Il Domenicano e il Cappuccino. Quella sintonia che c’è fra i santi…

Il venerabile Giocondo Pio Lorgna, fondatore delle “Imeldine”, riconobbe anzitempo la santità di Padre Pio.

di Francesco Bosco (01-04-2019)

«Padre Pio è il più affabile, cordiale, angelico e obbediente. Egli ha guarito gli altri e continuerà a farlo per sempre».

Sono le parole del venerabile Giocondo Pio Lorgna, frate domenicano, fondatore della Congregazione delle Suore Domenicane della Beata Imelda, meglio conosciute come “imeldine”.

Nulla di straordinario in questo pensiero se non considerassimo l’anno in cui padre Giocondo lo ha esternato: 1920, pochi mesi più tardi da quando i giornali cominciarono a raccontare al mondo di Padre Pio. Padre Giocondo è uno dei primi che riconosce la straordinaria santità di vita del cappuccino di San Giovani Rotondo.

Padre Giocondo Pio Lorgna OP

Giocondo Pio Lorgna, nasce il 27 settembre 1870 a Popetto di Tresana (MC), da Giovanni Lorgna e Maria Fiasella, piccoli agricoltori molto religiosi. A 11 anni si trasferisce presso lo zio don Luigi Lorgna, parroco di Torrile (Parma), dove frequenta la scuola media. A 13 anni entra nel seminario di Parma dove incontra belle figure di educatori e uomini di Chiesa santi e illustri, come il rettore don Andrea Ferrari (oggi beato) poi cardinale arcivescovo di Milano e il vice-rettore don Guido Conforti (oggi santo) poi vescovo di Parma e fondatore dei missionari saveriani. A 19 anni sceglie di entrare fra i domenicani vestendo l’abito nel convento di Bologna. Il 9 novembre 1890 professa la regola di san Domenico rinnovandola tre anni più tardi accanto alla tomba del santo fondatore. Il 23 dicembre 1893 viene ordinato sacerdote. Insegna Sacra Scrittura, presso lo “Studio Domenicano” di Bologna. I confratelli domenicani, anche quelli più anziani, notano da subito questo giovane religioso tutto dedizione, e lo cercano per la confessione e la direzione spirituale. La spiritualità di Giocondo è fortemente incentrata nell’amore al Santissimo Sacramento, perché «in quest’amore è riposta ogni perfezione». È il suo programma di vita che porta avanti sin da quando era novizio, vivificato poi nel tempo con la devozione alla beata Imelda Lambertini, una bambina che visse e morì di desiderio dell’Eucaristia nel XIV secolo a Bologna (1320-1333).

Dopo una parentesi di qualche anno nel Santuario della Madonna di Fontanellato, è nominato parroco della popolosa e difficile parrocchia dei SS. Giovanni e Paolo di Venezia, dove vi rimarrà fino alla morte. Nonostante la sua indole contemplativa, dimostra grandi capacità organizzative: per la formazione dei giovani diventa cofondatore del “Patronato Divina Provvidenza”; per i più piccoli fonda l’Asilo degli Angeli Custodi e quello del Rosario con annesso orfanotrofio per gli orfani di guerra; organizza la Charitas di S. Antonino per i poveri e la Charitas del beato Giacomo Salomoni durante la Prima Guerra Mondiale. Favorisce la Comunione frequente dei fanciulli, e istituisce gli Adoratori del SS. Sacramento. Consacra la parrocchia a Gesù Sacramentato. I suoi prediletti sono i fanciulli e i giovani, non trascurando gli adulti. Apre l’asilo perché «ogni bimbo è Gesù». Si preoccupa di portare i bambini all’incontro con Lui nella fede, nella confessione e nell’Eucaristia. Le famiglie più povere gli affidano i figli. Le giovani della parrocchia si offrono come assistenti e maestre. A guida degli asili vuole giovani donne dall’anima ardente: Maria Bassi, Gilda Boscolo e altre che le seguirono come Adele Vangeri ed Emilia Malusa.

Padre Giocondo ha in cuor suo un grande sogno per il fervore che nutre verso l’Eucaristia. Sogno che diventa realtà il 30 ottobre 1922: le prime dieci ragazze vestono l’abito domenicano e nasce la Congregazione delle Suore Domenicane della Beata Imelda, con lo scopo di annunciare dovunque, con la vita, con le parole e con le opere, il mistero eucaristico. Una missione che continua ancora oggi, a quasi 90 anni dalla fondazione, in Italia, in Europa, in America, nelle Filippine. Giocondo ha un “istinto spirituale” verso le persone “sante” di cui sente parlare.

Sentendosi piccolo davanti a tanti problemi si rivolge ai “maestri” del suo tempo, per consiglio e sostegno, oggi santi e beati: il pontefice san Pio X, gli apostoli della carità, san Giovanni Calabria, san Luigi Orione e il beato Bartolo Longo, l’allora patriarca di Venezia poi san Giovanni XXIII e l’umile frate del Gargano san Pio da Pietrelcina.

Nel 1920, il 14 gennaio, annota nel diario che il suo provinciale padre Righi gli ha raccontato di Padre Pio: un frate che vive a San Giovanni Rotondo «di sola eucaristia, mangia per obbedienza, ha le stimmate e soffre orribilmente. Manda profumi celesti ed ha febbri altissime».

Il dato interessante che emerge dal diario è che una terziaria domenicana, poi diventata suor Pia Tanello, l’undicesima suora imeldina, ha «intime relazioni» con il frate di San Giovanni Rotondo. Padre Pio andava in bilocazione a Venezia a casa Tanello. In questo frangente si ammala Maria Bassi, la terziaria domenicana, su cui padre Lorgna conta di affidare la guida della congregazione. Come fare per strappare al Signore la grazia della guarigione di Maria? Non vede nulla di meglio che rivolgersi al giovanissimo cappuccino che «è stato arricchito da Dio di doni particolari ed è un bene per noi approfittarne per chiedere un suo aiuto e sostegno spirituale». Così padre Lorgna scrive a Padre Pio e attraverso la Tanello gli invia la lettera raccomandandogli Maria Bassi «ottima terziaria domenicana che con la dovuta approvazione ecclesiastica e dell’Ordine, adunò intorno a sé, sebbene inferma, alcune giovani per accendersi reciprocamente dell’amore eucaristico e diffonderlo specialmente nelle anime innocenti dei bambini raccolti in Asili. È costretta a vivere presso la sua famiglia, mentre tanto sarebbe necessario che stesse in mezzo alle sue figlie».

Padre Giocondo crede fermamente nell’aiuto spirituale di Padre Pio e nell’intercessione della Beata Imelda, tanto che scrive: «Noi desideriamo una grazia da Gesù Sacramentato per mezzo della Beata Imelda Lambertini speciale patrona dell’Opera. Una grazia che potrebbe servire benissimo per la causa di canonizzazione di così amabile beata che visse e morì per estasi d’amore eucaristico».

La lettera di risposta di Padre Pio a P. Giocondo.

Padre Giocondo chiede preghiere per ottenere la grazia della guarigione per una ragazza la cui opera è preziosa per tante anime. Ci tiene molto a questa richiesta e lo si apprende anche dalle diverse “brutte copie” della lettera che conservano le imeldine nei loro archivi. Il trentenne Padre Pio, il 3 gennaio 1923, risponde al frate domenicano: «Carissimo Padre, pregherò secondo le sue sante intenzioni. Il Signore voglia confortare le Anime che Lei mi ha raccomandato. Speriamo sempre nella sua Divina Misericordia. In quanto a Lei ringrazio la Sua bontà nel pregare per me. Anche Lei chieda per me al Signore quanto io prometto di chiedere per Lei». La risposta di Padre Pio è una speranza nell’aiuto di Dio. Una grazia che purtroppo non arriverà.

Padre Giocondo nel suo diario il 5 gennaio 1923 annota che don Scattolin, di ritorno da Padre Pio, gli parlò di lui, del suo impegno e della lettera. Poi scrive che Padre Pio «è affabilissimo, umilissimo, cordialissimo, due occhi luminosi. Ha un sorriso più che angelico, divino. Ha guarito altri, domandando per sé l’infermità. Ricevette le stimmate dopo un digiuno di 40 giorni solo prendendo l’Eucaristia e getta continuamente sangue dal costato, un po’ dai piedi, nulla dalle mani. La febbre talvolta l’assale e non lo lascia per 5 o 6 giorni, arrivando fino a 48 gradi. Celebrando la Messa fissa prima il tabernacolo e poi l’Ostia».

Non sappiamo se padre Lorgna e Padre Pio si siano mai incontrati ma è evidente una certa conoscenza da parte del domenicano del Frate cappuccino. Da questa vicenda inedita, emerge il ruolo importante che Padre Pio ebbe durante la sua vita per non pochi santi e fondatori: il mistico Cappuccino approva e rasserena padre Lorgna nella sua opera di parroco, di fondatore della congregazione e di tutte le altre sue iniziative pastorali.

Vive il resto della sua vita in serenità: «Sa di aver avuto l’approvazione di un vero uomo di Dio» e sarà sereno anche quando scoprirà nel suo corpo, cinque anni più tardi, la presenza di un tumore che lo divorerà in poco tempo e lo porterà alla morte a soli 58 anni, l’8 luglio 1928.

(fonte: vocedipadrepio.com)


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