Padre Pio sa cosa stiamo cercando

di Alberto Del Fante, “Per la storia. Padre Pio da Pietrelcina il primo Sacerdote stigmatizzato”, pp. 552-554.

Un intelligente maestro siciliano, da vari anni insegnava in un ridente paese del bolognese, aveva più volte sentito parlare di padre Pio, ma razionalista per principio e positivista per gli studi fatti, non aveva molta simpatia per padre Pio, sembrandogli che le voci che correvano sul suo conto, fossero il parto di creature malate di misticismo. Non lo amava, ma, per essere sinceri, non lo combatteva. «Sarà – diceva – come voi dite, ma io per le mie convinzioni personali e per i maestri che come tali riconosco, non posso credere a questa creatura che voi sostenete abbia dei doni soprannaturali».

Un giorno, però, spinto dal desiderio di sapere qualche cosa di più del solito “sentito dire”, essendo io capitato in quel simpatico paese, volle avvicinarmi. Le mie semplici parole, debbono avergli fatto nascere il desiderio di conoscerlo meglio leggendo il mio opuscolo: Dal dubbio alla Fede, che un’eletta creatura del paese gli diede da leggere.

La sera del 27 agosto 1940, dopo aver appunto finito di leggere questo mio semplice scritto, si addormentò pensando al Padre. Verso le tre del mattino gli parve di avere una persona in camera. Svegliatosi, si vide dinanzi la figura di un cappuccino somigliantissimo a padre Pio, figura che io appunto riproduco sulla copertina di detto opuscolo. Stropicciatosi gli occhi, sembrandogli di sognare, preso da un leggero turbamento che non gli procurò nessun affanno o impressione, rivolto al Frate gli chiese: «Chi siete? Siete forse padre Pio?». «Sì – gli rispose il Frate –, io sono padre Pio. Non meravigliarti della mia presenza, la mia missione è appunto quella di consolare e consigliare gli afflitti, specialmente nello spirito. Io so che tu cerchi affannosamente due cose: la felicità e la Verità, cioè Dio. La prima cosa che tu cerchi è impossibile per te e per chiunque; la terra è una valle di lacrime dove ciascuno deve portare la sua croce, la felicità insomma non è di questo mondo. La seconda cosa, cioè Dio, puoi, volendo, trovarla, ma sei sopra una strada falsa e vana; non è la scienza che può rivelarti “Colui che è”. La scienza, figlio mio, per quanto grande è sempre una piccola cosa, è meno che nulla a paragone del formidabile Mistero della Divinità. Altre vie devi tenere. Monda il tuo cuore da ogni passione terrena, umiliati nella polvere e prega! Così troverai sicuramente Dio, il quale ti darà la serenità e la pace in questa vita e l’eterna beatitudine in quell’altra. Ho detto… Vado, perché altri infelici aspettano la mia parola consolatrice. Prima di partire benedico questa casa ove vive un candido fiore di bontà e di virtù, il cui profumo sale graditissimo all’Eterno e consola ed allieta quanti gli vivono vicino. Sia lodato Gesù Cristo».

Il maestro, appena sparito il Padre, si levò dal letto, sulla cui sponda il Padre si era seduto, e scrisse subito quanto questi gli aveva detto, temendo di dimenticare qualche parola, ma, scrivendo, gli parve di sentire che una mano leggera guidasse la sua, quando era dubbioso sull’esatta parola da ricordare. Al mattino volle consultare la Bibbia e trovò che i Patriarchi e i Profeti della Santa Chiesa, usano appunto la parola: «Colui che è» per designare Dio, termine a lui sconosciuto.

Tornando giorni fa nel paese da lui abitato, avendomi letto le parole: «Ho detto», io gli confermai che sono quelle che pronuncia il Padre, quando un penitente tenta di trovare delle ragioni che non sono giuste e che il Padre invece pronuncia come un rifiuto categorico. Le sue ultime parole: «Sia lodato Gesù Cristo», sono appunto la fine di ogni sermone francescano.

(fonte: settimanaleppio.it)

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