Nella Chiesa la mia libertà

di Padre Marcellino IasenzaNiro, “Padre Pio. Profilo di un santo”, pp. 46-48.

Osserva Padre Pellegrino: «Padre Pio ribadiva spesso ed applicava in vari modi il seguente concetto: “La nostra carriera è nel servizio alla Chiesa, e gran parte del nostro Paradiso consisterà nell’eterno servizio alla Chiesa. Ora il servizio ci costa qualche sacrificio, ma poi questo sacrificio sarà la nostra gioia per tutta l’eternità. Per quale motivo non dovremmo servire alla Chiesa? Gesù stesso è al servizio della Chiesa militante e purgante come Redentore, ed è al servizio della Chiesa trionfante come “visione beatifica”. E tutta la Chiesa è al servizio di Gesù, perché essa costituisce “la delizia del Figlio dell’uomo”.

Ritornai, in altra occasione, sull’argomento della disponibilità al bene e dissi che, per me, contava soltanto la buona volontà dell’individuo e che l’azione della Chiesa era come minimo, superflua.  Naturalmente mi rimproverò e mi disse che fuori della Chiesa non c’è salvezza; ed aggiunse che la buona volontà, la buona fede e le buone intenzioni dell’individuo sono necessarie, quanto è necessaria l’azione della Chiesa. E concluse: “Spiritualmente appartengono alla Chiesa tutti gli uomini di buona volontà, in buona fede e con buone intenzioni, e ne sono membri vivi; mentre gli uomini di cattiva volontà, anche se legati alla Chiesa con il Battesimo, ne sono membri morti”.

Un giorno gli domandai: “Padre, qual è la sua buona volontà?”. Mi rispose: “La volontà della mia Chiesa”. “Qual è la sua buona fede?”. “La fede della Chiesa Cattolica”. “Quali sono le sue buone intenzioni?”. “Le intenzioni della Chiesa”. Gli dissi con una certa malizia: “Lei si rifugia nella Chiesa e nella buona volontà solo per cercare un angolo di immunità”. Mi rispose: “Questo è l’angolo della mia certezza e della mia serenità. Solo Dio può giudicare se questo è anche l’angolo della mia immunità ed innocenza”. Gli dissi: “Lei è troppo difficile, troppo complesso”. E mi riferivo ad un’altra discussione sulla Chiesa. Mi rispose: “Sì, è vero. Ho la tendenza di complicare tutte le cose. Ma nella Chiesa ritrovo tutta la mia libertà. Una libertà che tu non puoi nemmeno immaginare”. Era tanto il suo attaccamento alla Chiesa che egli, così umile da rifuggire ogni apprezzamento, avrebbe accettato di buon grado anche una onorificenza che gli potesse venire dalla Chiesa stessa.

Il dottor Carlo Kiswardaj, cassiere di Casa Sollievo, alcuni giorni dopo aver ricevuto una onorificenza dalla Santa Sede, fu festeggiato ed invitato a pranzo dai frati. Durante il pranzo io dissi a Padre Pio: “Lei ha gettato nel cestino tutte le onorificenze ricevute. Avrebbe gettata anche questa?”. “Eh, no – disse, alzando la voce – un’onorificenza della Santa Sede me la sarei tenuta cara cara. Uno sguardo d’incoraggiamento dell’autorità è sempre tutta la mia gioia e tutta la mia ricchezza sulla terra”».

(fonte: settimanaleppio.it)

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