Confessore delicato

Padre Giovanni da Baggio, “Padre Pio visto dall’interno”, pp. 44; 48.

In un discorso sulla contemplazione domandai a Padre Pio se la contemplazione l’anima la riceve ogni volta che si mette in preghiera. «Dio può anche darla, ma possono passare anche settimane senza averla: e allora ritorna al pane comune».

Domandai ancora: «Negli stati contemplativi, l’anima subisce tentazioni di superbia?».
«Più forti di prima; però bisogna vedere: per quello che proviene dalla concupiscenza è meno forte; ma è più forte per parte del diavolo, il quale assale sempre con forza maggiore, quanto più un’anima sale nella perfezione, per farle fare un capitombolo più grosso. Però anche il Signore assiste l’anima con maggiore abbondanza di grazia, per impedirne la rovina».

padre-pio-confesandoGli dissi: «Da un po’ di tempo in qua, ciò che non mi succedeva prima, spesso mi assale il pensiero di dannarmi e allora mi prende una tristezza e do in pianto».

«Eh!, caro fratello, quante volte mi viene lo stesso pensiero anche a me. Quando, dopo certe Confessioni, resto lì perplesso e dico: “Ho fatto bene; ho fatto male a dare certe assoluzioni?”. Mi assale una tale confusione nella mente, un tale sconvolgimento nello spirito, che tante volte mi viene la voglia di rivolgermi a Gesù e dirgli: “Signore, fammi fare subito un atto di contrizione perfetto e poi fammi morire immediatamente, se no temo di dannarmi!”».

Stamani poi sono andato in Coro un po’ prima della sveglia. Padre Pio era lì. Mi sono messo al suo fianco e poi gli ho detto: «Perché io non amo Gesù come te?». E lui: «E perché io non l’amo come te?».

[…] Verso le 5 sono tornato da lui. Mi apre l’uscio e dato che ci si vedeva poco si è rimesso a letto, perché sente trafitture in ogni parte del corpo. E aggiunge: «Da qualche po’ di tempo, quando mi metto a letto, sento che il corpo prova una certa soddisfazione. Non sarà mica un assecondare la natura?». Ed io ammiro tanta finezza di virtù. Vorrebbe dunque tenere il corpo sempre sulla croce; mai dargli un po’ di riposo. Gli dico: «Stai a letto, non venire stasera alla predica». Ma lui risponde: «Prega perché possa fare questi Santi esercizi». E venne alla predica.

La mattina, verso le 6, viene da me e vuole confessarsi. Ed io mi vergogno di fronte a tanta delicatezza di coscienza. Stasera poi mi sono confessato io. Mi ha detto di metterci tutto l’impegno per emendarmi dallo zelo amaro. E poi mi dice: «In ogni cosa e sempre, più rettitudine di intenzione, più esattezza, più puntualità, più generosità nel servizio del Signore e allora sarai quale il Signore vuole che tu sia». Gli ho confessato di essermi un po’ scoraggiato ed abbattuto per tanti patimenti morali, procuratimi dagli alti e bassi prelati, mi risponde che il patire è una benedizione, ed aggiunge: «Quello che hai patito finora è nulla in confronto di quello che dovrai patire. Ed io prego Dio a farti patire anche cento volte di più, perché qui sarà il tuo profitto».

Da tutto l’insieme della conversazione ricavo che più si è Santi e più si è umani, comprensivi e compassionevoli. È la luce di Dio indubbiamente che scopre all’occhio del Santo il fondo misero, rovinato e quindi degno di compassione della nostra povera natura.

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