“Un uomo vissuto sulla Croce”. L’omaggio del card. Giuseppe Siri

Omelia di S. Em.za Rev.ma il card. Giuseppe Siri, arcivescovo-metrpolita di Genova, in occasione del 7° anniversario della morte di Padre Pio (23 settembre 1975).

Il Vangelo che avete ora sentito leggere ci ha fatto ascoltare un brano di un’intervista notturna, data da Gesù Cristo ad un uomo che aveva paura di farsi vedere con lui di giorno (cfr. Colloquio di Gesù con Nicodemo, Gv 3).

In questo brano Gesù parla di sé, parla del Padre, parla dello scopo per cui egli è venuto: la redenzione. Questa sarebbe continuata nella storia, avrebbe avuto le sue pietre miliari, i suoi fari per illuminare.

Un bellissimo ritratto del cardinale Giuseppe Siri.
Un bellissimo ritratto del card. Giuseppe Siri.

Noi oggi qui ricordiamo uno di questi fari, che in modo meraviglioso in vita e — a quanto pare — in morte, continua l’opera della evangelizzazione. Parliamo dunque di lui, di Padre Pio da Pietrelcina.

Sono sette anni, oggi, che questa luce si è spenta — poiché si trattava di una luce –; ma non si è spento l’esempio, e non si è affievolito il messaggio che l’esempio portava. Nella vita di Padre Pio vi sono molti fatti, il giudizio dei quali è riservato alla santa Chiesa. È in corso il processo per la beatificazione; ma l’esempio, che non è un giudizio, è chiaro a tutti.

Restiamo, dunque, al contenuto edificante di questa vita. Mi chiedo: quale è il messaggio che Padre Pio ha portato? Non chiedo un messaggio nuovo, perché la rivelazione si è storicamente chiusa da molti secoli; chiedo quale sia il messaggio che costituisce un commento, nella vita di Padre Pio, alla parola del Signore.

I fatti storici della sua vita sono estremamente indicativi. Ma le sue lettere, felicemente pubblicate, ci danno la chiave dell’anima sua, il vero intimo e meritorio dramma della sua vita crocifissa, lo sfondo di una profondità luminosa.

Le lettere si leggono, e si ha il diritto di leggerle. Fatti, detti, lettere, hanno un punto di convergenza, che a me pare evidente: il messaggio del Padre Pio è indicativo della passione di nostro Signore Gesù Cristo.

La vita del Padre ha per trama, per punto di riferimento, per scopo illustrativo, la passione del Signore. In tale messaggio, sta la specifica missione — così io credo — di questo uomo. L’accettazione perfetta, la sofferenza continua, soprattutto interiore, le contraddizioni, i dolori fisici, innegabili e continui, il suo tipo di apostolato, tratteggiano la passione di Cristo.

Non faremmo, in questo momento, quello che lui avrebbe desiderato, se ci allontanassimo da tale modo di leggere la sua vita. Ebbe il carattere forte, le maniere decise, il temperamento quasi greggio, perché le sfumature non snervassero nulla della sua missione.

Aveva il cuore tenero e dall’apertura immensa. Ma a questo cuore negò sempre i moti, i modi, che avrebbero potuto ridurre la verità e la integrità della sua missione. Tutto quello che si può dire, in una varietà di toni meravigliosi, di questa vita, sfuma dinanzi alla serietà del messaggio.

Per oltre mezzo secolo, non solo il convento, non solo San Giovanni Rotondo, fortunata, ma il mondo ha assistito a questo gesto continuo che, togliendo il superfluo, ha voluto il taglio netto, allontanato il pleonasmo avido di cure, aura popolare. Nessuno potrà mai dire che Padre Pio l’aura popolare l’abbia alimentata e voluta.

La passione di Cristo era testimone della giustizia che non ha risparmiato il Figlio di Dio, e che segue implacabilmente ogni atto degli uomini. La passione, testimone della misericordia che previene l’atto libero della accettazione umana, ma la esige. La passione, testimone che la prima giustizia finalmente è verso Dio, Creatore e Padre, e che non è dato sperare vera giustizia fra gli uomini, fino al momento in cui questi non si decideranno di renderla a Dio.

La passione, testimone del sacrificio, la più alta espressione dell’amore e della dedizione che, l’uno e l’altra, senza di esso, diventano sfruttamento e piacere. La passione, testimone di un ordine nel quale Dio solo dice l’ultima parola, ad onta delle apparenze, lasciate alla libertà umana.

San Pio è stato il "cireneo" del XX secolo scelto da Gesù.
San Pio è stato il “cireneo” del XX secolo scelto da Gesù.

Solo la croce dice la verità agli uomini, intera.

L’uomo che oggi ricordiamo è vissuto sulla croce. Padre Pio è vissuto per ricordare tutto questo. A chi? A tutti, perché la storia del mondo si risolve nel sacrificio della croce, e solo là; perché il bene e il male si sono incontrati veramente nella croce: il bene per vincere, il male per essere sconfitto. L’uomo e i suoi dolori: il primo per essere salvato, gli altri per essere resi fecondi alla eternità.

La passione del Signore avvenne nella sua umanità; in quella è stata la unione col genere umano, la capacità quindi di rappresentarlo e sostituirlo, pagando il debito di giustizia.

Il mondo non ha redento se stesso, è stato redento. Quella passione e quella croce tolgono la fatale illusione, dilagante, che in questo mondo si possa con serenità parlare di una felicità definitiva e stabile: la illusione con la quale oggi, ipocritamente, si opera lo sconvolgimento delle menti e si lanciano istinti bestiali.

Nel secolo decimoterzo, quando al risvegliarsi della civiltà se ne profilavano anche gli abusi, venne San Francesco a ricordare lo stesso messaggio. Tutto quello che fece — penitenza, regola, amore, povertà, autenticati dal segno delle stimmate — fu per ricordare questo, e per attirare — ecco le sue stimmate — l’attenzione sulla umanità del Salvatore.

Nello stesso secolo, la divina regìa, per lo stesso scopo, attirò l’attenzione sulla santissima Eucaristia, della quale venne allora istituita una singolare, prolungata, festività. L’Eucaristia è Cristo concreto, nella memoria della passione.

Ci è forse proibito di pensare, che questa sia stata la missione del Cappuccino di Pietrelcina? Certamente no, anche perché molti elementi di questo messaggio sono stati assai dimenticati, spaventosamente disattesi.

Possiamo inchinarci dinanzi a questa figura, che passa attraverso il nostro tempo come un nobile, sofferente, alfiere di Dio per ricordare ai fratelli le cose più necessarie. Amen.

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