“Nella tua anima, il Paradiso”

Come Don Dolindo Ruotolo incontrò Padre Pio da Pietrelcina.

Dio solo! Viva Maria!

Napoli, 12 ottobre 1968.

Al carissimo Padre Mariano Cappuccino. (San Giovanni Rotondo)

Mi chiedete uno scritto sul Padre Pio e vi contento benché mi senta completamente inetto nello scrivere su di una figura così grande, suggellata dalla mano di Gesù Crocifisso, luminosa nel suo spirito e nel suo apostolato, segnata dalla caratteristica dei grandi Santi, dalle tribolazioni durissime, sopportate da lui con serena eroica pazienza. Scrivere su di una grande figura di Santo, sulla quale hanno scritto tanti, amici entusiasti o nemici incoscienti, vagliata dalla Chiesa con i suoi abituali metodi severamente accurati, per i quali ogni inganno ed ogni finzione o peggio ogni fanatismo sarebbe dissipato come si dissipano le tenebre innanzi al sole, non è cosa facile scrivere per un semplice ricordo, nella morte. Io poi, povero vecchio, non oserei scrivere su di una figura così singolare, riconoscendomi incapace e inetto. Ad ogni modo scriverò sul mio incontro con lui.

Il giovane don Dolindo

Desideravo conoscerlo di persona, non per una vana curiosità, ma per attingere da lui almeno qualche raggio di quella luce che splendeva nell’anima sua. Egli pure mi aveva più volte fatto esprimere il desiderio di conoscermi di persona. Perché? Mi sapeva tribolato e voleva confortarmi? Non so dirlo, ma lo intuivo. Certo, sono tanto misero e nulla che non potevo suscitare in lui il desiderio di conoscermi.

Mi si dette intanto l’occasione d’incontrarlo, poiché Mons. Palatucci, Vescovo di Campagna, mi invitò ad accompagnarlo dal Padre Pio, che egli voleva visitare. Per me quell’invito fu una gioia, pur avendo a Napoli impegni di predicazione, che mi rendevano difficile allontanarmi dalla città. Sua Eccellenza dispose così le cose, da rendermi possibile il ritorno a Napoli per l’ora nella quale dovevo predicare. Stabilì di partire alle 4 del mattino.

Vi andai con due precisi desideri, dei quali non parlai a nessuno: domandargli luce sul mio cammino sacerdotale, e sulle conseguenti tribolazioni nelle quali ero passato, e domandargli qualche cosa benedetta da lui, per gl’infermi che io confortavo. Per me volevo luce nel mio cammino per assicurarmi se ero stato o ero un illuso o un sognatore date le penose contraddizioni che avevo subito e che subivo nel mio apostolato e nelle opere che pubblicai con le debite approvazioni, per il bene delle anime. Allora infieriva il modernismo come infierisce forse di più oggi, nonostante la precisa condanna del santo Papa Pio X, e nonostante le accorate proteste del Papa Paolo VI.

Don Dolindo nella mezza età

Per gl’infermi che amavo e assistevo desideravo a loro conforto qualche cosa benedetta dal Padre Pio sperando nella loro guarigione.

Giungemmo a San Giovanni Rotondo alle 8. Padre Pio era al confessionale. Celebrai la Messa e dopo il Padre Guardiano volle offrirmi in refettorio il caffè. Domandai quale era il posto del Padre Pio nel refettorio, e detti un bacio su quella tavola che raccoglieva il profumo delle sue penitenze. Il guardiano trasse dal tiretto del Padre Pio due tarallini che vi trovò, e li offrì a noi. Pensai subito di farli benedire dal Padre Pio per gli infermi.

Il Vescovo volle andare sul Gargano per visitare il Santuario di San Michele. Ritornammo verso mezzogiorno. Era impossibile in quell’ora, nella quale i Frati andavano a pranzo, incontrarci col Padre Pio. Ma io andai a picchiare alla sua stanza per pregarlo di ascoltarci allora, prevedendo che dopo non sarebbe stato possibile. La presenza del Vescovo lo indusse ad ascoltarci allora stesso. Io attendevo fuori la stanza. Dopo si doveva andare in refettorio. M’incontrai col Padre Pio, e lo supplicai di ascoltarmi. Si meravigliò di vedermi vecchio con la chioma imbiancata per l’età, e mi disse scherzando: «Ti sei imbiancato! T’è caduta la neve sul capo?». Parlava così, perché mi conosceva spiritualmente nell’anima, perciò soggiunse: «Ma l’anima è sempre giovane». Alla mia domanda di confessarmi per avere luce, mi disse: «Non c’è bisogno, sei tutto benedetto». Alla domanda che volevo fargli sul mio cammino doloroso, provocato dai modernisti, rispose leggendo il mio pensiero: «Che ne vuoi sperare, figlio mio?», e con un gesto significativo della mano soggiunse in dialetto: «Chille teneno chella capa». Mi abbracciò e mi benedisse.

Padre Pio

Dopo il refettorio, ci recammo con i frati e col Padre Pio nel corridoio a modo di ricreazione. Il Guardiano, scherzando, disse al Padre Pio: «Vi debbo accusare il Padre Dolindo, perché mi ha fatto fare un furto nel vostro tiretto». Io infatti l’avevo pregato di prendervi un altro tarallino per farlo benedire. Dissi allora al Padre Pio: «Permettete che vada io a farvi altri… furti? ». Ed egli: «Va’, e prendi quello che vi trovi!». Soggiunsi: «Ma io voglio che me li benediciate voi». Rispose con mirabile intuizione: «E come non hai capito che dalle 4, ora della tua partenza da Napoli, vi ho posto tante cose per i tuoi infermi, e vi ho posto i ceci con i tarallini, perché tu potessi darne un poco a ciascuno? E ho benedetto ripetutamente tutto per fecondare il tuo desiderio». Egli non sapeva né della partenza del Vescovo e mia da Napoli, alle 4, né del viaggio che era diretto a lui, né tanto meno del mio desiderio per gl’infermi. Evidentemente parlava per luce soprannaturale, rispondendo a quello che non avevo confidato a nessuno.

Dovemmo licenziarci, perché dovevo trovarmi a Napoli per la predicazione, e gli domandai la benedizione. Mi disse: «Ma tu sei avido di benedizioni, tu non ti sazi mai!». Ed abbracciandomi e stringendomi al cuore mi rassicurò sul passato della mia vita, sul presente e sul futuro, e in tono enfatico, innanzi ai Frati che lo circondavano, esclamò: «Tutto il Paradiso è nella anima tua! C’è stato sempre, c’è e ci sarà per tutta la eternità». E mi baciò. I frati rimasero sorpresi di questo linguaggio, e mi seguirono dicendomi: «Voi avete capito che cosa vi ha detto Padre Pio? È mirabile! Che cosa ha voluto dirvi?». Egli rispondeva allo scopo principale per il quale ero andato da lui, rassicurandomi su quanto si era svolto nella mia povera vita, travagliata e piena di tanti avvenimenti. Nel mio cuore non feci che umiliarmi, giacché non vedevo e non veggo in me che nullità e miseria.

15 ottobre

Carissimo Padre Mariano, spero possiate leggere il mio carattere e spero che possiate anche scusarmi se vi mando questa mia con ritardo.

Correggetela voi, o laceratela, come credete. Il ritardo è causato da un grande dolore, per la morte della cooperatrice del mio povero apostolato, Elena Montella, anima tanto cara al Padre Pio. Offertasi vittima a Gesù per i Sacerdoti traviati e per i peccatori, nel 1918, ha consumata la sua immolazione in 50 anni, tra pene gravissime e atroci dolori, che nessun medico seppe individuare, perché erano misteriosi. Tutta piagata dai piedi, sovrapposti come inchiodati, alle spalle, subiva ogni giorno penosissime e inutili medicazioni, a carne viva, senza un lamento, subendo tutto per amore di Dio. Anima santa, attiva nell’apostolato fino al sacrificio, sempre lucidissima di mente fino all’ultimo, con la gola chiusa, impossibilitata anche a bere un sorso d’acqua, con Gesù assetato sulla Croce, si è spenta placidamente ieri notte alle 2 dopo avere ricevuto scrupolosamente tutti i tesori della Chiesa. Assistita ogni giorno da me e dalle cooperatrici dell’opera nostra, con quattro ore di preghiera, si è spenta placidamente come lampada che si spegne, tutta vissuta in Dio, la sua gloria, e la salvezza delle anime. Pregate per lei.

Dopo la morte del Padre Pio, con la morte di Elena Montella, il mondo, la Chiesa e noi facciamo una grande perdita.

Scrivo di notte dopo due ore di preghiera. Sono molto sofferente, e paralitico e carico anche io di malanni, mi trascino e continuo il mio apostolato con l’immagine presente del Padre Pio. Comunicate questa lettera e queste notizie al Padre Pellegrino. Al Dott. Turino al quale indirizzo, perché mi mandò la busta affrancata, le notizie saranno chiare, perché certamente leggerà.

È notte, Padre carissimo. Beneditemi e scusatemi come ho scritto, non avendo il tempo di rileggermi. Bacio le mani a voi, a Padre Pellegrino e ai Frati tutti.

Dev.mo,
il povero Sac. Dolindo Ruotolo.

[a cura di P. Vincenzo da Casacalenda, “Padre Pio da Pietrelcina. Testimonianze”, pp. 145-148]

(fonte: settimanaleppio.it)

Advertisements

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...