Padre Pio “buon samaritano”

di Padre Marcellino IasenzaNiro, “Il Padre”. San Pio da Pietrelcina. Sacerdote carismatico. Testimonianze, pp. 400; 403-404.

La sera del 9 settembre 1956 io e Padre Onorato Marcucci mettemmo a letto Padre Pio, provato sensibilmente dal lungo lavoro, portato avanti durante tutta la giornata, nonostante la sua età e le tante sofferenze. Stentava però a prendere sonno ed ogni tanto chiedeva di cambiare posizione. «Giratemi dall’altra parte», ripeté quasi fino a mezzanotte. Allora Padre Onorato si avvicinò al letto e gli disse: «Padre, lei certamente ha qualche pensiero che non la lascia dormire». E lui: «Ma che pensiero e pensiero! I guai dell’umanità… questi sono i pensieri per tutti». Se è vero che il Santo nella sua azione di ministro di Dio mirava prima di tutto al bene dell’anima, egli tuttavia, nell’avvicinare un fratello, ha sempre guardato all’uomo intero con le sue necessità, pene e miserie […].

Vogliamo ora mostrare quanto Padre Pio si interessasse delle sofferenze che segnavano la vita dei penitenti […].

Luciano Livellara aveva la mamma che si doveva operare, ma i medici rimandavano l’intervento perché nella paziente si verificavano frequenti sbalzi di pressione. Questo figlio affettuoso da Trieste scese a San Giovanni Rotondo, e dopo essersi confessato, espose al Padre la situazione per riceverne un consiglio. Il Santo lo ascoltò, lo guardò intenerito e poi gli chiese: «Tu vuoi bene alla mamma?». «Certo, Padre», rispose Luciano, un po’ sorpreso dalla domanda. Il Padre sorrise e poi disse: «Ma no, ma no! Che pressione e pressione?! Di’ ai medici che operassero tranquillamente». Livellara tornò a casa. Alla mamma la pressione si normalizzò e fu operata. Tutto andò bene.

Italo Mirco ci dice: «A fine aprile 1953, dopo aver ricevuto la cartolina di precetto per la chiamata alle armi, raggiunsi Cuneo per il C.A.R. il 3 maggio 1953, ma ero molto preoccupato, perché avevo lasciato al paese la mamma malata. In seguito a un parto gemellare, aveva avuto un abbassamento dello stomaco. Il male al minimo sforzo, nei lavori di casa o nei lavori in campagna, la costringeva a rimanere a letto con vomito e perdita di conoscenza per tre o quattro giorni, senza prendere cibo. Le varie cure mediche a cui nel tempo si era sottoposta non avevano sortito alcun effetto. Tale stato di salute di mia madre fu sempre per me fonte di preoccupazione fin dalla mia infanzia. In occasione di una licenza salii a San Giovanni Rotondo e pernottai in albergo. Io già conoscevo il Padre, e devo confessare che alla vigilia di ogni colloquio avuto con lui ero sempre un po’ agitato. Quella sera contrariamente al solito, dopo le preghiere mi addormentai tranquillo. La mattina di buon’ora andai alla sua Messa e al termine della celebrazione mi confessai. Egli era seduto al mio fianco e lo sentii paterno. Gli esternai le mie preoccupazioni per mamma, Cristina Tomizzi. Padre Pio mi ascoltò attentamente e poi mi disse poche parole: “Vai figliolo, parti tranquillo”. E mi diede l’assoluzione. Da quel giorno mia madre guarì e non ebbe più dolori per il resto della sua vita. Morì serenamente il 18 settembre 1979, a 84 anni».

(fonte: settimanaleppio.it)

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