Bagliori divini. Domanda-risposta sulla contemplazione

di Padre Giovanni da Baggio, Padre Pio visto dall’interno (pp. 54-56).

Questa sera (23 novembre 1946) Padre Pio è venuto nella mia cella e mi ha detto, mettendosi a sedere: «Eccomi a tua disposizione! Dimmi ciò che desideri». Io desideravo proprio, senza averglielo detto, di scoprire qualche cosa dell’interno dell’anima sua. Incominciai così: «L’altra sera parlammo della liquefazione d’amore: quanto dura questo stato di gioia intensa?». «Secondo che piace a Dio, un secondo, un minuto, mezz’ora e anche più».

«Ciò avviene solo nell’orazione?». «No: anche fuori di essa e in qualsiasi luogo». «Che fa l’intelligenza in quel momento?». «L’intelligenza non funziona: è il cuore che si liquefa d’amore». «In quel tempo si avverte ciò che avviene intorno a noi?». «Quasi niente». «E se si canta in chiesa?». «Non si percepisce nulla e il canto stesso sembra un’armonia lontana, quasi impercettibile e che non disturba».  «Quando si vede Gesù, in che modo si vede?». «Non è un vederlo, ma un sentire che è presente, come se un velo lo coprisse, così come dal caldo sentiamo la presenza di un termos senza vederlo». «L’uscita da codesto stato di liquefazione come avviene?». «A volte all’improvviso, come la calata di un sipario, e allora l’anima resta timida, timorosa, come piombata in una foresta buia, da cui debbano sbucare fuori fiere spaventose. A volte l’uscita avviene a poco a poco, lasciando nell’anima come uno spiraglio di luce. In questo caso, l’anima si trova in uno stato molto più doloroso. Perché questo spiraglio di luce le ricorda la gioia provata, ma le dà, al tempo stesso, la persuasione di esserne stata privata per colpa propria. E allora non ha il coraggio nemmeno di anelare a riaverla, tanto se ne crede indegna, e sente tutto il tormento del dispiacere dato a Dio. Questi stati poi sono dolorosi in proporzione, non della durata della liquefazione d’amore, ma della sua intensità».

«Quali effetti produce nell’anima questa liquefazione d’amore?». «Sente come fluire in sé una vitalità nuova e più fiorente, una volontà più pronta, più docile, più energica, e per tutta l’anima una giovanile freschezza, unita ad una tranquilla e soave calma dello spirito». «Quando esce dallo stato di liquefazione, l’anima che orazione fa? Discorsiva o affettiva?». Sorride e dice: «Io non ci ho mai capito nulla di codeste orazioni discorsive e affettive. Io vivo con semplicità, senza distinguere: ringrazio, mi pento, mi umilio, insomma ritorno al pasto comune».

«Quali sono i sentimenti antecedenti, concomitanti, e susseguenti alla stigmatizzazione?». Trova difficoltà a rispondere. Io insisto e allora risponde: «Incendio d’amore, unito ad intenso dolore». «Si hanno preavvisi di ciò che dovrà avvenire?». Non risponde, ma vedo che scrolla la testa in senso negativo: pare che interpreti se stesso. «Ma il fatto avviene per dardo infuocato dall’esterno o dall’interno?». A lui pare che il dardo venga dal di fuori, dalla visione del Crocifisso amato. «Gesù comunica all’anima ordini speciali sull’uso che deve fare di certi doni? E l’anima sa con certezza come regolarsi?». «Sì; ma questa comunicazione vien fatta con forme diverse. Ora con apparizioni, ora con illustrazioni improvvise, ora con rimorsi di coscienza illuminata». «Nel ratto, l’anima è contenta di essere portata via col corpo, ovvero ha paura?». «Di che aver paura?». «È possibile resistere a questo strappo?». «È inutile, perché anche se ti attacchi a qualche cosa, la porti via con te».

«E allora l’anima è completamente estranea a ciò che le accade intorno? Il diavolo spaventa solo con minacce o picchia realmente? Se l’anima sbaglia nell’uso di certi doni ovvero commette altri difetti, come fa ad accorgersi che Dio è sdegnato contro di lei?». «Vi sono tanti modi: col rimprovero apparendo, con il rimorso di coscienza e… se picchi… nessuno risponde. E può darsi che, dopo aver bussato, ti trovi la porta aperta e tu entri, ma nel buio, ove nulla vedi, nulla senti… A volte poi quel buio si illumina, appena, appena, da lasciare veder Lui, Gesù, che non ti guarda, che non ti ascolta come se tu gli fossi indifferente… A volte prende un atteggiamento di severa maestà e ti dice: “Fuori di qua!”. E ti ricaccia fuori della porta. L’anima allora soffre terribilmente, si esamina, fruga da per tutto, finché un’illustrazione le fa vedere quel fatto, quella circostanza, e vede chiaramente il suo difetto. Allora si umilia, ritorna a bussare, chiede perdono e Gesù allarga le braccia, la stringe al seno, le dice: “Vieni, ora ti sei purgata in questo dolore”».

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