“Padre Pio, fratello nostro, prega per noi!”. L’omaggio del card. Antonio Innocenti

Omelia di S. Em.za il cardinale Antonio Innocenti in occasione del 25° anniversario della morte di Padre Pio da Pietrelcina (San Giovanni Rotondo, 23 settembre 1993).

Venticinque anni fa, all’alba del 23 settembre 1968, “nostra sorella morte corporale”, come la chiamava affettuosamente San Francesco d’Assisi, apriva le porte del Regno dei Cieli al Padre Pio da Pietrelcina, dopo 81 anni di vita completamente dedicata all’amore di Dio e al servizio del prossimo.

Il card. Innocenti celebra la Messa nella cripta di P. Pio.
Il card. Innocenti celebra la Messa nella cripta di P. Pio.

Che il giudizio di Dio sia stato per Padre Pio non solo di misericordia ma di esultanza lo fa chiaramente comprendere la qualità della sua morte, specchio fedele di tutta la sua vita. La morte egli l’aveva sempre tenuta presente nell’amministrazione scrupolosa dei doni di natura e di grazia di cui il Signore l’aveva largamente colmato fin dall’infanzia. Talvolta l’aveva perfino invocata come amica pietosa e fedele, nelle tribolazioni che gli procuravano anche i doni con cui Dio lo privilegiava. Il discernimento dei cuori e le stimmate in particolare, quanta gente attiravano alla sua messa e al suo confessionale! Ma anche quante contraddizioni, inquisizioni e sospetti! Con la morte le piaghe sparirono: fenomeno incomprensibile alla scienza umana, ma perfettamente in linea con l’agire di Dio. Avevano compiuto il loro compito di richiamo ed accreditamento dell’autenticità del ministero del Padre. Non erano per lui, ma per gli altri, come ogni carisma straordinario.

Lo Spirito Santo – dice il Concilio Vaticano II (LG, 12) – dispensa tra i fedeli di ogni ordine grazie speciali… utili al rinnovamento della Chiesa e allo sviluppo della sua costruzione… E questi carismi straordinari… non si devono chiedere temerariamente né con presunzione si devono da essi sperare i frutti dei lavori apostolici; ma il giudizio sulla loro genuinità e sul loro esercizio ordinato appartiene a quelli che presiedono nella Chiesa, ai quali spetta specialmente, non di estinguere lo Spirito, ma di esaminare tutto e di ritenere ciò che è buono (cfr. 1Ts 5, 12 e 19, 21).

Ora pro nobis

Come Figlio esemplare di San Francesco d’Assisi, Padre Pio amava la povertà evangelica e niente riteneva per se di quanto passava per le sue mani. Amava tutte le creature in semplicità e purezza, privilegiando però le anime dei poveri erranti da strappare al dominio di Satana. Come San Francesco era obbediente alla Chiesa ed ai legittimi Pastori, persuaso che è attraverso il loro ministero che il Signore guida il suo gregge. Sapeva bene che la morte fa parte del piano divino e che non è che uno dei momenti attraverso i quali Dio conduce gli uomini verso il destino per il quale li ha creati e li chiama con la sua grazia. La morte non era per lui, né può essere per ogni cristiano, negazione della vita o invito all’inerzia, ma stimolo all’azione nel mondo, che è nostro, e nel momento presente, che è l’unico a nostra disposizione per acquistare la vita eterna.

Così aveva creduto, così aveva operato, senza trascurare, negli ultimi giorni, niente di ciò che la Chiesa prescrive o consiglia per guidare ed alleviare gli ultimi istanti. Aveva rinnovato la professione religiosa, chiesto perdono ai confratelli, celebrata per i fedeli l’ultima messa e benedetto con effusione i suoi figli spirituali, aveva ricevuto l’assoluzione e l’Olio degli infermi. Poteva partire tranquillo incontro al Signore.

Aveva detto ai confratelli, con parole dell’apostolo Paolo: «Ho terminata la mia corsa, ho conservato la fede»: constatazione di un fatto, che a distanza di 25 anni appare evidente per tutti. Non solo aveva conservato la fede, ma l’aveva fatta fruttificare con eccezionale abbondanza. Le estatiche celebrazioni eucaristiche, il discernimento dei cuori nelle innumerevoli confessioni e conversioni, l’erezione della Casa per il Sollievo della Sofferenza e i Gruppi di preghiera, a sostegno e conforto, materiale e spirituale, dei poveri sofferenti, tutto ha avuto origine dalla fede ardente di Padre Pio.

Il card. Innocenti visita la cella di P. Pio.
Il card. Innocenti visita la cella di P. Pio.

Come aveva desiderato e chiesto fin dal 1925 all’autorità civile del tempo, le sue spoglie attendono la risurrezione in questo “cantuccio” della sua terra, dove la gente continua a venire in folla in cerca di pace e perdono. La sua mano piagata non si alza piú ad assolvere e perdonare, ma il suo spirito aleggia sopra di noi e ottiene dal Signore la soddisfazione delle nostre richieste. Non possiamo ancora dirgli: «Padre Pio santo, intercedi per noi». Ma gli possiamo dire e diciamo, con immutato affetto e fiducia: «Padre Pio, fratello nostro, prega per noi». E siamo sicuri che, nel suo gran cuore, non vorrà dirci di no.

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