La Legge dell’Amore di Betlemme

Il dott. Guglielmo Sanguinetti, autore di questo scritto, fu il primo e più stretto collaboratore di Padre Pio nell’opera di Casa Sollievo della Sofferenza. Scriveva anche, per il periodico omonimo, articoli di cronaca o meditativi, come questo sul Natale, che ne rivelano l’elevatezza d’animo acquisita alla sequela del Padre.

di Guglielmo Sanguinetti, in “La Casa Sollievo della Sofferenza” (1/1954)

Ieri il cielo coperto di grossi nuvoloni con qualche rara boccata di sereno e la terra raggelata di raffiche violente di gelida bora. Inverno autentico, quasi nordico, sentore di neve imminente: la gioia del Natale fiabesco.

Il dott. Sanguinetti mostra a P. Pio il primo numero del bollettino della Casa Sollievo della Sofferenza.
Il dott. Sanguinetti mostra a P. Pio il primo numero del bollettino della Casa Sollievo della Sofferenza.

Dall’«ora di notte» scandita dalla campanella, una insolita animazione sulla strada occhieggiante di lumi insoliti, lasciati accesi per la festosa occasione; persone isolate, a coppie, a gruppetti si avviano passo passo verso la chiesetta. Sembrano assorte come in preghiera, solo il sussurro di qualche parola ne segna il passo. La notte è calma, la bora ha posato col calar delle tenebre e le tenebre sono addolcite da un velato chiaror di luna. A lunghi intervalli la campanella chiama o sembra che chiami le persone, chiami le anime.

La Santa Notte è tutta dolce di semplice poesia: sembra di intravedere greggi all’addiaccio, pastori in veglia di attesa di una umanità semplice, poetica, dolce e di quassù pare di intravedere nel fumigare un po’ fosco della pianura sconfinata punteggiata di luci rossastre la umanità tormentata e affannata nella corsa e gli interessi fittizi e impellenti che ne sono l’orgoglio e la pena, l’umanità tronfia della propria schiavitù dorata, della propria miseria orpellata.

Le stelle occhieggiano brillantissime nei larghi strappi delle nubi, le luci brillano sugli altari della Chiesetta che si sta affollando sempre di più: scambio sommesso di auguri espressi con tutti gli accenti di tutte le regioni d’Italia, molti visi noti, consueti, e moltissimi altri ignoti ma su tutti un sorriso di serenità assorta: di sul Coro il salmodiare dei Frati che recitano i Salmi della Santa Notte, i Salmi dell’emozione di attesa. Sembra che ogni versetto termini con un interrogativo che si ripete da secoli nei secoli dalla prima Notte Santa che segnò la riconciliazione di Dio con gli uomini al prezzo sublime della umiliazione di Dio Gesù nella nascita umana e povera, doppiamente povera perché umana e povera.

La Chiesetta nostra ha fatto evidentemente sforzi notevoli per arricchirsi di sfarzo festoso e vi è riuscita con un ammirevole impegno che però non riesce a cancellarne la semplice ingenuità francescana; ed è questa la sua vera bellezza: essa è veramente la Casa festante del Signore, ma è una Casa con un particolare ed ingenuo sapore di famiglia che ha avuto e saputo mantenersi fedele al proprio carattere francescano. Il Poverello, dal suo altare laterale pieno di fiori, sembra alzare gli occhi verso l’altare maggiore parato a festa.

E quando al finire dei Salmi appare il Padre nei paramenti solenni bianco e oro che porta tra le braccia il Santo Bambino per innalzarlo al trionfo sfolgorante dell’altare, nella folla che gremisce la Chiesa corre un grande brivido di emozione, come un sommesso sussurro che pare il palpito collettivo di tanti cuori, di tutti i cuori!

Busto in onore del dott. Sanguinetti situato all'entrata dell'ospedale.
Busto in onore del dott. Sanguinetti situato all’entrata dell’ospedale.

Basterebbe questo brivido che si ripercuote e riecheggia nel cuore di ognuno per dare un inconfondibile carattere a tutto il nostro Natale: perché esso è tutto in questa calda semplicità che fa pensare ai primi palpiti umani, alla Lieta Novella: il Cristo è veramente nato! […].

«Per la umanità che pur gonfiandosi di orgoglio per le nuove conquiste della scienza e del progresso, dai segreti atomici alle velocità supersoniche, trema di angoscia perché nelle stesse proprie conquiste vede una spaventosa minaccia, vi è una sola verità: la Legge di amore, di bene che irraggia dalla Culla di Bethleem!», ha detto un Padre al Vangelo compendiando in tale espressione di francescana semplicità tutti i libri sacri della nostra Fede!

La campanella punteggiava il Sanctus: le teste si inchinavano riverenti. Presso di me era una signora belga, più in là un gruppetto di lingua tedesca, forse svizzeri, e seduta sul gradino di un piccolo altare una signora dai caratteristici lineamenti dell’Estremo Oriente teneva maternamente raccolto in grembo un bimbetto paesano che vinto dal sonno aveva reclinato la testina sulla sua spalla e poi si era dolcemente adagiato sulle sue ginocchia. E la donna di Oriente aveva per il bimbetto garganico atteggiamenti dolcemente materni e direi cattolicamente ossia universalmente materni. Anche in tale impercettibile umana scenetta vi era forse un richiamo alla umana e divina maternità di Betlemme, un bianco rosario pendeva tra le dita della donna orientale, i suoi occhi neri e profondi si levavano e rimanevano assortiti nello splendido candore dell’altare di Cristo ed una sua mano accarezza con dolcezza inavvertita e materna la testina del bimbo!

E Rosario e carezza parevano fondersi in una stessa preghiera: dall’Oriente Estremo all’Estremo Occidente, dai poli all’equatore tutta l’umanità di tutte le razze, di tutti i colori ha un solo disperato bisogno: pace e amore; e senza l’uno non può esistere l’altro. Esso esiste solo nel sorriso del Santo Bambino che è nato per portarci Pace ed Amore!

FONTE: settimanaleppio.it

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