutto il Calvario»; ma anche come egli stesso soffrisse, celebrandola, «tutto quello che ha sofferto Gesù nella Sua passione, inadeguatamente» per quanto «a umana creatura» sia possibile, «contro ogni mio demerito e per sola Sua bontà», pronunziando un solo fiat, quello «di soffrire e sempre soffrire per i fratelli di esilio e per il suo Divin regno».

L’unico sacerdote stigmatizzato

Prima di tutto va tenuto presente come san Pio da Pietrelcina sia attualmente l’unico sacerdote stigmatizzato. Chi volesse a riguardo obiettare che anche san Francesco d’Assisi ricevette le stigmate, dovrebbe sapere che il Santo di Assisi non fu mai ordinato sacerdote, fermandosi al diaconato. Ma non solo.

Mentre il Patrono d’Italia ricevette le stigmate come «ultimo sigillo» (Divina Commedia, Paradiso, XI, Dante Alighieri) cioè al termine della sua vita, padre Pio le ricevette a 31 anni e le portò per ben cinquant’anni, dal 20 settembre del 1918 fino alla morte, avvenuta il 23 settembre del 1968. Cinquant’anni precisi, poiché le stigmate iniziarono a rimarginarsi – senza la cicatrizzazione – pochissimo tempo prima della sua morte: fu proprio per questo che il Santo sacerdote cappuccino capì ch’era ormai arrivata la chiamata al Cielo.

Il sacerdote è un alter Christus sempre; lo è ontologicamente, ma soprattutto nella celebrazione della Messa, laddove in maniera evidente si esprime questa dimensione. Durante la consacrazione eucaristica, misticamente, le mani del celebrante diventano realmente le mani di Cristo, così come il calice utilizzato diventa misticamente il calice, che Gesù stesso utilizzò nell’Ultima Cena al momento dell’istituzione del Sacramento dell’Eucaristia.

Padre Pio con le stigmate, con mani e piedi traforati, con la ferita al costato (piaghe, queste, che diventavano più dolorose e sanguinanti al momento della celebrazione eucaristica) ha rappresentato visivamente cosa sia davvero la Messa, in un tempo in cui questa dimensione sacrificale pare quasi totalmente sparita, soprattutto nella consapevolezza dei fedeli.

Il contrasto con gli abusi liturgici

Certo, fa impressione pensare alla Messa di san Pio da Pietrelcina e vedere certi abusi liturgici al «limite del sopportabile» – come ebbe a definirli papa Benedetto XVI nella lettera di accompagnamento al motu proprio Summorum Pontificum –. Sacerdoti che ballano o fanno ballare durante le celebrazioni, altari contornati da palloncini e bolle di sapone, presbiteri con clown e majorettes. Fa impressione vedere la differenza: da una parte il Calvario dall’altra la pantomima, da una parte il Mistero dall’altra la tristezza nell’apparente allegria beota della banalizzazione.

Ad una domanda il Santo del Gargano rispose che «solo in Paradiso» potremo vedere gli innumerevoli benefici ricevuti dai fedeli durante la Santa Messa, che è il legame evidente del naturale con il soprannaturale e del soprannaturale con il naturale.

La Provvidenza anche per questo ha donato l’esempio di san Pio da Pietrelcina, per farci capire cosa sia davvero la Messa, per farci capire il suo ineffabile mistero, la sua grandezza. E questo dono è arrivato al momento giusto, proprio allorquando tutti corriamo il rischio di capire, sì, le parole della celebrazione liturgica, ma di non sapere più cosa essa davvero sia.

Questo testo di Corrado Gnerre è stato tratto dal periodico Radici Cristiane.

(fonte: radioromalibera.org)

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