Canti angelici a Pietrelcina e San Giovanni Rotondo

cf. Giuseppe Curci, Padre Pio e la musica, pp. 8-9;15-17

È questo un altro aspetto della figura poliedrica del venerato Cappuccino del Gargano: la musica. Forse il meno noto, il più dimenticato… Eppure è uno dei più belli, perché la musica costituì anche per lui un mezzo di elevazione dello spirito… Fin da ragazzo egli conobbe la magnificenza delle armonie celesti e ne restò fortemente impressionato ed affascinato, per cui la musica degli uomini fu per lui parvenza e pallida immagine di quella del Cielo.

mpaa319836Si racconta che durante i lunghi mesi di forzata lontananza dalla comunità (a causa della sua malferma salute), egli prese ad aiutare l’arciprete di Pietrelcina, Don Salvatore Pannullo, nel disimpiego dei doveri parrocchiali. Presto un’affettuosa amicizia nacque fra i due uomini agli antipodi della vita.

Un pomeriggio essi avevano camminato a lungo nella campagna verdeggiante che dal paese sale dolcemente verso Piana e Fontana Mesura. Ora ritornavan lentamente, seguendo la strada. Nei prati l’erba era verde ed alta; i filari delle viti si stendevano intorno alle case bianche; qua e là biondeggiavano distese d’orzo; il pianoro variopinto digradava verso la vallata nel cui fondo luccicava la scarsa acqua del torrente; più in là, dall’altra parte della valle, i poggi ondulavano, allontanandosi verso la pianura… La conversazione languiva. A un tratto, la campana della chiesa madre suonò tre tocchi, lenti esitanti. I due uomini si segnarono e recitarono l’Angelus.

«È strano! – disse Padre Pio, riprendendo il cammino – Questo suono mi fa pensare a un’altra campana, quella del convento scomparso».

Il suo sguardo vagò sui campi balenanti al tramonto e si fermò sopra una ondulazione lontana, sulla quale un tempo sorgeva un eremo.

«Mi sembra di udire la voce degli Angeli». Un breve silenzio. Padre Pio indicò con la mano un piccolo poggio vicino alle prime case. «Zi’ Tore – riprese verso Don Salvatore, ed il suo tono era lento e sicuro –, ti do parola che qui sorgerà un altro convento!». Quella profezia più tardi si avverò.

* * *

Si narra che, una volta (molti anni più tardi a San Giovanni Rotondo), si udì in Convento una musica meravigliosa, sembrava quasi divina, accompagnata da un coro di voci, e la dolcezza e la soavità di essa, fece andare i Frati Cappuccini ivi dimoranti, in visibilio.

Quel canto si udì nei corridoi, nelle celle, nel Coro, dappertutto, insomma senza poterne conoscere la provenienza. Più volte i Frati si affacciarono in Chiesa, per vedere se qualcuno stesse suonando l’harmonium, ma dovettero constatare che nessuno era a suonare e che le giovani della Schola Cantorum non erano là per i soliti concerti.

Uno di essi, allora, entrò nella cella di Padre Pio e gli domandò: «Padre, si sente un canto meraviglioso, ma non si sa da dove proviene…». Padre Pio subito rispose: «Ma come, non avete ancora capito?… Sono gli Angeli del Cielo che cantano, in onore della Madonna sul nostro Convento…».

Padre Pio rasserenò gli animi, con la sua risposta sicura, egli che era abituato ad ascoltare la musica divina…

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