“Padre Pio fu un uomo di Dio, profeta e carismatico”. L’omaggio del card. Pietro Palazzini

Omelia di S. Em.za Rev.ma il cardinale. Pietro Palazzini in occasione dell’inaugurazione del monumento a Padre Pio a Venafro (11 giugno 1989).

Leggiamo nel libro dei Re: «Ora so che tu sei uomo di Dio e che la vera parola del Signore è
sulla tua bocca» (1Re 18,24). Queste parole che la donna miracolata con la restituzione in vita del figlio suo, per intercessione del profeta Elia, rivolse al Profeta stesso, saremmo tentati di applicarle al Servo di Dio Pio da Pietrelcina (al secolo Francesco Forgione); applicarle qui, in questo santuario dei Santi Martiri Nicandro, Mariano e Daria, dove egli trascorse un periodo della sua giovinezza, travagliata dalla malattia e dove, con dure prove spirituali, ebbero inizio le prime esperienze mistiche.

Il card. Pietro Palazzini celebra a Venafrio (Isernia) l'11 giugno 1989, in occasione dell'inaugurazione di un monumento a Padre Pio, eretto vicino al locale del convento dei cappuccini.
Il card. Palazzini celebra a Venafrio  in occasione dell’inaugurazione di un monumento a Padre Pio, eretto vicino al convento dei cappuccini.

Saremmo tentati, dicevo, tant’è la popolarità di Padre Pio e la molteplicità di grazie e di conversioni a lui attribuite, se non ci trattenesse il rispetto dovuto al giudizio della Chiesa, che il 29 novembre 1982 ha autorizzato l’introduzione del processo di canonizzazione, aperto nel Santuario di Santa Maria delle Grazie in San Giovanni Rotondo per proseguirlo, poi, come si sta facendo, presso il tribunale ecclesiastico di Manfredonia.

Saremmo tentati di applicare a lui, a Padre Pio, anche le altre parole che abbiamo letto nella seconda lettura liturgica di oggi con cui l’apostolo Paolo riassume la narrazione della sua vita e della sua elezione ad apostolo delle genti: “(Dio) mi chiamò con la sua grazia; si compiacque di rivelare a me il suo Figlio perché lo annunziassi in mezzo ai pagani” (Gal 1,16). Padre Pio ebbe il mandato dell’annunzio della Parola di Dio ai pagani del mondo di oggi.

Voi conoscete bene la fecondità misteriosa della sua lunga vita di sacerdote e di religioso, di figlio di San Francesco di Assisi, con un crescendo straordinario in santità dal suo ingresso nel noviziato di Morcone, ancora sedicenne (era nato il 25 maggio 1887); alla sua ordinazione sacerdotale (10 agosto 1910) fino al suo pio transito (23 settembre 1968).

Conoscete le sue prove: il trasferimento disciplinare dal convento di San Giovanni Rotondo (2 giugno 1922) con la motivazione pesante del non constare della soprannaturalità dei fatti a lui attribuiti; conoscete la proibizione fattagli dell’esercizio del ministero sacerdotale, eccetto la Messa.

Voi conoscete pure il suo rilancio nell’azione di apostolato, con persone che accorrevano a lui da ogni angolo della terra per ascoltare la sua parola e, se possibile, confessarsi da lui.

La vita di Padre Pio da Pietrelcina ci offre anche un esempio del contrasto che a volte si crea tra autorità e carismi, tra gerarchia e doni carismatici nella Chiesa. I carismi, ed altri fenomeni mistici, se sono oggetto di ammirazione per i semplici, per i prudentiores sono non di rado occasione di provvedimenti e di misure restrittive che piegano verso forme di vere croci. Così fu per Padre Pio. Sottoposto a giudizio per sospetta affettata santità, fu relegato nel suo stesso convento di San Giovanni Rotondo; fu sottoposto a visita apostolica. La Chiesa renderà, poi, giustizia a questo suo eroico figlio, aprendo un processo di canonizzazione.

La sua vita ci è offerta perciò come esempio di testimonianza cristiana, tanto più eroica quanto più le prove venivano a lui dall’interno della Chiesa, che serviva e voleva servire a tutti i costi.  Quella di Padre Pio da Pietrelcina è una testimonianza cristiana non facilmente imitabile, se, al di fuori delle sue virtù, noi pretendessimo aspirare ai suoi doni carismatici, molto singolari. Ma anche in questo Padre Pio da Pietrelcina ci offre motivo di riflessione, soprattutto se vogliamo considerare il rapporto tra carismi e gerarchia, che è diventato oggi, dopo il Concilio, uno dei temi più delicati.

La Chiesa è fatta di poteri e di carismi: gli uni a complemento degli altri. La Chiesa è gerarchia e, come tale, fu da Cristo affidata a Pietro ed agli altri apostoli ed ai loro successori: il Papato continua la missione di Pietro nella storia ed il collegio episcopale succede al collegio apostolico.

I carismi sono una manifestazione sensibile dello Spirito Santo, conforme alla natura della Chiesa, corpo mistico di Cristo. Di questi doni parla espressamente San Paolo (cfr. 1Cor 12,7-11). I carismi non sono fine a se stessi, ma vengono dati “per l’utilità comune” (1Cor 12,7). Sono quindi grazie speciali con le quali lo Spirito Santo rende i fedeli “adatti e pronti ad assumersi varie opere ed uffici, utili al rinnovamento e alla maggiore espansione della Chiesa” (Lumen Gentium, n. 12) (22). Ma il carisma di ogni carisma è la carità, anch’essa dono dello Spirito (cfr. 1Cor. 13-14, 1; Rm 5,5). Secondo Paolo, infatti, i doni straordinari possono far correre il rischio di dimenticare la loro fonte di origine, cioè lo Spirito Santo, e i fratelli in funzione dei quali sono dati. L’amore, invece, è la “via migliore” e spinge il cristiano ad essere “uomo per gli altri”: spinge il cristiano alla santità.

E la santità è la nota principe nella Chiesa. Chi è più ricco di santità, di vita interiore, abbellisce la Chiesa, come una sposa, e la adorna di tutti i doni possibili perché sia bella, sia rigogliosa e sia feconda: sia cioè generatrice di salvezza.

Ritratto di Padre Pio
Ritratto di Padre Pio

Infatti “è nelle anime sante che la Chiesa è bella”, come afferma Sant’Ambrogio. L’esempio di Padre Pio da Pietrelcina insegna. Santo e carismatico insieme, chi più di lui non voleva che servire Dio e la Chiesa? Nella sua umiltà chi più di lui rifuggiva dalla popolarità?

E con tutto ciò fu accusato, anche se poi assolto; fu coartato, sorvegliato. Tra tante delusioni ed amarezze, mai neppure l’accenno ad un atto di contestazione o di ribellione.

Parlare di carismi in funzione più o meno anti-ecclesiale è perciò un assurdo. Il dono dello Spirito è coerente e non crea cellule bizzarre nel corpo armonioso della Chiesa. Il carismatico deve essere una cellula sintonizzata con le altre, profondamente inserita nel processo vitale e fecondo della Chiesa di Dio.

Padre Pio da Pietrelcina fu la creatura carismatica che, anche in mezzo a contrasti e incomprensioni, amava la gerarchia, la Chiesa del suo tempo. Il ministero gerarchico è fondamentale nella Chiesa; ma ha lo scopo — dice Paolo — di “organizzare” e vagliare l’autenticità dei carismi. La sottomissione dei carismatici alla Chiesa è la condizione essenziale, perché il carisma possa animarsi e rendersi efficiente nella Chiesa. Padre Pio da Pietrelcina si assoggettò umile all’indagine esplorativa della Chiesa gerarchica, con eroica sottomissione ed obbedienza. Da vero carismatico, ha dato la dimostrazione pratica del più grande spirito di fede nel Papato, nella gerarchia; del rispetto più incondizionato verso l’Autorità costituita.

È così che si concilia il contrasto tra Chiesa carismatica e Chiesa gerarchica, che fu vivo dall’inizio della storia della Chiesa. Questo contrasto anche oggi non manca. C’è anche oggi nella Chiesa, al suo interno, una tendenza a valutare gli elementi carismatici della religione al di sopra di quelli istituzionali: di contrapporre tra di loro due diverse Chiese: Chiesa spirituale, invisibile, portatrice dello Spirito e Chiesa gerarchica atrofizzata dal potere.

Il momento più esaltante dell’attività apostolica di Padre Pio era quello della sua Messa, in cui sembrava rivivere e condividere la Passione di Cristo ed in cui a quanti assistevano appariva quasi il vertice e la pienezza della sua spiritualità.

A quanti andavano da Padre Pio in cerca di conforto, di serenità, di gioia e di felicità il Cappuccino più venerato — e non solo del nostro tempo — soleva in sostanza ripetere: Tutto il resto ti verrà dato quando avrai adorato il Signore Dio tuo e soltanto dinanzi a lui avrai chinato la fronte.

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