È morto il card. Carlo Caffarra, grande devoto di Padre Pio

Sebbene malato da tempo, è morto inaspettatamente ieri (6 settembre 2017) il cardinale Carlo Caffarra, arcivescovo emerito di Bologna, strenuo difensore, come Padre Pio, della santità del matrimonio e della famiglia. Riportiamo un’intervista che rilasciò al mensile Voce di Padre Pio nel febbraio del 2008, quando si recò a San Giovanni Rotondo in pellegrinaggio.

di Maria Pia Picciafuoco (03-2008)

Prima di chiudere la XX Settimana della Fede nell’arcidiocesi di Lecce, sabato, 16 febbraio 2008, nella cripta del santuario di “Santa Maria delle Grazie”, accanto alla tomba di San Pio da Pietrelcina, sua Eminenza il Cardinale Carlo Caffarra, Arcivescovo di Bologna, ha presieduto una solenne concelebrazione eucaristica.

Al suo fianco, sull’altare (nella foto a lato), c’erano due illustri prelati: l’Arcivescovo di Lecce, mons. Cosmo Francesco Ruppi, e mons. Domenico Umberto D’Ambrosio, Arcivescovo di Manfredonia-Vieste- San Giovanni Rotondo e Delegato della Santa Sede per il santuario e le Opere di San Pio da Pietrelcina. Tra i fedeli era presente il dott. Antonio Fazio, ex Governatore della Banca d’Italia. Al termine della Santa Messa il porporato si è fermato in preghiera sulla tomba di Padre Pio, ha visitato i luoghi santificati dal Serafino crocifisso del Gargano ed ha firmato il registro dei pellegrini illustri.

Ai microfoni di Tele Radio Padre Pio, ha infine risposto alle nostre domande.

Eminenza, di recente Lei ha dichiarato al Corriere della Sera di aver sempre avuto una grande devozione per Padre Pio. Ci racconti perché.

Gli sono molto devoto fin dagli inizi del mio sacerdozio, perché vissi un’esperienza un po’ singolare. Ero sacerdote da qualche mese, e venne a trovarmi, per essere aiutato, un confratello, molto più anziano, che stava attraversando una grave crisi di fede. Non si può descrivere che cos’è una crisi di fede in un sacerdote: terribile. Gli dissi: “Fratello mio, io son troppo piccolo, non mi sento di portare un tale peso. Vai da Padre Pio. Lui venne, e mentre parlava con il Padre ebbe una grande esperienza mistica in cui sperimentò, fortissima, la misericordia di Dio. Ora è uno dei sacerdoti più buoni che io conosca”. Ecco, cominciò tutto così.

Il card. Caffarra in preghiera sull’allora tomba di San Pio.

Ha conosciuto personalmente San Pio da Pietrelcina?

No, perché non ho mai avuto il coraggio di venire, ritenendo che non dovevo fargli perdere del tempo! Poi invece… tante volte, non saprei dirle quante, non le ho mai contate! Ritengo che Padre Pio si inscriva in quella sequela dei grandi mistici che hanno una caratteristica: la profondissima partecipazione alla croce di Cristo, perché portano su di sé la grande tragedia dell’uomo d’oggi, l’ateismo. Padre Pio, santa Gemma Galgani, Santa Teresa Benedetta della Croce, Madre Teresa, il Curato d’Ars: hanno tutti questa profonda esperienza di sedersi a tavola con i peccatori, di vivere la loro esperienza, di portare, in maniera diversa, il peso dell’agonia del Getsemani, testimoniando l’amore di Cristo che prende su di sé il dolore dell’uomo che ha lasciato la casa del Padre e non vuol ritornare, pur sentendo nel suo cuore che si sta meglio nella casa del Padre che a pascolare porci… L’uomo d’oggi continua a pensare che si possa vivere come se Dio non ci fosse; e vediamo la devastazione che questo ha causato.

C’è una profezia di suor Lucia dos Santos, la veggente di Fatima di cui il 13 febbraio scorso è cominciato il processo di beatificazione, che riguarda “lo scontro finale tra il Signore e regno di Satana”. E il campo di battaglia è la famiglia. Vita e famiglia. Non tutti sanno che Lei ebbe da Giovanni Paolo II l’incarico di ideare e fondare il Pontificio Istituto per Studi su Matrimonio e Famiglia che oggi ne porta il nome (il card. Caffarra ne è Professore Emerito, ndr).

Sì. All’inizio di questo lavoro affidatomi dal Servo di Dio Giovanni Paolo II, ho scritto a suor Lucia di Fatima, attraverso il vescovo perché direttamente non si poteva fare. Inspiegabilmente, benché non mi attendessi una risposta, perché chiedevo solo preghiere, mi arrivò dopo pochi giorni una lunghissima lettera autografa – ora negli archivi dell’Istituto – in cui è scritto: Lo scontro finale tra il Signore e il regno di Satana sarà sulla famiglia e sul matrimonio. Non abbia paura, aggiungeva, perché chiunque lavora per la santità del matrimonio e della famiglia sarà sempre combattuto e avversato in tutti modi, perché questo è il punto decisivo. E poi concludeva: ma la Madonna gli ha già schiacciato la testa. Si avvertiva, anche parlando con Giovanni Paolo II, che questo era il nodo, perché si toccava la colonna portante della creazione, la verità del rapporto fra l’uomo e la donna e fra le generazioni. Se si tocca la colonna portante crolla tutto l’edificio, e questo adesso noi lo vediamo, perché siamo a questo punto, e sappiamo. E mi commuovo, leggendo le biografie più sicure di Padre Pio, di come quest’uomo fosse attento alla santità del matrimonio, alla santità degli sposi, anche con giusto rigore più di una volta.

(fonte: vocedipadrepio.com)

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