Umiltà e nascondimento

di padre Marcellino IasenzaNiro, tratto da “Padre Pio. Profilo di un santo”, pp. 235-239.

Se la fede è la virtù che ci apre l’accesso a Dio, l’umiltà esprime l’atteggiamento giusto dell’uomo, che vuole attirarsi il favore di Dio, il quale secondo la Sacra Scrittura «dà la grazia agli umili», mentre «respinge i superbi» (cf. Gc 4,6; 1Pt 5,5). Perciò è di necessità assoluta coltivare tale virtù, per chi vuol percorrere un cammino di conversione e perfezione.

Chi viveva o avesse una certa familiarità con padre Pio veniva colpito dalla sua grande umiltà, che risaltava anche negli avvenimenti più semplici della sua giornata. Apprendiamo da chi lo ha conosciuto.

Padre Odorico D’Addario osserva: «La sua vita di cappuccino era così umile e nascosta che, se non vi fossero stati in lui fatti straordinari, non ci saremmo neppure accorti che fosse tanto superiore agli altri».

Aggiunge padre Giuseppe Martin: «L’atteggiamento di padre Pio era sempre umile, sia che egli trattasse con persone semplici, sia che si trovasse con persone elevate. Non dava mai credito alle grazie che gli attribuivano. Nel mio primo incontro del 1959 sono riuscito a distinguere padre Pio solo dal fatto che portava i guanti, ma per il resto era come gli altri frati».

Padre Tarcisio Zullo attesta: «Gli atteggiamenti del Santo li ho riscontrati sempre semplici e mai ricercati. Diceva a chiunque con candida semplicità che era figlio di un contadino».

Padre Rosario da Aliminusa scrive: «Ricordo che una volta padre Eusebio, che godeva di una piena confidenza con padre Pio e che con tanta devozione filiale lo serviva giorno e notte, gli disse scherzosamente, non ricordo più a che proposito: “Che si crede, padre spirituale, che qui ci sia solo lei quale persona importante? Ci sono pure io!”. E padre Pio prontamente: “Prego di credere: io non sono mai stato una persona importante”».

Padre Innocenzo Cinicola Santoro, guardando al Santo come si muoveva nella vita di fraternità, scrive: «Con i confratelli non si considerava superiore agli altri e verso i superiori aveva la massima venerazione. Ha conservato sempre, anche nei gesti di deferenza, le consuetudini contratte durante il periodo di noviziato: inchinarsi, inginocchiarsi».

(fonte: settimanaleppio.it)

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