Tra preghiera e sacrificio

Padre Giovanni da Baggio, “Padre Pio visto dall’interno”,  pp. 35-36; 41-43.

A mensa vuole regalarmi un diospero e una bella, grossa mela. Mangia poco e poi prega. La preghiera per lui è continua: o in Coro o in refettorio; o che cammini o che lavori, se è solo, prega sempre. E il suo modo di pregare è un po’ curioso. Profondamente raccolto, volto chino o chiuso nella mano, gli occhi si aprono e si chiudono continuamente: si alzano e si abbassano […]. Sforzo per evitare l’estasi?

[…] Riguardo alla orazione mentale mi fece capire che egli non usa le rappresentazioni immaginative, ma sta al puro pensiero di fede sulla bellezza e l’amore di Dio.

volto53Riguardo a certe dolcezze interiori, di cui sono ghiotto, mi dice: «Roba da bambini!… Non è segno di perfezione. Non dolcezze; dolore ci vuole. Le aridità, la svogliatezza, l’impotenza, questi sono i segni di un amore vero. Il dolore è piacevole. L’esilio è bello». «Sarà bello per te – interruppi io –, ma per me no». «È bello – riprese –, perché vi si soffre e possiamo così dare a Dio qualche cosa. Il dono del nostro dolore, delle nostre sofferenze è una gran cosa, che non possiamo fare in Paradiso».

Questa volta lì ho trovato il babbo di Padre Pio. Ho voluto un po’ intervistarlo, ma non mi è riuscito a cavargli di bocca altro che queste notiziole. Padre Pio fino a 7 anni fece il pastorello e imparava a leggere dal padrone delle pecore. […] Era molto intelligente e fu sempre buono. Non dette mai occasione di inquietarsi ai genitori. Stava in casa a leggere e a pregare. All’età di 10 ovvero 11 anni ebbe il tifo e fu sempre rassegnato. Dopo i 20 anni, per vario tempo, soleva passare a casa 4 o 5 mesi per rimettersi in salute. Anche allora studiava, andava alla chiesa e poi, a capo basso, tornava a casa. Se lo salutavano, risalutava; se no, tirava dritto.

Dopo aver cantato la Santa Messa, stette 5 anni a casa per malattia e la sua vita era casa e chiesa. In chiesa si tratteneva fino a mezzogiorno. Una volta il sacrestano volendo chiudere la chiesa, trovò Padre Pio sdraiato per terra, dietro l’altare maggiore. Lo chiama, lo scuote, niente. Corre dall’Arciprete e tutto affannato gli dice: «È morto Padre Pio!». Ma l’Arciprete non si mosse: sapeva di che si trattava e mandò a casa il sacrestano, ordinandogli di accostare appena l’uscio di chiesa. Mangiava uova e verdura. Niente carne. In casa non parlò mai di ciò che passava fra lui e Dio. I genitori seppero dall’Arciprete che Padre Pio aveva ricevuto le stimmate, ma da lui niente!

Dalla neve… alla contemplazione!

Si incominciano i Santi Esercizi. In Coro sono accanto a lui e in ogni cosa dimostra animo delicato e gentile. Si dà premura di accendere e spegnere la luce, perché io non mi scomodi. Mi apre l’uscio, tenendolo aperto finché io non sono passato. Mi porge l’acqua santa e a volte tenta di baciarmi la mano. Se tutto ciò mi confonde, al tempo stesso godo di potere scoprire sempre meglio il fondo del suo animo tanto buono.

Stanotte è nevicato. Non me ne sono accorto. Alla sveglia vado in Coro. Padre Pio è là. Appena mi vede entrare si alza e mi dice: «Hai visto?». «Che cosa?». «La neve». «La neve? Non ho visto nulla». Apre la finestra: «Guarda, che bella! Io sono tanto contento!». «E perché?». «Perché sento tanta allegrezza nell’anima». Poi sorride e va a celebrare.

[…] Stasera – 18 novembre – è venuto in cella mia e abbiamo parlato a lungo. Si è parlato dell’orazione mentale. In ordine alle aridità mi dice su per giù quello che dicono tutti gli autori spirituali. Non lasciare le pratiche di pietà, umiliarsi, non irritarsi, aspettare il ritorno della luce di Dio. È il tempo migliore per l’anima.

Mentre mi parla della contemplazione, io con voluta ingenuità domando: «Ma l’anima che fa in quello stato?». Di scatto risponde: «Si liquefa!». «Il che vuol dire?». «Che vuol dire liquefarsi? Sciogliersi, perdersi nell’amore». «Tutto amore gioioso?». «Secondo ciò che medita. Se medita il Paradiso o l’amore di Dio… allora è gioia; ma se medita un fatto della Passione, allora, di fronte all’oggetto amato, sì dolorante, sente gioia e dolore». «Quanto dura questa contemplazione?». «Può durare un secondo, come un’ora, due ore e anche di più».

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