Un pugno gli fece capire il valore della Santa Messa

L’incredibile storia di Agide Finardi, figlio spirituale di Padre Pio.

di Stefano Campanella (06-2017)

Nel 1949 Agide Finardi era economicamente e  professionalmente appagato. Abitava a Casalmaggiore, in provincia di Cremona, dove aveva una piccola azienda di automobili, la “Rondine”, che andava a gonfie vele. La ripresa del dopoguerra generava un’enorme richiesta e non solo dall’Italia. In un anno, solo dall’Argentina, arrivarono mille ordini. Ma le situazioni personali e familiari erano, per lui, fonte di grande amarezza. Era sposato da quattro anni e non aveva figli. I suoi genitori erano ammalati di tumore, il padre allo stomaco e la madre all’utero. Mentre entrambi erano ricoverati in ospedale, li raggiunse anche l’unico figlio, trasportato d’urgenza dopo un incidente stradale che gli fece perdere la vista ad un occhio. Rientrato alla vita ordinaria, dopo la degenza, Agide si accorse che due autovetture vendute a una famiglia di Foggia non erano state pagate, neppure dopo una spedizione in Puglia di due suoi cugini. Decise di risolvere personalmente la faccenda e, accompagnato da uno di quei due cugini, salì su un treno diretto verso il capoluogo dauno.

Agide Finardi e il figlio Pio salutano Padre Pio.

Durante il viaggio, nel medesimo scompartimento, si accomodarono tre donne che dovevano scendere alla stessa stazione, ma con l’obiettivo di prendere successivamente un autobus per San Giovanni Rotondo. Ingenuamente, le tre nuove passeggere pensarono che anche i due loro compagni di viaggio andassero da Padre Pio. Invece Agide non aveva mai neanche sentito nominare quel Frate. Restò, comunque, affascinato dai racconti delle donne. Tanto che disse al cugino: «Una volta sbrigate le nostre faccende, se andrà tutto bene, andremo da Padre Pio». Andò tutto bene, o quasi. I cugini lombardi riuscirono almeno a farsi restituire una delle due automobili, con la quale si diressero a San Giovanni Rotondo, dove si susseguirono una serie di eventi inspiegabili, uno dopo l’altro. Giunti davanti al convento dei cappuccini, ritrovarono le tre donne con cui avevano fatto il viaggio in treno che, peraltro, li sorpresero dicendo che avevano già prenotato una stanza per loro all’albergo “Villa Pia”. La mattina seguente Agide, seguito dal cugino, alle quattro era nella chiesetta antica per partecipare alla Messa che Padre Pio celebrò all’altare di San Francesco. Poi lo seguì in sagrestia, dove il Frate gli porse la mano senza guanto. Non senza ribrezzo, l’imprenditore la baciò. Quindi attese il suo turno per confessarsi dal Cappuccino stigmatizzato, che subito gli disse: «Ehi guagliò, non stai in grazia di Dio? Ti sei confessato ieri mattina!». Agide, che realmente si era confessato la mattina precedente a Foggia, rimase scioccato. «Come fa a saperlo?», si chiedeva e, dopo aver ripreso coraggio, si giustificò: «Padre, io vorrei fare una confessione generale. Ho padre e madre tutti e due in ospedale, io sono in queste condizioni. Offro la mia vita se mi salvi i miei genitori. Sono sposato da quattro anni, figli non ne ho, quindi nessuna preoccupazione». Padre Pio rispose: «Non ti preoccupare, la tua mamma camperà tre mesi, tuo padre alcuni anni, avrai un figlio, lo chiamerai Pio e comincerai da capo». Tutto si avverò con incredibile precisione, compresa l’inimmaginabile cessione dell’azienda e il conseguente ricominciare «da capo» come operaio tornitore alla “Lancia” di Merano. Per questo si trasferì a Bolzano, dove successivamente aprì una sua officina con 17 dipendenti.

Agide Finardi (1920-2010)

Agide tornò per la seconda volta a San Giovanni Rotondo a distanza di quattro anni, dopo la preannunciata morte del padre. Doveva fare una scelta tra lasciare il lavoro dipendente per dedicarsi a tempo pieno alla sua officina oppure mettersi a coltivare gli oltre 20 ettari ricevuti in eredità dal genitore e voleva chiedere consiglio a Padre Pio. Quando, però, si inginocchiò al suo confessionale, non fece neanche in tempo ad accusare il primo peccato, perché il Cappuccino lo cacciò via. Il penitente osò replicare: «Padre, ma io vengo da Bolzano, voglio essere confessato». E il Frate, ancora più risoluto, ribadì: «Vattenne! Se non vai via tu, vado via io!». Agide fu costretto ad alzarsi e a uscire fuori dalla chiesetta, dove scavò nella sua coscienza e ricordò che non era stato assiduo alla partecipazione della Messa domenicale. Dopo tre giorni di pianti, si confessò da un altro frate, ma voleva anche l’assoluzione di Padre Pio. Prima di ripartire tornò in convento, lo incontrò e gli disse: «Padre, io vado a casa se lei mi dà l’assoluzione. Lei mi ha cacciato fuori». E il Cappuccino gli chiese: «Ti sei confessato da un altro padre?». «Sì», rispose l’uomo. «Ti ha dato l’assoluzione?», domandò ancora il Frate. La risposta fu la stessa: «Sì». E Padre Pio: «Allora te la do anche io!». E gli diede un pugno sul viso, così violento da fargli sbattere la testa contro il muro. E poi aggiunse: «Ricordati che è molto più facile che il mondo si regga senza sole che un cristiano senza la Messa». Le due umiliazioni furono salutari. «Dalla lezione avuta da Padre Pio — ha raccontato Agide 51 anni dopo — andavo a Messa tutte le mattine al “Cristo Re”».

Trascorsi altri sei anni, l’uomo fu misteriosamente richiamato a San Giovanni Rotondo, dove trovò un Padre Pio accogliente e una nuova chiesa in costruzione. Anche questa volta, la sua ecclettica inventiva gli consentì di ricominciare tutto «da capo», divenendo autore di opere in bronzo: con il consenso del progettista dell’edificio, l’architetto Giuseppe Gentile di Boiano, e con il benestare di Padre Pio, Agide ha realizzato i candelieri di tutti gli altari, la ringhiera dei matronei e i portali della chiesa più grande intitolata, come la prima chiesetta conventuale, a Santa Maria delle Grazie. Da allora si è dedicato a realizzare opere di arte sacra, soprattutto statue del “suo” Santo.

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«Avevo un quadretto con dentro la foto di una mano di Padre Pio, su cui avevo incollato delle croste del suo sangue, che un giorno, nel 1991, si sono liquefatte. Mia moglie mi disse: “Qui succede qualche cosa!”. Risposi: “Ma cosa vuoi che succeda?”. Una settimana dopo sono stato ricoverato in ospedale per asportare un cancro maligno e dieci linfonodi. Ho sentito la voce di Padre Pio, mentre ero sul tavolo operatorio, che diceva: “Non ti preoccupare che tutto passa”. Due giorni dopo mi sono alzato» (Agide Finardi, da un’intervista rilasciata a Stefano Campanella nel 2010).

(fonte: vocedipadrepio.com)

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