Microfonisti sacrileghi

Estratto del libro Aiutatemi tutti a portare la croce di Enrico Malatesta (Patriche Editrice, 2002).

È una lista lunghissima quella dei personaggi che hanno perseguitato il frate con le stigmate e i suoi figli spirituali.

Alcune tappe dell’autentico Calvario cui viene sottoposto un innocente non si possono tuttavia dimenticare, come il posizionamento di registratori nei luoghi ove Padre Pio confessa i fedeli. Quando viene resa nota questa vicenda, sopraggiungono smentite ufficiali, formulate nel tentativo di negarla. Ma noi siamo in possesso di testimonianze che la confermano in tutta la sua triste realtà.

Non è nostra intenzione soffermarci sui singoli preti o frati che odiano o amano il frate di San Giovanni Rotondo. Pubblichiamo soltanto alcuni nomi, per confermare l’autenticità dei documenti, ma in realtà non sono le loro figure ad avere importanza in questa storia. Costoro, illustri o meschini, sono ingranaggi di un disegno più vasto: antichissimo, che nasce dalla notte dei tempi e coinvolge il Bene e il Male, in un’assidua lotta che spesso registra la provvisoria vittoria di quest’ultimo: anche perché uomini come Padre Pio hanno la capacità di perdonare, sempre e comunque, mentre i malvagi sognano l’annientamento degli avversari.

Ecco dunque le prove dell’esistenza dei registratori. Per esempio, in una lettera del 21 settembre 1962, padre Teodoro di San Magno scrive:

“E passato Padre Giuseppe e gli ho domandato dei microfoni: lui li ha visti ma non sapeva chi li avesse installati. […]”.

Don Umberto Terenzi mostra i registratori che usò per violare il segreto confessionale.
Don Umberto Terenzi mostra i registratori che usò per violare il segreto confessionale.

Ma altre lettere dimostrano chi ha ordinato e installato questi microfoni. Il definitore generale dell’Ordine dei cappuccini, per esempio, scrive un’eloquente missiva:

Ave Maria – Curia Generalizia dei frati minori cappuccini. Roma il VII-1960. Per conoscenza al R.mo don Terenzi.

Reverendo Padre, Giustino Carissimo, in un incontro avuto in questi giorni, il sottoscritto col Reverendo Provinciale ed il gev.mo e carissimo Don Terenzi e con l’approvazione del Rev.mo padre Generale, si è stabilito: 1) Che Vostra Paternità continui; l’ardua e delicata impresa di raccogliere tutto il materiale documentario possibile, con segretezza, discrezione, e sovrannaturale! intenzione come lodevolmente ha fatto fin qui; 2) Che in queste! lavoro sia coadiuvato dal Padre Daniele e da fra’ Masseo in piena fraterna unione di intenti e serafici sensi, con esclusione di qualsiasi altro, fosse pure caro e fidato; perché anche i muri hanno orecchi!, e per questo non se ne faccia parola con nessuno per quanto familiare o santo; 3) Che tutto venga fedelmente inviato a mano (quando se ne presenti l’occasione) o per plico raccomandato spedito da Foggia al sottoscritto qui a Roma […] In Gesù e Maria suo, F. Bonaventura.

Altra lettera di padre Bonaventura a padre Giustino, pochi giorni dopo, 15 luglio 1960:

[…] Non preoccupatevi per qui, giacché tutto passa per le mie mani, prima, giacché così, si convenne anche da Don Terenzi, è giusto che l’Ordine veda e abbia antecedente notizie di quanto poi inoltrato alle superiori autorità. Riprendete quindi il regolare invio degli espressi, TRADOTTI I NASTRI, coll’aiuto del Padre Daniele, fr. M. [fra’ Masseo] mandati qui. Ora ai due frati consegnate tutto, senza dire di che si tratta, beninteso La Madonna ci santifichi.

La lettera prosegue con un Post Scriptum:

Dopo una telefonata avuta ora con D.T. [Don Terenzi] siamo d’avviso che prima traduciate IL NASTRO PIU’ IMPORTANTE, in modo da consegnarlo ai due latori entro martedì mattina, quando ritorneranno. L’altro materiale lo potete consegnare mercoledì a P. Guardiano che pare debba pure venire, altrimenti lo spedite o lo portate nella notte fra il mercoledì e il giovedì a P. Daniele […]

Si tratta, in effetti di “materiale notturno”, a cui si addice il buio.

Dispiace riferire simili amare vicende, ma non si può dimenticare o fingere di ignorare quanto è accaduto intorno a Padre Pio. Mentre milioni di persone, religiose e laiche, gli tributano tutto il proprio affetto, un gruppo di sacerdoti, traendo in inganno persino le più alte autorità del Vaticano, tentano di crocifiggerlo ancora.

Riportiamo quindi una dichiarazione firmata dalla marchesa Giovanna Boschi di Napoli il 12 febbraio 1963:

A circa due anni e mezzo di distanza, avendo riferito ad un confessore quanto accadutomi, mi ha consigliato di dichiararlo per iscritto […] Questa mia dichiarazione viene fatta all’insaputa di Padre Pio e solo per il consiglio ricevuto dal confessore […] Il 9 o 10 novembre 1960 fui informata in forma segreta da una persona che affermava di aver ascoltato il nastro magnetico di una mia confessione sacramentale fatta da Padre Pio di Pietrelcina… Io ero incredula; ma la persona che mi aveva detto la cosa in segreto documentò, a riprova, ripetendomi parzialmente quanto dettomi da Padre Pio. La stessa persona disse che, oltre la mia, erano state registrate altre confessioni. Tale fatto mi sconcertò talmente che tuttora sono scombussolata e impressionata […] Rendo anche noto un’altra persona che sicuramente non conosce la prima mi ha domandato come mai una mia confessione a Padre Pio era stata registrata […] In fede, Giovanna Boschi.

Lo scandalo dilaga a tal punto che nessuno riesce più a metterlo a tacere. E sui responsabili materiali ricadono, provvisoriamente, tutte le colpe da cui restano immuni i loro mandanti, e per queste vengono puniti. Verranno presto reintegrati e promossi, appena placato lo sdegno dell’opinione pubblica. Nel frattempo, attraversano però gravi periodi di crisi. Uno di questi personaggi, dopo aver partecipato al complotto contro Padre Pio, gli scrive, nell’agosto 1960:

Carissimo Padre Spirituale, con animo veramente commosso vi ringrazio della benedizione mandatami e del pensiero affettuoso e paterno […] Una cosa sola vi chiedo e voi dovete farmela perché nessuno come voi ha amato ed ama la mamma. Ebbene per la vostra mamma, salvatemi, perché rimanendo in questa condizione mia madre ne morrà di dolore. Io tono stato abbandonato da voi perché vi volevo male, vi maltrattavo […]

Altro frate, altra confessione rilasciata alla fine del 1961:

[…] corredai la parte della mia relazione riguardante l’uso dei registratori in foresteria eccetera, con numerosi stralci di lettere che nel periodo in cui quello strumento veniva usato mi giungevano a incoraggiamento a raccogliere e continuare a raccogliere materiale da parte del Rev.mo Padre B. […] Fino ad oggi a salvaguardia di odiosità cui i miei Superiori Maggiori avrebbero potuto andare incontro, mi sono limitato a dire che quella azione era stata condotta con il permesso dei Superiori lasciando pure che cadessero su di me, per eventuali e possibili dubbi, le odiosità. Oggi però che la mentalità di avere io fatto male ad usare quel mezzo s’è fatta strada in diversi ambienti, tra i quali quello del mio Superiore Maggiore della Provincia, in coscienza mi sento in dovere di manifestare quanto sopra detto.

In verità questi emissari vengono sollecitamente riabilitati, addirittura promossi dai loro superiori, che temono evidentemente ulteriori rivelazioni e vendette. Così, la caccia alle offerte di Padre Pio continua. Qualche miliardo di lire vale bene un sacrilegio!

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