“Dille che si lasciasse operare!”

di Padre Costantino Capobianco, “Detti e aneddoti di Padre Pio”, pp. 111-114

Eravamo ai primi di giugno 1968. La nostra benefattrice Serafina Pipoli era stata ricoverata negli Ospedali Riuniti di Foggia, per accertamenti necessari ed urgenti. Da oltre sei mesi, infatti, soffriva molto per una iniezione venuta a suppurazione (come i medici ritenevano nei primi tempi). A giorni alterni doveva essere controllata e medicata dal medico. Gli altri giorni, la medicava la sorella – Marietta –, aiutata da una buona Terziaria. Intanto passavano le settimane, la suppurazione continuava e le sofferenze aumentavano.

Il prof. Saverio Jorio, intimo amico di famiglia, che l’aveva visitata due o tre volte, avanzò una diagnosi che sembrò fuori posto anche al medico curante; ma che si dimostrò esatta, precisa, degna del Professore. La diagnosi era la seguente: cioè che non si trattava di una iniezione venuta a suppurazione, ma del rene destro che dava pus e si era aperta una via di uscita, mediante una fistola. Era necessario, quindi, ricorrere, senza indugio, all’intervento.

Purtroppo, come accennavo, la diagnosi ed il suggerimento del Professore, pur tanto stimato dall’interessata e dalla sorella, non furono presi nella giusta serietà. Di conseguenza, la paziente tirò innanzi ancora due mesi con inutili medicazioni e dolori; ma poi, in seguito ad un consulto, dovette decidersi a farsi ricoverare per accertamenti. E gli accertamenti dettero completamente ragione al prof. Jorio. La paziente, ricoverata il 28 maggio 1968, fu sottoposta all’asportazione del rene destro l’11 giugno 1968; asportazione, per la quale le fu tagliato un pezzo di osso a due costole. Ma il caso era molto più serio di quanto può sembrare, prima perché le analisi avevano rivelato che il rene era un ammasso di marciume, e poi perché la paziente non era giovane: aveva 77 anni.

Il prof. Imperati, Primario Chirurgo, ed i suoi Assistenti erano molto dubbiosi circa l’esito dell’intervento. Difatti, il Primo Assistente, qualche giorno dopo ultimati gli accertamenti, chiese alla sorella della paziente la firma per procedere all’intervento. Questa, Pipoli Marietta, soggiunse spaventata: «Ma allora mia sorella deve morire!». Mi fece chiamare e mi pregò di andare da Padre Pio. Tutt’e due decise a fare come avrebbe detto Padre Pio, che le conosceva, le stimava ed era stato in casa loro, quando risiedeva a Foggia. Il Superiore mise subito a disposizione la vetturetta. Arrivai in convento alle 14,30. Padre Pio stava sulla terrazzina e, come sempre, pregava, recitando il Rosario.

rosario5M’inginocchio a baciargli la mano: «Padre!». «Come mai a quest’ora?». Io gli dico in breve il perché, senza trascurare nessun elemento importante; ma Egli mi chiede ancora qualche chiarimento. «Ora, Padre, che risposta debbo dare a Serafina? Perché, come le ho già detto, farà come lei dirà, senza ragionarci su». Padre Pio si raccoglie un istante. Un istante, dico. Poi mi fissa con uno sguardo umile e sicuro e mi risponde: «Dille che si lasciasse operare, in grazia di Dio!». «Grazie, Padre!». E porto, naturalmente, la Sua benedizione per tutt’e due e le assicuro della Sua preghiera. Partii. Portai il conforto e la risposta del carissimo Padre, che arrecò fiducia e serenità. Con quanta attenzione ed interessamento stettero a sentire, tutte le ricoverate della camerata, quello che riportavo a nome di Padre Pio, non occorre dirlo.

La paziente si fece operare. Tutto riuscì bene e, con meraviglia dei medici e ad onta del rene disfatto e marcito e della fistola che si era formata, il 10 luglio 1968 Serafina Pipoli veniva dimessa dagli Ospedali Riuniti. E, ad oltre tre anni da quella data, per grazia di Dio e per la intercessione di Padre Pio, continua a star bene.

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