“Ciò che è scritto nel Vangelo si è attuato in Padre Pio”. L’omaggio del card. Ursi

Omelia di S. Em.za il card. Corrado Ursi, arcivescovo metropolita di Napoli, in occasione del 25° anniversario della Casa Sollievo della Sofferenza (5 maggio 1981).

Il servo di Dio Padre Pio che cosa è stato? Un crocifisso, un crocifisso però che aveva una sovrana letizia, una letizia francescana presa ad litteram. Ha sofferto molto nell’anima. Le stimmate erano il segno esterno della vulnerazione interiore di quest’uomo. Di che si nutriva? Si nutriva soltanto della parola di Dio e dell’eucaristia.

Ritratto del card. Corrado Ursi
Il card. Corrado Ursi

Il popolo andava a lui per le confessioni, per ascoltare la sua parola. L’assoluzione sua è uguale alla mia, a quella di tutti gli altri sacerdoti. Ma quello che egli diceva era la parola di Dio che trovava in lui un canale puro, limpido, per arrivare caldo, fervido come parola del Padre, come parola di vita.

Non predicava dai pulpiti, perché predicava a ciascuno nelle lunghe ore che sedeva al confessionale. Ma quando celebrava, tutti amavano andare alla sua Messa. Curioso: nelle nostre chiese si ha fretta, si vuole una Messa sollecita. Padre Pio stava anche un’ora a celebrare la Messa e nessuno si stancava. Perché? Perché quest’uomo che si nutriva di Cristo «pane della vita» e sentiva la parola gorgogliare nel cuore, sentiva anche la morte e la risurrezione di Cristo che fremeva nelle sue carni oltre che nel suo spirito, quando accostava una persona con l’incanto dei suoi occhi angelici, veramente calamitati di Spirito Santo. E poi, per quello che faceva nel confessionale, che è luogo della conversione e della risurrezione delle anime.

Egli si nutriva delle lunghe ore di preghiera, nell’ascesi, in questo cammino verso Cristo, con la croce sulle spalle, con una mortificazione terribile, con una separazione da tutto ciò che era conforto terreno. Sì che lo faceva questo cammino continuo con Cristo, però si immergeva in lui nella passione morte e risurrezione come nella Messa così ancora nel resto della vita.

Ed ecco il servo di Dio Padre Pio che ha scosso il mondo: non una città, non una nazione ma il mondo intero. E il mondo intero è in attesa di quello che la Chiesa potrà determinare per portare il suo messaggio ad altezze di cielo nel firmamento della Chiesa. Per richiamare ancora l’uomo moderno alla vera Pasqua del Signore a capire dov’è il vero pane della vita, la parola e il sacramento nell’Eucaristia.

Padre Pio non si è limitato soltanto a dare la risurrezione a tante anime, a far assaporare il pane della vita convertendo tanta gente. Padre Pio ha voluto anche la cittadella del sollievo della sofferenza, ha voluto che la gente che soffre nel mondo venisse in questa “cittadella” – come la chiamava lui – per trovare il sollievo della sofferenza.

Che cosa vuol dire “sollievo” nel senso biblico? Nel senso biblico “sollievo” vuol dire “risurrezione”, vuol dire ripresa della vita.

Padre Pio ha voluto la realizzazione di quel mondo che egli veniva a edificare attraverso la sua esperienza di colui che ha mangiato il pane della vita ha saziato la sua fame, ha estinto la sua sete e riesce anche a far mangiare agli altri il pane della vita, ad estinguere fame e sete.

In nessun posto come in un ospedale c’è l’esigenza di estinguere la fame, di estinguere la sete. Si tratta della fame e della sete della vita, della vita fisica in pericolo, in crisi. Ma l’uomo e tutto l’uomo non può guarire il corpo se lo spirito non si aderge, perché non ci sono due realtà separate.

L’uomo esiste. E non è possibile guarire il corpo senza dare anche all’uomo, nella dimensione spirituale, soprannaturale, una pienezza di vita. Ecco, dalla crisi della sofferenza e della malattia dovrebbero uscire uomini convertiti e santi. È questa la volontà di Padre Pio.

Quando si domandò a lui come doveva essere chiamata questa cittadella lui prese tre giorni di tempo. Dopo tre giorni disse: «Si chiamerà Casa Sollievo della Sofferenza». Sollievo nel senso cristiano biblico della parola: è la Casa della risurrezione della vita nuova.

Ritratto di San Pio da Pietrelcina

Quando a Filadelfia ho parlato ai Gruppi di preghiera, e ho visto migliaia di persone dei Gruppi, ho detto: «Ma guarda come in poco tempo c’è stata un’irradiazione immensa. Davvero Cristo ha parlato nel Vangelo ai nostri giorni». Ciò che è scritto lì nel Vangelo si è attuato in Padre Pio.

Padre Pio dice che doveva essere questa cittadella ben attrezzata tecnicamente. Sì, perché bisogna utilizzare tutto quello che la scienza deve trovare nei segreti di Dio, che sono nella natura, per il bene degli uomini. Però, vicino alle attrezzature ha voluto i Gruppi di preghiera, ha raccomandato la preghiera, ha voluto l’assistenza spirituale.

Dio manda lungo i secoli uomini che sono come il potente richiamo al popolo di Dio perché realizzino il volto sociale di Cristo Redentore e rinnovatore del mondo. Nel nostro tempo ha mandato Padre Pio, lo ha plasmato lui per noi, per il mondo di oggi, che, in verità, è stato scosso, per un cinquantennio, dalla sua voce silenziosa ma prorompente, dalla sua testimonianza, che è risuonata irresistibile, in ogni paese del mondo, e che ora, dopo la sua morte, si approfondisce e si dilata, sempre più negli spiriti.

Nessuno può negare che quest’uomo avesse i piedi e la mani forati e il costato aperto. Una constatazione fisica, che tutti hanno potuto fare, mostrava quest’uomo inchiodato alla croce per tutta la vita. Soffriva sempre per quelle piaghe. In certi momenti il dolore era spasimante, travolgente. Sopportò tutto, senza un lamento, per mezzo secolo. A questo martire le circostanze esterne della passione non sono mancate.

«Padre Pio esercitò un fascino misterioso perché le folle videro nel volto di lui il volto stesso di Cristo paziente. Fu paterno anche nella scontrosità, perché queste ebbero le dimensioni dell’umiltà, della carità e dello zelo, di fronte ad eccessi di devozione verso di lui. Fu uomo di preghiera; ebbe contatti di apostolato con uomini di cultura, di arte e di politica, ma tutti ne furono illuminati e confortati. Moltissimi si convertirono e ritornarono a Dio» (Fernando da Riese, Padre Pio da Pietrelcina, S. Giovanni Rotondo, p. 467).

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