Gli insegnamenti morali di Padre Pio

Il frate stigmatizzato esige il pentimento dei peccati da chi si confessa. Ti legge nella mente, e se non sei pentito se ne accorge: allora sono guai. Padre Pio è così: o lo accetti, e ne accetti le richieste, o lo rifiuti.

di Michele O. (17-06-2002)

[…] Qui giunti torna ad affiorare spontanea una domanda: chi fu davvero padre Pio? L’unico altro Cristo, nel senso più pieno, che la storia della Chiesa ricordi. Altro Cristo come sacerdote; altro Cristo come stigmatizzato. Non ce ne sono degli altri.

Con P. Pio non si scherza!

È un frate di fronte a cui un indemoniato, in preda al terrore, si mette ad urlare: «Quest’uomo ha l’umiltà di San Michele Arcangelo». È un Cristo che appare in visione ad una sua figlia spirituale, con le carni squarciate, la veste a brandelli e una croce sulle spalle, e le dice che «Il figlio dell’uomo sta per morire sul Gargano». Anche le parole del cappuccino sono uguali a quelle del Cristo: «La parola che vi dico non è mia, ma di Colui che è in me. Amatevi come io vi amo. Sì, vi amo con il cuore di Gesù». Ma quale amore? L’amore di una fede che non muta con il trascorrere del tempo. Perché il Signore di padre Pio è ancora quello del medioevo cristiano. Deo gratias.

Il principio non si piega alla circostanza. I penitenti confermano che il padre riesce a sconvolgere le loro anime e profondità impensate, spesso cacciandoli — per poi riaccoglierli — di fronte ai peccati più gravi: bestemmia, aborto, omosessualità, adulterio, contraccezione, mancata partecipazione alla Santa Messa festiva. Il frate esige il pentimento dei peccati da chi si confessa. Ti legge nella mente, e se non sei pentito se ne accorge: allora sono guai.

Un anziano signore che ha una relazione extraconiugale si reca dal padre. Non lo ha mai visto prima. Non si è ancora inginocchiato che già si allontana di corsa: «Va’ via, vecchio porco!». Tutti sanno che il cappuccino non vuol vedere neppure un accenno di nudità e spesso caccia le donne che non portano la gonna lunga. Una ragazza gli si presenta vestita di tutto punto, ma il frate l’apostrofa duramente: «Tirati giù quelle maniche, brutta scostumata!». La giovane capisce: sotto il golfino – messo per l’occasione – porta un abito senza maniche. Ad una donna che confessa un aborto, il frate mostra una visione: un grande e santo papa acclamato dalle folle. Poi aggiunge: «Ecco ciò che Dio aveva in serbo per quel tuo figlio che uccidesti!».

Padre Pio è così: o lo accetti, e ne accetti le richieste, o lo rifiuti. Lui così inflessibile, eppure così umano. Pronto a ridere e a scherzare; costretto a farsi forza per non piangere quando vede il prossimo che soffre. E intanto si porta sulle spalle il peso del mondo — come lui stesso dice — il peso del XX secolo, che definisce: il tempo dello scatafascio.

Ite, missa est...
Ite, missa est…

Il 23 settembre 1968 si conclude l’avventura del fraticello campano. Non ha più la forza per parlare, per esprimere una preghiera articolata, e dalla sua bocca escono solo due nomi, incessantemente: «Gesù, Maria». Sono le 2 e 32 di notte e il padre muore. Subito dopo la morte quelle piaghe che hanno versato tanto sangue si rimargineranno senza lasciare alcuna traccia.

È il ‘68, l’epoca della rivoluzione, della ribellione alle ultime sopravvivenze di quei principi per cui il santo frate aveva speso una vita di dolori e di lotte. Ormai la degenerazione borghese della società non ha più confini o argini. La tentazione di pensare che quelle piaghe avessero frenato il mondo sull’orlo del caos, c’è, è forte. Ma ormai il Padre è morto: Ite Missa est, andate la Messa è finita. Una Messa durata quasi sessanta anni.

Secondo le leggi canoniche, un processo di beatificazione si può aprire almeno cinque anni dopo la morte della persona per la quale lo si chiede. Quello di padre Pio si aprì ben quindici anni dopo (1983).

Non appena fu di dominio pubblico la notizia di tale apertura, immediatamente il vecchio monsignor Maccari spedì al Pontefice una lettera di protesta, che fece anche pubblicare sul settimanale Epoca. I tentativi di mettere i bastoni tra le ruote al procedimento non sono mancati. Nel 1997 una trasmissione televisiva fu dedicata a dare voce agli avversari del frate. Infine si è visto anche il rinnovarsi delle alleanze trasversali. Preti e rossi si sono rimessi a braccetto, come ottanta anni fa, contro il Santo sannita. Nel 2001 una casa editrice d’estrema sinistra ha pubblicato un pamphlet contro padre Pio, basato quasi unicamente sulle carte di padre Gemelli e di monsignor Maccari.

DIO ha reso giustizia.

FONTE: effedieffe.com

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