I giorni felici e infelici di Padre Pio. La testimonianza di Padre Carmelo da Sessano. (3^ parte)

Padre Carmelo da Sessano del Molise, al secolo Giovanni Durante, divenne figlio spirituale di Padre Pio fin da bambino. Dal 1953 al 1959 divenne guardiano del convento di San Giovanni Rotondo, dunque il diretto superiore del suo padre spirituale. Ebbe perciò un ruolo privilegiato accanto al grande Santo di Pietrelcina. Nel 1999, poco prima della cerimonia di beatificazione, rese pubblici i suoi diari non solo di quel sessennio, ma di tutta la sua vita vissuta all’ombra di Padre Pio. Tali testimonianze sono state raccolte da diverse testate televisive e giornalistiche, in particolare dal settimanale OGGI, da cui traiamo i seguenti estratti in varie parti. Padre Carmelo raggiunse Padre Pio nella Casa del Padre nel 2000, dopo una lunga esistenza vissuta alla luce degli insegnamenti del suo padre spirituale, alla scuola di San Francesco d’Assisi, per vivere veramente il Vangelo di Cristo.

Padre Carmelo, nella sua appassionata testimonianza sulle virtù di Padre Pio, ci racconta con quanto amore e con quale spirito di sacrificio egli le praticasse.

Il Frate Santo, spiega Padre Carmelo, non chiedeva mai biancheria, lenzuola, o altri effetti personali per se stesso e usava solo gli indumenti che gli venivano dati dai Superiori, secondo il regolamento conventuale, oppure quelli offerti dai benefattori, purché essi rispecchiassero la povertà francescana.

Mostrava anche a tavola la stessa sobrietà, nonostante le insistenze di Padre Carmelo, al quale diceva: «Figlio mio, ho lo stomaco pieno. Mi basta poco per riempirlo. Ti chiedo un favore: non farmi portare piatti abbondanti perché appena li vedo, mi passa anche quel poco di appetito e mi si chiude lo stomaco. Io assimilo anche l’aria».

Pur non tenendo in alcun conto il danaro e gli altri beni materiali, Padre Pio era severissimo contro chi sciupava i soldi destinati alla carità. Un giorno, adirato perché alcuni impiegati della Casa Sollievo della Sofferenza non attendevano al loro lavoro con la dovuta correttezza, Padre Pio disse: «Lazzaroni, mangiate i soldi della carità a tradimento!».

Se invece si trattava di aiutare le persone sofferenti ricoverate nel suo Ospedale, il Frate con le stimmate non badava certo a spese e quando Padre Carmelo gli fece notare: «Si mormora che si spendono tanti soldi per la Casa Sollievo della Sofferenza, dicono che sia troppo lussuosa», Padre Pio, stizzito, replicò: «Troppo lussuosa? Se fosse possibile, l’Ospedale lo farei d’oro, perché il malato è Gesù e tutto quello che si fa per il Signore è sempre troppo poco. Altro che lussuosa! Gesù si “incarna” anche nel povero e in ogni persona che soffre». E se, come succedeva talvolta, un alto prelato gli chiedeva danaro, Padre Pio, sorridendo, rispondeva: «Eccellenza, di Ave Maria quante ne vuole, ma di soldi niente, perché non sono miei, ma dei benefattori».

La castità nel cuore di Padre Pio aveva un valore pari a quello, altissimo, della carità. Un giorno confidò a Padre Carmelo: «Soprattutto con l’aiuto della Madonna che amo tenerissimamente, ho sempre respinto qualsiasi tentazione impura. Grazie a Lei e al Signore, ho conservato l’innocenza battesimale». Il pudore per Padre Pio era un valore primario, un dovere imprescindibile. Alzava rudemente la voce contro le vesti corte non solo delle donne e delle ragazze, ma anche delle bambine. «Questo non lo tollero, perché si abituano a offendere il pudore fin dalla tenera età», diceva indignato, mettendo in guardia i genitori sui calzoncini troppo corti dei fanciulli, considerandoli «un pericolo per loro e per gli altri». La sua ira diventava terribile nei confronti della stampa pornografica e degli spettacoli immorali.

In questo clima, si spiega il suo rigore nei confronti di chi confessava peccati della carne. Ne fece le spese l’attore Carlo Campanini, destinato a diventare, in seguito, un suo fedele devotissimo, il quale in confessione fu scacciato dal Frate Santo che gli disse senza tanti complimenti: «Sporcaccione, vattene via, ritorna alla purezza e alla fede!». Campanini, terrorizzato, fuggì, per tornare qualche tempo dopo da Padre Carmelo. «Da quando sono stato colpito dai rimproveri di Padre Pio, non ho più commesso peccato mortale», gli confidò. «Però lui aveva ragione, perché ero davvero uno sporcaccione».

La purezza e la carità erano, per il Frate Santo, un modo spontaneo per onorare il Signore al quale donava sempre tutto se stesso, sentendosi, comunque, inadeguato alla Grazia Divina. Uno stato d’animo che sintetizzava in una frase: «Mi aspetto la sferza del Signore», con quell’umiltà esemplare sempre presente nei suoi gesti e nelle sue parole.

mano 21Il Giovedì Santo del 1955 disse a Padre Carmelo:

«Fratello mio, oggi è la Festa dell’Eucarestia. Il Signore ci ha fatto Suoi Sacerdoti per Sua misericordia. Pensiamo a quello che Egli ci dà nell’Eucarestia. Ci dà il Paradiso anticipato, perché in cielo lo vedremo faccia a faccia, mentre qui lo vediamo sotto i veli eucaristici. Ma Gesù in terra è lo stesso che in cielo. Egli ci ha donato se stesso, il Suo corpo, il Suo sangue, la Sua anima, la Sua divinità senza riserve. Da parte nostra, sarebbe una mostruosità conservare qualcosa per noi perché anche se donassimo tutto sarebbe sempre poco rispetto a ciò che riceviamo da Lui. Gesù ha detto: “Se non mangiate la mia carne e non bevete il mio sangue, non parteciperete alla mia gloria”. Parole terribili, ma che, alla luce della fede, sono colme di una tenerezza divina. Offriamogli le nostre miserie ed Egli saprà perdonarle e distruggerle. Noi siamo quello che siamo, ma Gesù ci ama immensamente e se volessimo approfondire il mistero del Suo amore, dovremmo perderci il cervello. Io ho paura della misericordia di Dio, non della Sua giustizia. Perché della giustizia ce ne accorgiamo e possiamo cambiare strada, ma della Sua misericordia chi si prende pensiero? Eppure da parte del Signore vi è un diluvio continuo di grazie, di benedizioni, ai perdono. Quanti se ne accorgono? Quanti lo ringraziano? Quanti ne approfittano? Questo mi spaventa! Il Vangelo parla chiaro: noi siamo strumenti della Provvidenza di Dio e dobbiamo stare in pace con la nostra coscienza. Il resto non ci interessa. Il Signore ci deve giudicare!».

Talvolta nella sua fede fervente, nella sua severità verso chi non si comportava da buon fedele. Padre Pio poteva sembrare fin troppo duro e scontroso. Egli, spietato anche con se stesso, lo riconosceva e già all’inizio della carriera ecclesiastica, nel 1921, spiegò le sue ragioni al suo Padre Superiore di allora e scrisse:

«Credetemi, Padre, che le sfuriate che a volte ho fatto sono state giustificate. Come è possibile vedere Dio che si contrista per il male e non contristarsi parimenti? […] Quante volte mi tocca dire a Dio Giudice, come Mosè: “Perdona questo popolo o cancellami dal libro della vita”?».

Anche nell’indignazione per i peccati altrui, però, emerge la parte tenera del carattere di Padre Pio, osserva Padre Carmelo. Un giorno, nel corridoio del convento, il Frate Santo stava rimproverando un fedele e appariva molto in collera. Al vedere il suo Padre Superiore, mutò subito espressione, mostrandosi tranquillo e sorridente. E quando Padre Carmelo gli chiese ragione del suo brusco cambiamento d’umore, rispose: «Figlio mio, mi sono turbato soltanto a fior di pelle. Ma dentro, nel cuore, c’è sempre tanta calma e molta serenità, perché qui dentro c’è Dio. Neanche tu, figlio mio, devi mai inquietarti interiormente, perché c’è Dio nel nostro cuore».

Il 10 ottobre del 1959, Padre Pio e il suo figlio spirituale furono costretti a separarsi per la fine del mandato di Padre Carmelo che fu trasferito al convento di Foggia. Ma le loro anime rimasero unite indissolubilmente, nel lacerante rimpianto della frequentazione quotidiana di cui avevano entrambi bisogno. Padre Carmelo andava a visitare il Frate Santo in occasione del suo onomastico e delle feste comandate, ma soltanto il 16 febbraio 1960 fu informato da Padre Dionigi da San Marco in Lamis che la sua salute stava peggiorando. Chiese allora il permesso ai Superiori ai andare a riabbracciarlo. In quel periodo nell’interno del convento era in atto una vera e propria persecuzione nei confronti di Padre Pio. Le prime avvisaglie della situazione si erano già rivelate nel 1954, racconta Padre Carmelo, che in questa data raccolse un amaro sfogo del Frate Santo: «Non te lo dico come a un confratello, ma come al mio Superiore. Io sento tanta amarezza nell’anima. Non tanto per la mia salute malandata, ma perché non posso partecipare al coro e fare la vita in comune del convento. Chissà che cosa pensano i confratelli?».

Evidentemente Padre Pio stava già combattendo contro chi voleva contrastarlo, denigrandolo presso le autorità ecclesiastiche, col proposito, mai raggiunto, di allontanarlo da San Giovanni Rotondo. La sua fama sempre crescente, il suo carisma, il suo scomodo rigore morale, avevano creato inevitabilmente invidie, sospetti, diffidenze. Basti pensare che Padre Pio non esitava a criticare anche i suoi stessi confratelli, come quando alla domanda che gli si pose se era giusto andare in giro per il paese con il quadro della Vergine, rispose: «Questa zona è buona, portate il quadro in paese, ma fate anche una novena e predicate. Noi sacerdoti siamo dei lazzaroni perché facciamo poco per le anime». Parole dettate dalla grande fede di Padre Pio che alimentavano le ostilità di cui egli soffriva moltissimo.

L’ambiente in cui viveva, ormai, era all’insegna del crollo totale di stima e di fiducia nei suoi confronti. E fu in questo clima teso che Padre Carmelo arrivò a San Giovanni Rotondo. Racconta di aver trovato il Frate Santo «depresso e preoccupato». «Nonostante tutto ho fiducia in uno sbocco dell’attuale situazione nell’interno del convento», gli confidò. «Mi sento soffocato. Non mi abbandonare anche tu! Il guaio è che gli oppositori ancora continuano. Non hanno smesso la lotta. Hanno spiato quello che dicevo. Vedi come mi hanno trattato i tuoi fratelli? Hai saputo che hanno messo i registratori?». Quindi, indicando la cella numero 5 dove per anni aveva alloggiato e in cui ancora incontrava amici e fedeli, aggiunse col volto sbiancato e soffuso di tristezza: «Guarda là! Hanno messo il registratore sotto il materasso! Sono stati dei mostri!». Poi rimase in silenzio, schiacciato dalla sua stessa disperazione. Non aveva più fiato per parlare e lasciò Padre Carmelo allibito.

Al momento del commiato, si rianimò un attimo per dire al suo ex Superiore: «Torna presto, non ne posso più! Vivo agonizzando».

Gisella Pagano & Matilde Amorosi

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...