“Vattene via, non ti conosco!”

di Padre Alberto D’Apolito (“Padre Pio da Pietrelcina. Ricordi, esperienze, testimonianze”).

Alcuni anni prima della morte di Padre Pio, si recò a San Giovanni Rotondo il signor G. N., insigne benefattore delle opere del caro Padre, proveniente dall’America. Appena Padre Pio se lo vide dinanzi, lo mandò via bruscamente, senza farsi baciare neppure la mano. Il povero uomo invano insisteva per farsi riconoscere come benefattore delle sue opere. Padre Pio con poche parole lo ammutolì: «Vattene via… non ti conosco!». Mortificato e contristato, venne a San Severo, dove io mi trovavo di residenza, raccontandomi l’umiliante incontro con Padre Pio. Poi con insistenza mi pregò di accompagnarlo a San Giovanni Rotondo e di presentarlo a Padre Pio, sostenendo di non essere stato riconosciuto. Non potendo rifiutarmi, perché aveva contribuito ai lavori della Chiesa del convento di Pietrelcina, quando io ero Superiore, lo accontentai a malincuore.

Padre Alberto D'Apolito
Padre Alberto D’Apolito

Nella macchina, mentre salivamo sul Gargano, cercai di sapere qualche cosa della sua vita. Mi resi subito conto perché Padre Pio lo aveva mandato via. Aveva una relazione amorosa con una giovane donna e tradiva la consorte con una certa frequenza. Allora gli feci capire il motivo per cui Padre Pio non lo aveva ricevuto. Gli dissi che Padre Pio aveva il dono della scrutazione dei cuori e quindi conosceva la sua relazione peccaminosa. Poi aggiunsi: «Vedrai, ora che c’incontrerà, ci caccerà tutti e due».

Infatti, giunti a San Giovanni Rotondo, salimmo al Convento. Eravamo nel corridoio ad attenderlo che uscisse dalla camera. Appena ci vide, esclamò: «Sei andato a chiamare l’avvocato. Andate via tutti e due!». Io ero preparato al brusco incontro: senza baciargli neppure la mano, presi la via d’uscita, seguito dal povero amico confuso e addolorato. Quando fummo nel piazzale, scoppiò a piangere. Cercai di confortarlo, esortandolo a fare una buona Confessione con un altro sacerdote. Poiché mi disse che si sarebbe recato ad Assisi e a Padova, lo consigliai di confessarsi in uno dei suddetti Santuari e di ritornare a San Giovanni Rotondo prima di riprendere il viaggio per l’America. Infatti fece come gli dissi. Non ebbe però il coraggio di andare solo a San Giovanni Rotondo; volle essere accompagnato da me. Padre Pio era seduto sulla veranda. Entrammo: il Padre ci guardò, non disse nulla. Dopo avergli baciato la mano, gli presentai l’amico, come insigne benefattore delle sue opere e della Chiesa del convento di Pietrelcina. Padre Pio, come se nulla fosse successo precedentemente, lo ringraziò, lo abbracciò, gli rivolse alcune domande, gli posò le mani sul capo, lo benedisse e l’assicurò di pregare per lui e la sua famiglia. Nel congedarlo gli disse: «Ora che torni in America, fai il buon cristiano, hai capito?».

Ritornato in America, dopo un anno, mi scrisse una lettera, pregandomi di interrogare Padre Pio se poteva di nuovo venire a San Giovanni Rotondo. Padre Pio mi rispose con un «no» deciso. Seppi poi da una sua figlia, venuta in Italia in gita turistica, che il papà aveva ripreso la relazione con l’amante, causa di discordia in famiglia. Padre Pio era già a conoscenza della vita riprovevole del meschino debole e senza carattere. Di certo pregava e soffriva per lui. Io gli scrissi una lettera di salutari consigli.

Dopo parecchi mesi, mi rispose che era tutto finito ed era ritornato definitivamente a Dio e alla pace della famiglia. Padre Pio mi fece scrivere che poteva venire a San Giovanni Rotondo. Così ebbe la gioia di avvicinare ancora una volta l’amato Padre e ricevere la benedizione per sé e per la sua famiglia, prima che Padre Pio lasciasse questo mondo. Di questi episodi ce ne sono migliaia.

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