Una lettera stravagante dall’america

di Padre Eusebio Notte, da Padre Pio e Padre Eusebio. Briciole di storia, pp. 113-115.

Lo scopo principale per cui i Superiori mi mandarono a San Giovanni Rotondo, fu quello di curare il disbrigo della corrispondenza inglese. Dovevo accudire ad oltre mille lettere, in media, alla settimana. Ricordo che i primi tempi rimasi sconcertato e quasi avvilito. Poi mi abituai e mi organizzai. Le lettere le leggevo tutte, e ci volle un bel po’ di tempo per prendere dimestichezza con la grafia, in genere a mano, perché le lettere erano in inglese, ma venivano da tutte le parti del mondo. A chi chiedeva solo preghiere, veniva mandato un foglietto già stampato, col quale si assicurava lo scrivente che il Padre avrebbe pregato, e intanto benediceva tutti. A chi nella lettera accludeva qualche offerta, veniva spedito un altro foglietto, nel quale si ringraziava anche dell’offerta. Ma tanti sottoponevano quesiti ben precisi a Padre Pio, come affrontare o no un intervento chirurgico, dal momento che i medici erano dubbiosi, oppure se potevano sposare quella persona, o iniziare quella attività ecc., abbracciare la vita religiosa, farsi sacerdote…

escanear0013In questi casi, se erano quesiti “normali” ai quali potevo dare io un consiglio come sacerdote, lo davo, aggiungendo delle parole a mano. Per consigli più impegnativi, andavo dal Padre, il quale in genere mi dava una risposta precisa. Ma tante volte diceva: «Rispondi che dobbiamo pregare insieme, perché il Signore illumini a prendere la giusta decisione». In quel caso dovevo scrivere una letterina.

Oltre alle richieste che ho ricordate, a volte arrivavano lettere davvero stravaganti. Una di queste, per esempio, venne dall’America, scritta da una signorinella, e il foglio era tappezzato di ritagli di foto di giornali. Quesito: “Sono una ragazza, purtroppo non abbastanza bella, e vengo a chiedere le sue preghiere perché mi aiuti. Ma, perché non si sbagli, vorrei il naso come quell’attrice – e c’era la foto del naso –, le labbra come quell’altra attrice, gli occhi, le orecchie come quella modella”. Le richieste stravaganti erano parecchie. Io rimasi più che sorpreso davanti a una lettera del genere.

Mi recai dal Padre e, senza dirgli nulla, gli misi la lettera in mano, aggiungendo: «È per lei». Con serietà e compostezza, il Padre aprì la lettera, e guardando tutto quel ricamo esclamò: «…e che lettera è questa!». A questo punto intervenni io e spiegai brevemente di che cosa si trattava: era una ragazza che chiedeva così, così, così. Il Padre mi ascoltava attentamente. Quando ebbi terminato, mi chiese: «E del cervello, che dice?». «Padre, non dice nulla!». «Allora rispondi che prego perché metta a posto il cervello…». Risposi esattamente come il Padre mi aveva suggerito.

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