Maestro d’umiltà

di Padre Alberto D’Apolito, “Padre Pio da Pietrelcina. Ricordi – Esperienze – Testimonianze, pp. 212-215

Padre Pio ha ricevuto, da appena quattro anni, nell’anima e nel corpo, il sigillo delle sacre stimmate (1918), allorché gli viene proibita la corrispondenza epistolare, non solo con le persone care, ma anche con il suo Padre spirituale. Egli china umilmente il capo e per tutto il resto della su vita non avrà più la vera corrispondenza epistolare. Oggi restano di lui soltanto le lettere scritte dal 1910 al 1922, che ci presentano un immenso scenario irradiato di mistiche luci, in cui Padre Pio visse ed operò.

La lettura di questi scritti invita a una riflessione: se Padre Pio, ancora in giovanissima età, fu sollevato dallo Spirito divino alle più vertiginose altezze della vita mistica, altezze a cui poche ed elettissime anime furono chiamate, quale sarà stato lo sviluppo della sua ascesa spirituale negli ultimi cinquant’anni?

Il sigillo, posto dalle Autorità Superiori e il velo di una umiltà senza misura, posto dallo stesso Padre Pio, ci impediranno per sempre d’intravedere nelle profondità dei misteri che si compirono in lui durante questo lunghissimo periodo. Tuttavia è logico supporre che Dio abbia condotto per mano il suo umilissimo servo al di là di quei cieli, in cui spaziarono le più alte aquile del firmamento della Chiesa.

Le innumerevoli conversioni, l’affluenza sempre crescente di gente provenienti da ogni parte del mondo, i prodigi straordinari e le meravigliose opere sociali, sono testimonianze che Dio dà a favore del suo servo fedele, proprio perché Padre Pio cerca di nascondere i doni di cui Dio lo ha ricolmato sotto il fittissimo manto dell’umiltà. […].

L’umiltà che Padre Pio viveva e che si manifestava nei suoi atteggiamenti, la insegnava ai suoi figli spirituali. Egli così scrive: «La vera umiltà di cuore è quella sentita e vissuta più che mostrata. Bisogna umiliarsi sempre davanti a Dio, ma non con quella umiltà falsa che porta allo scoraggiamento, generando sconforto e disperazione. Dobbiamo avere un basso concetto di noi stessi. Crederci inferiori a tutti. Non anteporre il proprio utile a quello degli altri. Pensiamo che Gesù amava chiamarsi “Figlio dell’uomo” nascondendo la sua natura divina».

Parlando della santità, Padre Pio scrisse: «Due sono le virtù fondamentali della santità: l’umiltà e la carità. L’umiltà è il fondamento, la carità è il tetto. L’una va molto giù, l’altra molto su. Non si può costruire il castello della santità senza le suddette virtù. Quanto più alto è il castello, tanto più profonda dev’essere l’umiltà, tanto più ardente la carità. Impariamo da Gesù che è stato umilissimo, non disdegnando di farsi uomo e di morire sull’infame patibolo della croce. Impariamo da Gesù che è stato la fornace ardente di carità».

(fonte: settimanaleppio.it)

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