Lo “zampino” di Padre Pio

di Padre Alberto D’Apolito, Padre Pio da Pietrelcina, pp. 71-73.

Nel settembre del 1939 fui trasferito da Montefusco nel Convento del Santo Noviziato a Morcone, dove alcuni mesi dopo, ebbi un’intossicazione, da cui si sviluppò una grave forma di malattia di pelle, noiosa e ribelle, che mi tenne ricoverato per due mesi nell’ospedale degli Incurabili di Napoli.

Sin dalla Pasqua dell’anno precedente, avevo accettato l’invito della predicazione quaresimale nella cittadina di Martano in provincia di Lecce. Era già arrivato il tempo di soddisfare all’impegno, ma non ero ancora perfettamente guarito e mi sentivo debolissimo. Temevo di non condurre a termine la sfibrante predicazione quaresimale e quindi non sapevo quale decisione prendere.

Da Morcone mi recai a San Giovanni Rotondo per consigliarmi con Padre Pio, esponendogli i miei timori di affrontare efficacemente un lavoro molto impegnativo ed improbo per le mie precarie condizioni di salute. Padre Pio, dopo di avermi ascoltato, disse: «Figlio mio, va’ pure tranquillo… le anime hanno bisogno… Io pregherò la Madonna… vedrai, tutto andrà bene».

Rassicurato dalle parole di Padre Pio e confortato dalla sua paterna benedizione, partii per Martano. Sin dalla prima sera, la chiesa matrice dell’Assunta era gremita. Il Parroco Don Alfonso Filoni rimase contento e soddisfatto. Man mano che passavano i giorni, nonostante i corsi speciali alle varie categorie ed ai ragazzi, nel pomeriggio, la chiesa ogni sera diveniva sempre più piccola per accogliere la folla dei fedeli. Dal mattino a mezzogiorno ero inchiodato nel confessionale per riconciliare le anime con Dio. Non avvertivo stanchezza; anzi mi era scomparso ogni residuo di malattia e mi sentivo in piena efficienza di forze. Il giorno di Pasqua, fu il giorno del trionfo. A mia insaputa, fu organizzata una dimostrazione di gratitudine e di affetto dal Parroco e dalla cittadinanza con la partecipazione delle autorità civili.

Terminata la Messa solenne con la predica di Pasqua mi avviai col Parroco, coi Sacerdoti locali e coi Religiosi Cistercensi verso l’uscita della Chiesa. Giunti sul sagrato, dove vi erano le Autorità, vidi una folla immensa di gente, ammassata nella piazza, sentii uno scroscio formidabile di applausi e subito le note allegre e festanti della banda cittadina. Non ancora mi rendevo conto di ciò che avveniva, quando improvvisamente mi sentii afferrare e sollevare in alto da giovani robusti che volevano portarmi in processione. Allora pensai che fossero tutti impazziti.

Mi dimenavo, cercavo di liberarmi da quella morsa di braccia, pregavo, supplicavo che mi lasciassero libero, assicurandoli di seguirli. Finalmente con l’intervento del Parroco, fui lasciato libero, ma costretto a partecipare al corteo per il corso principale di Martano sotto una pioggia di fiori.

Al ritorno, dopo Pasqua, salii a San Giovanni Rotondo; Padre Pio, incontrandomi nel corridoio, disse: «Hai visto che cosa sa fare la Madonna!».  Io: «Padre spirituale, è stato lei che mi ha combinato quel pasticcio…». Padre Pio: «Io!… io ho soltanto pregato per te; la Madonna ha fatto tutto. Ringrazia ed ama sempre la Mamma celeste».

(fonte: settimanaleppio.it)

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