«Svuotiamo il Purgatorio!»

Padre Pio aveva un legame speciale con le anime sante del Purgatorio: si offrì vittima per esse già dai primi anni del suo sacerdozio. Ai suoi figli spirituali diceva sempre: «Dobbiamo svuotare il Purgatorio!».

“Ne ho viste tante”

Padre Alberto D’Apolito riporta che Mons. Alberto Costa, Vescovo di Melfi, nel 1922 mentre era in conversazione con Padre Pio gli chiese se avesse mai visto un’anima del Purgatorio. Padre Pio rispose: «Ne ho viste tante che non mi spaventano più» (Padre Alessio Maria Parente, Padre Pio e le anime del Purgatorio, pag. 129).

Una montagna di anime

Padre Pio disse: «Su questa montagna salgono più anime purganti che uomini viventi ad assistere alle mie Messe e a cercare le mie preghiere» (Padre Alessio Maria Parente, Padre Pio e le anime del Purgatorio, pag. 209)

Il “Precoco”

Padre Pio raccontò a Padre Paolino, superiore del convento: «Stavo pregando con gli occhi socchiusi quando vidi aprirsi la porta ed entrare un vecchio ravvolto in un mantello, e venire a sedersi vicino a me. Mi disse: “Io sono Pietro Di Mauro soprannominato Precoco. Io sono morto in questo convento il 18 settembre 1908, nella cella numero quattro, quando vi era ancora l’asilo di mendicità. Una sera, stando a letto, mi addormentai col sigaro acceso, che diede fuoco al pagliericcio e morii soffocato e bruciato. Sono ancora nel Purgatorio. Ho bisogno di una santa Messa per essere liberato. Il Signore ha permesso di venire a chiedere a voi aiuto”. Padre Pio: “Stai tranquillo, domani celebrerò la Santa Messa Per la tua liberazione”». Dopo qualche giorno, Padre Paolino da Casacalenda, il superiore del convento, scese in paese, fece una ricerca all’anagrafe e scoprì che effettivamente un tale Pietro Di Mauro era veramente morto il 18 settembre 1908, nelle fiamme del suo letto andato a fuoco, mentre dormiva. (Padre Alessio Maria Parente, Padre Pio e le anime del Purgatorio, pag. 132)

Sulla strada verso il Paradiso

Un giorno Padre Pio si alzò bruscamente dalla tavola e si diresse verso la porta del convento. Alcuni frati gli andarono appresso. Padre Pio aprì la porta e cominciò a parlare. I frati non vedevano nessuno oltre a Padre Pio. Uno di loro pensò persino che fosse “impazzito”. Finita la conversazione Padre Pio chiuse il portone e, avviandosi indietro, vive il volto perplesso dei frati e disse loro: «Non preoccupatevi. Ho parlato con alcune anime che sulla strada che dal purgatorio va al paradiso sono venute qui per ringraziarmi di averle ricordate questa mattina durante la Messa» (Padre Alessio Maria Parente, Padre Pio e le anime del Purgatorio, pag. 137)

Novizio poco diligente

Padre Pio aveva finito di pregare nel coro udì un forte rumore come quello che fanno i candelabri dell’altare maggiore quando cadono. Si avvicinò alla ringhiera di legno e vide un giovane frate che gli disse: «Sto facendo il mio purgatorio qui. Sono stato studente seminarista in questo convento ed ora mi tocca espiare i peccati commessi durante la mia permanenza qui, perché mancai di diligenza nell’adempiere ai miei doveri in questa chiesa». Padre Pio gli rispose: «Dirò una messa per te domani, ma tu non venire più qui» (Padre Alessio Maria Parente, Padre Pio e le anime del Purgatorio, pag. 143)

I due frati che spaventarono zi’ razio forgione

Padre Francesco Napolitano, cappuccino della provincia di Foggia e poi missionario in Cile, raccontava che il signor Orazio Forgione, detto zi’ Razio, il padre di Padre Pio, una sera era ospite del convento. Quando volle entrare nella cella numero dieci che gli era stata assegnata, vide due frati, in piedi davanti alla stanza, che non lo facevano entrare. Quando zi’ Razio tentò di entrare di forza, i due frati sparirono. Zi’ Razio, terrorizzato, corse a chiedere spiegazioni al figlio, il quale gli disse: «Papà, quei due frati sono due poveri religiosi in purgatorio. Sono venuti per chiedere le nostre preghiere per uscirne al più presto» (Padre Alessio Maria Parente, Padre Pio e le anime del Purgatorio, pag. 165).

419_001Quel fraticello sulla scrivania…

A mezzanotte la comunità dei frati sacerdoti recitava nel coro il Mattutino. I frati laici recitavano al posto del breviario settantasei Padre Nostro. Nel 1945 Fra’ Pietro, al ritorno nella sua cella, trovò seduto alla scrivania un giovanissimo frate con la testa chinata, coperta dal cappuccio, e con le mani giunte, come se stesse meditando. benché spaventato fra’ Pietro chiese ad alta voce: «E tu chi sei?». L’unica risposta ricevuta fu la scomparsa del giovane frate nell’aria rarefatta. Spaventatissimo, fra’ Pietro corse da Padre Pio, che gli disse: «Il frate che hai visto alla scrivania è un povero novizio, che sta facendo ancora il suo purgatorio in questa stanzetta. Ma non ti spaventare. Non ti molesterà più, perché non lo vedrai più. Raccomandalo a Dio perché possa presto giungere in Paradiso» (Padre Alessio Maria Parente, Padre Pio e le anime del Purgatorio, pag. 169).

L’ultimo saluto

Il 30 dicembre 1936 Padre Pio fu informato che il suo amico Padre Giuseppe Antonio, residente nel convento di S. Anna a Foggia, era gravemente ammalato. Mentre Padre Pio era nella sua cella pregando per l’amico, la porta si aprì ed entrò Padre Giuseppe. Padre Pio gli domandò: «Come stati? Mi è stato appena detto che eri gravemente ammalato, e mo’ ti trovi qui?». Padre Giuseppe Antonio gli rispose: «Sto bene. Tutte le mie sofferenze sono finite e sono venuto a ringraziarti per le tue preghiere». Le cronache del convento riferiscono che l’apparizione avvenne esattamente nello stesso momento in cui spirò. (Padre Alessio Maria Parente, “Mandami il tuo angelo custode”, pag. 177).

Un parroco di Pietrelcina

Questo fatto fu riportato da Padre Bonaventura Massa. Don Giovanni Caporaso era Parroco di Pietrelcina prima del nuovo parroco don Salvatore Pannullo. Don Giovani morì nel 1901. Nel 1910 mentre Padre Pio diceva la messa, don Salvatore vedeva il defunto don Giovanni inginocchiato sull’inginocchiatoio dietro l’altare. Don Giovanni fu anche visto inginocchiato nella chiesetta di San Pio martire nel rione Castello. Anche Padre Pio aveva notato un sacerdote inginocchiato, ma avendolo visto di dietro, non aveva mai capito chi fosse. Le apparizioni durarono circa un mese. L’ultima volta il defunto sacerdote disse a don Pannullo: «Salvatore, ora ti lascio, non ritornerò più. Come è stato terribile per me, e quanto mi è costato». Don Giovanni Caporaso era un uomo onesto e giusto, ma dopo la celebrazione della messa del mattino usava andare subito, senza fare il dovuto ringraziamento, nella farmacia accanto alla chiesa, per chiacchierare con gli amici. Naturalmente Padre Pio, durante tutto il mese, pregò per Don Giovanni. (Padre Alessio Maria Parente, Padre Pio e le anime del Purgatorio, pag. 185).

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