Un santo osservato da vicino

Padre Giovanni da Baggio, Padre Pio visto dall’interno, pp. 15-23

Trovandomi con Padre Pio ad un dato momento della conversazione domando: «Padre Pio, che classe sei?». «Indovinalo!». «Va bene; fammi vedere gli occhi». E accostai il suo viso alla lampadina per poterlo meglio scrutare. Vedevo bene, ma facevo vista di non vedere per poter più a lungo osservare negli occhi. «Accendi anche l’altra lampadina». Suggerisce lui. «No, questa basta».

I suoi occhi sono belli quando guarda di fronte, ma quando li alza al cielo non hanno più la stessa bellezza. Il bulbo allora si scopre troppo e lascia vedere un occhio come emerso da un profluvio di lacrime. I contorni stessi dell’occhio specie nella parte inferiore portano i segni di chi ha l’abitudine di piangere: un po’ gonfi, arrossati, con sfumature celesti. «Tu hai 50 anni o giù di lì», dissi finalmente io. «Hai sbagliato di due: ne ho 48».

«Voglio rivedere: sì, hai ragione; questa ruga non è completa», conclusi. «Ma come fai a conoscere gli anni dagli occhi?», domandò lui. «Ecco qui: ogni solco nella parte laterale dell’occhio indica gli anni. «E allora fammi vedere: voglio vedere quanti anni hai tu?». Ed io mi sentii felice nel sentirmi palpare la testa dalle mani trafitte del Padre Pio. Naturalmente ridevo e ridendo formavo una massa di grinze ai bordi laterali dell’occhio.

E Padre Pio dice: «Ma tu hai più di 60 anni: c’è qui un ammasso di linee. Smetti di ridere». E smetto. «Una, due, tre, quattro: tu hai dai 40 ai 45 anni». «Ne ho 43». «Giusto! – riprende lui – Questa linea non è compiuta». E aggiunse: «Fin qui avevo sentito dire che gli anni si contano dalle rughe della fronte, ora anche da quelle degli occhi. Se ne impara sempre di nuove». Suona il campanello del silenzio: Padre Pio si alza di scatto e ci dà la buonanotte.

San Giovanni Rotondo - Puglia (20)Nella stanza pulita ha pochi libri, che tiene in uno scaffaletto a muro. Sul banchino ha un bel crocifisso molto espressivo e un Gesù Bambino dormiente col braccino appoggiato ad una roccia e davanti, per terra, una corona di spine. I prototipi di Padre Pio, che è pure un bambino e un crocifisso. Vicino al letto un comodino col cassetto ripieno di fazzoletti insanguinati, che io vidi nel momento che egli cercava un ricordino da dare ad un fanciullo.

Al muro, a metà del letto, attaccata una sveglietta o un orologio. «Che ci fa quella sveglia: non hai paura di romperla?», dico io. «Non c’è pericolo: quando sono a letto non mi muovo mai». Il suo letto è di ferro, ma con tavole e sopra un pagliericcio, lenzuola e coperta. Vicino vedo un bastone a forca. «E di questo che ne fai?». «Rimuovo la paglia del letto. E tu non ce l’hai la paglia?». «Un tempo sì, ma ora si usa il vegetale».

La mattina sveglia per tempo: alle 7 deve arrivare il Padre Generale per celebrare la Santa Messa. Io mi metto in Confessionale, mentre tutti i Confratelli col Padre Provinciale e Padre Pio vanno incontro al Padre Generale fuori del piazzale.

Dopo il Padre Generale, celebra Padre Pio e io esco per assistere alla sua Messa. Avevo da dirmi tutto l’Ufficio e pensavo di dirlo in quell’ora e mezza che dura la Messa di Padre Pio. Ma non fui capace di aprire il Breviario. Alla vista del Celebrante incominciai a commuovermi e piansi per tutto il tempo della Messa.

Perché? Non so. Ma è tanta la devozione e tale il fascino che emana da Padre Pio, che tutti ne siamo investiti e soggiogati. Pare che egli mediti ogni parola e che ogni cerimonia lo trasporti come fuori di sé. La Lettura la fa con commozione, con voce bassa, quasi stanca, senza precipitazione e spiccando bene ogni parola. Certe contrazioni nervose del viso, certi sguardi smorti verso il cielo, certe mosse di capo, come se scacciasse una cosa molesta, fanno pensare a forti sofferenze e a forti reazioni per non lasciarsi sorprendere dall’estasi.

Il suo volto in quei momenti è quasi paonazzo, gli occhi lacrimosi, che hanno bisogno di un fazzoletto a portata di mano, la voce si fa sempre più stanca tanto che appena si sente alla Comunione e dà l’impressione che il Padre debba cadere svenuto per terra.

Cosa strana! Appena tornato in sacrestia riacquista le energie e la festevolezza abituali. In sacrestia rimette i guanti che io ho osservato al di dentro e portano tracce di strofinamento di piaghe sanguinanti. Come tutti, anch’io mi fo avanti per baciare la mano a Padre Pio. Me la porge inguantata, ma io tiro indietro il guanto e voglio vedere la mano davanti e di dietro e ivi depongo il mio bacio. La mano interna è ricoperta di granuli di sangue.

«Perché non ti lavi un po’ le mani – gli disse in mia presenza Padre Bernardo, suo compaesano –, non vedi come sono brutte con quel sangue rappreso?». E Padre Pio confessò che togliendo i grumoli di sangue rappreso si lacerava il tessuto cutaneo e ne veniva fuori maggior copia di sangue.

Con questo non si pensi che la mano sia brutta a vedersi: fa pietà a vederla così piagata. E la mano non dà cattivo odore, e le dita, al di fuori della maculazione sanguigna, sono belle, affusolate, con colore roseo liliale, con riflessi di cristallo rosa.
Dopo la Messa tutti hanno qualche cosa da dirgli ed egli ascolta festevole, scherzoso, ridendo, chiacchierando, come non fosse più Padre Pio, che poco prima celebrava la Santa Messa. Ma è questione di pochi minuti e poi si ritira per fare il Ringraziamento alla Messa. […].

A mensa, in quel giorno un po’ più abbondante, Padre Pio mangiò poche forchettate di patate lesse all’olio, e infine un po’ di insalata. […] Terminata la mensa si va in Chiesa per l’Adorazione. Padre Pio va in fondo di chiesa e resta lì a pregare, mentre noi col Padre Generale facciamo una visita agli altari della chiesa.

La sera, dopo le funzioni, si va tutti ad una accademia, preparata dai giovani Terziari, in onore del Padre Generale. Vi partecipa anche Padre Pio, umile, composto, sorridente ad ogni debutto dei bimbi e dei giovani. I quali, appena terminata l’accademia e il Padre Generale già si allontana, assediano Padre Pio, lo interrogano e gli baciano a gara le mani. Egli, sorridendo, si schernisce e risponde, celiando.

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