Figlio di una Chiesa d’altri tempi

Così il quotidiano Il Tempo dava la notizia della morte di Padre Pio da Pietrelcina: “Era il figlio di una Chiesa difficile e non accomodante, ma era amato proprio per questo”.

San Giovanni Rotondo, 24 settembre 1968 — Certi personaggi danno la esatta dimensione del loro ruolo nel mondo soltanto quando ne lasciano la scena. La commozione e l’angoscia che suscita la loro morte, anche se l’avvenimento era considerato imminente da tempo, sono sempre sentimenti traumatici: qualcosa di noi che sembra andarsene insieme con il mito che finisce, con l’agonia di un uomo che sembra scomparire per sempre dalle nostre giornate, oltre che dalle sue e da quelle del suo emisfero più intimo. E invece quel qualcosa, proprio perché lo tenevano per indispensabile, sopravvive. Non sempre i morti muoiono. I santi, ad esempio, non muoiono mai.

Padre Pio da Pietrelcina non è ancora un santo per la Chiesa, che non canonizza mai i vivi, né i morti recenti. Ma è un santo per chi gli ha voluto bene, per chi ha creduto in lui, per chi lo ha cercato e per chi lo ha temuto: per chi ne desiderava e anche per chi ne paventava la vicinanza e i moniti. Ora è morto, ma è un morto tra noi: e vive con quel che è stato, quel che ha rappresentato per tutti, anche per i disattenti che volevano ignorarlo. Perché è proprio in quell’epoca scarsa di santi, e propensa a non più credere alla santità soltanto perché è difficile reperirne qualche esemplare, che si avverte struggente la mancanza di un ancoraggio lontano e difficile ma sicuro.

Ancora spirituale

Il cappuccino stimmatizzato, con la sua figura di irsuto sannita e la scontrosità del suo carattere, non era un sacerdote facile; eppure lo cercavano da tutto il mondo. E tutto il mondo accorreva a lui perché non era un sacerdote facile. Era il figlio di una Chiesa difficile e non accomodante, ma era amato proprio per questo. Un minatore che vuol risolvere un problema al dettaglio può chiedere e ottenere un buon consiglio sindacale dal prete operaio che lavora con lui. Però un peccatore che vuol lavarsi l’anima e un disperato che cerca una ragione alla sua tragedia hanno bisogno di quelle sferze e di quelle carezze che soltanto i confessori come Padre Pio possono e sanno dare, perché non sono come noi, perché sono diversi e lontani da noi.

Padre Pio da Pietralcina, per molti, doveva morire il 6 agosto 1959, dopo aver visto librarsi nel cielo estivo San Giovanni Rotondo (l’eremo della sua vita) la statua della Madonna di Fatima che, agganciata ad un elicottero, si librava in alto e stava per tornarsene nella quiete mariana del solenne santuario alla Cova de’Iria.

Il frate cappuccino era gravemente malato dall’aprile e più volte, nel corso di quei lunghissimi e trepidanti mesi, i fedeli raccolti in preghiera nella chiesa del convento avevano temuto che le loro appassionate invocazioni non fossero sufficienti a strappare alla morte Padre Pio. Correvano, sulla sua salute, le voci più allarmanti. Tutti gli inviati speciali dei grandi organi di stampa si erano precipitati sul Gargano, e avevano già preparato quello che, nello spietato gergo del mestiere e degli espedienti giornalistici, si chiama «il coccodrillo».

Dicevano i fedeli, che conoscevano il grande amore che il «loro» Padre Pio portava alla Madonna di Fatima: «Il Padre aspetta la Vergine, e poi se ne va con lei». Le notizie sulla sua salute erano drammatiche. Era persino trapelato che, in un consulto segreto, tre illustri clinici chiamati d’urgenza al convento, il prof. Pietro Valdoni, il prof. Antonio Garbarrini, il prof. Luigi Puntoni, erano rimasti turbati alla lettura delle «lastre» e avevano senza reticenza parlato di tumore. Era, dunque, doveva essere la fine. Padre Pio stava per lasciare il mondo, che aveva illuminato con le sue virtù e la sua scontrosa ma amabile intransigenza di confessore dei peccati degli uomini, che a lui erano accorsi in gran numero e con tanta maggior devozione quanto più severa, nei loro confronti, era stata la gravosità dell’espiazione imposta. Si pensava soltanto che avrebbe atteso, appunto, l’arrivo della immagine della Madonna di Fatima, a quei tempi in pellegrinaggio attraverso l’Europa.

Per la Chiesa

E invece Padre Pio non morì. Non era ancora giunta, secondo i disegni del Cielo dei quali egli è stato sempre considerato un fedele esecutore, la sua ora. La sua ora è giunta adesso. Perché?

Son passati molti anni da quel 6 agosto 1959, ma, ancor più degli anni che ci separano da quella data, son trascorse molte vicende e anche molti affanni per la Chiesa e per gli uomini, al servizio dei quali Padre Pio ha sempre posto la sua missione terrena in un’epoca che è scarsa di santi e invece avrebbe bisogno proprio dei santi, non tanto per trovare una bussola quanto per individuare un’affascinante rarità che al tempo stesso sia anche una meta di eroismo spirituale.

È per questo «perché» che turba tutti coloro che hanno creduto in Padre Pio, e nella santità come conquista che non scade nemmeno nei tempi che la rinnegano.

Quel 6 agosto 1959, dunque, Padre Pio era spacciato. Altre volte era stato male, altre volte aveva corso pericolo di vita. I suoi mali, come i suoi beni, sono stati sempre misteriosi, in ciò riassunti da quel supremo male fisico e supremo bene spirituale, quel grande e conturbante mistero che in lui sono state le stimmate. Ma quel 6 agosto, con l’arrivo del sacro simulacro mariano da Fatima, era scontata davvero la sua dipartita. Essa, in realtà, è avvenuta nove anni dopo.

Si attribuiscono, a Padre Pio da Pietrelcina, centinaia e centinaia di guarigioni prodigiose, insperate in casi disperati. Eppure, per manovre ormai note e documentate, tutta la sua attività fu posta in discussione.

La vicenda terrena può considerarsi chiusa soltanto ora in conseguenza della sua morte, perché Padre Pio è scomparso da questa terra prima che giustizia fosse fatta per intero, con moltitudini di amici che gli volevano bene e che ora lo piangono ma anche con una piccola schiera di malvagi che non lo rimpiangono, e anzi gioiscono perché se ne è andato un testimone troppo scomodo. Tutte le storie della santità hanno questi risvolti.

Il Papa ha pregato in memoria del frate

«La figura del Padre Pio è nota a tutto il mondo; da tutte le parti accorrevano a lui fedeli e scettici, richiamati dalla sua fama di virtù»: così ha scritto ieri L’Osservatore Romano, in un breve corsivo, pubblicato – come la notizia della morte – in ultima pagina, ricordando il Padre Pio da Pietrelcina. «Si è parlato di speciali doni soprannaturali e su questo, a suo tempo, si pronunzierà la Chiesa; noi possiamo solo dire che Padre Pio ha ha consolato e ha richiamato al Signore anime innumerevoli, ha riconciliato con Dio uomini lontani dalla fede e dalla vita cristiana e talvolta ostili e nemici alla religione; il suo confessionale era un tribunale di misericordia e di fermezza; anche coloro che erano rimandati senza aver ottenuto l’assoluzione avevano, in grandissima maggioranza, l’ansia di ritornare e di ritrovare pace e comprensione, mentre per loro già si era aperto un nuovo periodo di vita spirituale».

(fonte: iltempo.it)

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Un pensiero riguardo “Figlio di una Chiesa d’altri tempi

  1. Ma quindi si vorrebbe una chiesetta facile e accomodante… magari politicamente corretta? La VERA CHIESA DI GESÙ non lo è o non sarebbe più la VIA, la VERITÀ è la VITA e non troveremmo più il mio Padre Pio ad aspettarci alle porte del Paradiso!

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