Miracoli a Corato

Estratto del libro I miracoli che hanno fatto santo Padre Pio, di Enrico Malatesta (Edizioni Piemme, Casale Monserrato, 1998).

Ma ci sono anche dei figli spirituali del venerabile Padre di Pietrelcina che, avendolo seguito da vicino, sono stati testimoni di episodi occorsi ad altri che, senza la loro memoria, andrebbero irrimediabilmente perduti. Raccontandoli, come ha fatto per noi la signora Rosa Corrente, sperano di suscitare in altri il ricordo e mettersi così in contatto proprio con le persone delle quali parlano, nella speranza che siano ancora tra noi.

La signora Corrente ha 56 anni e vive a Torino. La sua devozione a Padre Pio è un dono ricevuto dalla madre, Caterina De Vanna, nata a Corato, in provincia di Bari il 30 ottobre 1911 e deceduta il 13 dicembre 1994.

1 (1)Rosa da piccina, come tutti i bambini, pendeva dalle labbra della mamma quando ella le narrava le belle fiabe o le parabole più significative del Vangelo. Ma anche quando le spiegava alcuni episodi accaduti a conoscenti e amici nel paese della sua giovinezza, Corato appunto.

Un giorno, in paese, in una famiglia molto povera, venne al mondo una bella bambina, però sordomuta. La piccola cresceva, timida e triste, ma sempre in disparte, per quei difetti fisici che non le permettevano di condividere la vita dei ragazzi della sua età. E col tempo il suo era diventato un vero inferno, perché nel paese non riusciva a comunicare con nessuno, se non coi genitori. I compagni di giochi, non appena arrivavano all’età della parola, infatti, la relegavano in disparte, come uno straccetto consunto, non riuscendo a farsi capire e a giocare con lei: che quindi era ridotta a vivere nella solitudine, nonostante l’amore e l’affetto di cui la ricoprivano i genitori che si struggevano al vederla in quelle condizioni.

A nulla erano serviti i tentativi dei medici per riportarla alla normalità, con immenso dolore della mamma che versava per lei, nel segreto, lacrime amare pensando al momento in cui sarebbe rimasta sola ad affrontare un mondo così cinico; lei, quell’esserino tanto timido e indifeso.

I genitori però non abbandonarono mai in cuor loro la segreta speranza di vederla guarire e in effetti solo la fede saprà mostrargli la via dell’insperato e inspiegabile (scientificamente) cambiamento. Ecco come avvenne.

Nel lontano 1934, avendo sentito parlare dei prodigi che quel fraticello di San Giovanni Rotondo compiva, con una facilità – diremmo noi — che ha dello sconvolgente, papà e mamma decisero di sacrificare i risparmi messi da parte in tanti anni di sacrifici e investirli nel santo pellegrinaggio in provincia di Foggia; decisi a supplicare Padre Pio, chiedendogli una grazia per la loro figliola.

Arrivati al monastero, dove il frate viveva circondato permanentemente di folla, riuscirono non senza fatica ad avvicinarlo e a raccontare la storia della bambina, che all’epoca aveva già 8 anni. Il frate ascoltò l’ennesimo dolore che gravava il cuore di quella famiglia che amava, di gente di quel Sud dove il processo di industrializzazione in atto nel resto del paese non arrivava e i giovani erano costretti ad abbandonare la terra per costruirsi un futuro. Ma la sua risposta doveva lasciare delusi quei poveri genitori. Avvicinatosi alla bimba le diede semplicemente una carezza, aggiungendo una frase oscura: «Andate a Corato, lì sentirete la mia voce».

Animati solo dalla segreta speranza che qualcosa dovesse presto cambiare tornarono a Corato. Non fu così. A casa le settimane passavano invariabilmente e la speranza lasciò presto il posto alle lamentele e ai litigi, per l’inutile spesa sostenuta (il viaggio a San Giovanni Rotondo). Un giorno, quando ormai avevano dimenticato le parole del cappuccino, i coniugi stavano litigando con particolare accanimento, con le voci talmente alterate da coprire ogni altro suono. Non sentirono quindi il campanello alla porta, che annunciava la visita di un ospite.

A un certo punto l’alterco si ricompose, come d’incanto perché ebbero la sensazione che la bambina avesse udito e infatti stava davanti alla porta spalancata. Non ebbero però il tempo di meravigliarsi perché un istante dopo esclamò con naturalezza: «Mamma!», per avvertirli dell’arrivo dell’ospite. Solo allora si ricordarono della “voce” che il venerabile Padre aveva annunciato che avrebbero sentito. Il miracolo si era avverato e quei genitori cambiarono la tristezza in gioia e le lacrime di disperazione in riso di consolazione. Si abbracciarono, strinsero la bimba al cuore e corsero per le strade di Corato raccontando a tutti quanto era accaduto.

La signora Rosa, raccontando la storia vorrebbe ora sapere se è ancora viva l’ex sordomuta di Corato, se c’è, che fine ha fatto, e se qualcun altro ha custodito la memoria di questo evento miracoloso.

Ma non è l’unico episodio di cui è a conoscenza la signora Corrente. Anche il papà era infatti un devoto di Padre Pio, Chiamato alle armi nella seconda guerra mondiale, ricorda la figlia, prima di partire per la Russia, ricevette dalla moglie una medaglietta benedetta dal frate. Dato come tanti per disperso fece invece ritorno a casa dopo 5 anni, ammalato ma vivo, ed è morto in serenità il 1° luglio 1992, a 75 anni, vicino ai suoi cari. «L’unico mio grande rammarico – dice la figlia – è che quella medaglietta non so che fine abbia fatto».

Ma ecco subito un altro aneddoto miracoloso accaduto sempre a Corato nel 1935. Un brav’uomo, padre di famiglia, viveva un’esistenza tranquilla, fatta di casa, lavoro ed educazione dei figli. La tranquillità però venne bruscamente interrotta nel 1935 e quel signore prima tanto sereno divenne agitato, al punto da non poter più prendere sonno di notte, attanagliato da improvvisi incubi.

Egli, al contrario dei familiari che non riuscivano a darsi una spiegazione, sapeva benissimo di cosa si trattasse, ma non ne voleva far parola con nessuno. I familiari allora, ritenendo che fosse un problema legato alla mancanza di salute o a un attacco di insonnia, tentarono di convincerlo a farsi visitare da un medico. Proposta che però l’uomo disdegnò con asprezza, aggiungendo che si trattava di crisi passeggere e che sarebbe presto tornato quello di sempre. Circostanza che però non si verificò affatto. Anzi, col trascorrere del tempo le crisi notturne si andavano intensificando e lui era ridotto alla larva di se stesso. Così, un po’ per necessità (non ne poteva più di trascorrere desto le notti), un po’ per stanchezza, un po’ per convinzione, e anche solo per accontentare la moglie, molto preoccupata perché non riusciva a capacitarsi di cosa gli fosse successo, l’uomo si decise ad andare a San Giovanni Rotondo per confessarsi da Padre Pio.

All’epoca la notorietà del frate era già molto diffusa ma l’attesa per confessare al cappuccino dalle stigmate i propri peccati non era ancora così lunga come diverrà in seguito, con liste di iscrizione chiuse con settimane e settimane di anticipo. Fatto sta che, dopo qualche ora di coda, eccolo finalmente inginocchiarsi nel buio confessionale a raccontare le proprie mancanze al sacerdote, al secolo Francesco Forgione, capace di resistere per ore e ore per far scendere su quanti lo chiedevano il perdono di Gesù.

Nonostante il forte desiderio e le lacrime versate dalla moglie, il suo cuore indurito e la vergogna che sentiva, bloccavano quello sciagurato che non riusciva proprio a pronunciare il motivo di tanta agitazione.

Dopo averlo ascoltato per un po’ in silenzio, quando si fu del tutto zittito, il frate di Pietrelcina gli domandò se non avesse dimenticato nulla. Al diniego, il confessore gli impose di voltarsi e guardare alle sue spalle. Quanto vide lo terrorizzò: i lineamenti di un uomo stavano a poco a poco emergendo dal nulla, come materializzandosi da una nebbia indistinta, lattiginosa. L’oscurità si stava diradando rivelando i contorni di una figura umana. In quel corpo e in quel volto, l’uomo di Corato riconobbe la persona che aveva ucciso tempo addietro accidentalmente.

Un moto di commozione lo assalì violentemente e lo strinse un nodo alla gola. Preso da un indescrivibile senso di rimorso raccontò a Padre Pio tutti i particolari di quell’episodio che aveva relegato in un angolo della memoria e che la visione aveva prepotentemente ridestato.

Prima di chiedere l’assoluzione aggiunse che si sarebbe subito costituito all’autorità giudiziaria per scontare la giusta pena. E così fece. Dopo un regolare processo fu condannato, ma da quel momento tornò l’uomo sereno di prima e scontato il periodo di detenzione, fece ritorno a casa dove visse in pace e nella stima rinnovata di tutti.


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