Padre Pio, il santo della famiglia/2

Estratto del libro “Padre Pio santo. La vita e i miracoli” di Roberto Allegri (2002).

Un aspetto della vita di Padre Pio che raramente viene messo in evidenza, è il suo amore per la propria famiglia.

Padre Pio con il fratello maggiore Michele Forgione.
Padre Pio con il fratello maggiore Michele Forgione.

Il Padre fu molto legato ai genitori, ai fratelli, ai nipoti. Come si è detto in precedenza, fino al 1916, visse quasi sempre in famiglia, provocando imbarazzo e difficoltà all’Ordine dei Cappuccini. Poi, negli anni successivi, approfittò sempre dei viaggi a Napoli per il servizio militare per fare delle visite a casa.  Ma dopo il settembre 1918, dopo cioè il fenomeno delle stigmate, non si mosse più da San Giovanni Rotondo.

L’amore e l’attaccamento per i suoi però non venne meno. Scriveva ai genitori, si preoccupava per loro e provvedeva alle loro necessità.

Nel 1917 la sorella più piccola, Graziella, decise di farsi monaca, e volle essere lui ad accompagnarla a Roma, alla sede generale dell’Istituto delle Brigidine, dove divenne suor Pia dell’Addolorata. Fu quello il suo unico viaggio nella città eterna.

Suor Pia dellAddolorata, sorella di Padre Pio.
Suor Pia dell’Addolorata, sorella di Padre Pio.

L’evento delle stimmate fu un fatto che i suoi parenti non riuscirono a capire, almeno in un primo momento. Michele, fratello maggiore di Padre Pio, si ritrovava in quel tempo in America per lavoro. Venne informato dalla moglie. «Tuo fratello ha le piaghe per il corpo», gli scrisse. E Michele, credendo che si trattasse di una malattia, affrettò il suo ritorno a casa.

Maria Pompilio, figlia spirituale di Padre Pio, raccontò che un giorno dell’aprile 1919, mentre scendeva dal convento verso il paese in compagnia di un’amica, incontrò tre persone che invece vi stavano salendo. Queste persone chiesero alle due ragazze se conoscevano Padre Pio. «Sì», rispose Maria Pompilio, «lo abbiamo lasciato proprio ora». «Sicché non è malato», dissero i forestieri. E aggiunsero: «Noi siamo la sua famiglia: padre, madre e cognata, e siamo venuti per vederlo perché ci hanno detto che è tutto pieno di piaghe». Le ragazze accompagnarono allora i visitatori al convento.

Subito dopo l’evento delle stigmate, la famiglia di Padre Pio venne colpita da gravi lutti. Il 25 settembre 1918, cioè cinque giorni dopo l’impressione delle stigmate visibili, morì Felicita, la sorella che Padre Pio prediligeva. Aveva 29 anni ed era sposata da otto. Era stata una ragazza molto dolce e serena e Padre Pio aveva sempre nutrito per lei un affetto speciale. Ricordava spesso che, da ragazzino, amava scherzare con Felicita. Quando lei si lavava i capelli, usando un catino, la sorprendeva arrivandole dietro le spalle e le pigiava la testa nell’acqua. «Tanti dispettuci le facevo», ricordava il Padre, «e lei mai una volta mi rispose male». Parlando a volte, da anziano, con il nipote Ettore, figlio di Felicita, Padre Pio gli diceva: «La tua mamma era la migliore, quella che superava tutti in casa per bontà e bellezza. Una santa. Non ho mai veduto tua madre inquieta. Anche con tutti i guai che le sono capitati, lei era sempre sorridente».

Il signor Grazio, detto Orazio, Forgione, papà di Padre Pio.
Il signor Grazio, detto Orazio, Forgione, papà di Padre Pio.

Nel 1919 la vita di Padre Pio subì un forte mutamento. La notizia delle stigmate era finita sui giornali, a San Giovanni Rotondo arrivavano ogni giorno folle di persone e il Padre sentiva già nell’aria il vento delle persecuzioni. Si rese conto che non avrebbe più potuto seguire con amore e tranquillità i propri genitori e il 7 ottobre 1919 inviò una lettera al fratello. «A te affido l’esistenza e l’assistenza dei nostri genitori», scrisse. «In quanto a me, debbo rinunciare completamente a rivedere il paese nativo e forse a non rivedere giammai più i genitori e le persone a me carissime. Assistili in ogni maniera e ne avrai la ricompensa e la benedizione da Dio».

Due anni dopo la morte di Felicita, una malattia improvvisa stroncò, a soli 11 anni, Franceschino, l’unico figli di Michele. Padre Pio adorava quel nipotino che aveva visto crescere. Michele, disperato, desiderava altri figli e si confidò con Padre Pio che gli disse che ne avrebbe avuti presto. Nel novembre 1921 infatti nacque un maschietto, che purtroppo visse solo un giorno. Ma il 9 gennaio 1924 nacque Pia.

Nel 1920 mamma Peppa andò a trovare il figlio a San Giovanni Rotondo, e si trattenne a casa di Maria Pompilio, per 44 giorni. «Ogni mattina», scrisse Maria Pompilio nelle sue memorie, «andava alla messa e riceveva la comunione dalle mani del figlio. Dopo la messa si avvicinava a Padre Pio in sacrestia e voleva baciargli le mani anche come facevano le altre persone, ma lui non gliel’ha mai permesso. Mortificata, la madre se ne lamentava. Alle persone che gli riferirono i lamenti della madre, disse: “Quando mai si è visto una madre che bacia la mano al figlio?”. Adorava la propria madre ma, nello stesso tempo, aveva per lei un sommo rispetto. La considerava una regina. Non voleva che si confondesse con le altre donne che si accalcavano attorno a lui».

Padre Pio si preoccupava molto della madre. Nel 1924 consigliò a una sua figlia spirituale, Lina Fiorellini, di andare a trovare mamma Peppa. «La mia mamma ti aspetta: va’ a stare un po’ con lei. Ti scalderà il cuore e tu sentirai come palpita il cuore di mamma mia». Ogni tanto poi andava a Pietrelcina da mamma Peppa anche Maria Pyle, una miliardaria americana arrivata a San Giovanni Rotondo nel 1923, diventata figlia spirituale del Padre, e che si era fatta costruire una casa nei pressi del convento per poter stargli vicino.

La signora Maria Giuseppa Di Nunzio Forgione, mamma di Padre Pio.
La signora Maria Giuseppa Di Nunzio Forgione, mamma di Padre Pio.

Nel dicembre del 1928, mamma Peppa arrivò a San Giovanni Rotondo per trascorrere il Natale con il figlio. Andò ad alloggiare in casa di Maria Pyle.  L’incontro tra madre e figlio avvenne sul piazzale della chiesa. Questa volta, per potergli baciare la mano, mamma Peppa ricorse ad uno stratagemma. Prese la mano di Padre Pio e se la accostò alle labbra. Lui la ritrasse subito, ma lei disse: «Non la bacio per me, ma per zia Libera». «Quando è così…», rispose Padre Pio, e le allungò la mano. Allora la donna continuò: «Adesso bacio le tue mani per zia Pellegrina», e giù un secondo bacio, «per zia Filomena», un terzo bacio, «e per zia Giannina», quarto bacio. E via di seguito, nominando una decina di zie. Alla fine disse: «Adesso, Padre Pio, la bacio per me». Tentò ma non vi riuscì. Mentre si piegava, Padre Pio alzò di scatto le mani e tenendole alzate disse: «Questo mai. Il figlio deve baciare la mano alla mamma e non la mamma la figlio». Tutte le mattine mamma Peppa andava ad ascoltare la Messa celebrata dal Padre nella chiesetta del convento. Dopo aver ricevuto la Comunione, si inginocchiava per terra e baciava dove suo figlio aveva camminato. Ma quello fu un inverno molto rigido. Ci furono grandi nevicate, e mamma Peppa saliva al convento nonostante la neve. Indossava abiti dimessi e leggeri per quella stagione, ma nessuno era riuscito a convincerla a mettersi il vestito di lana che alcune amiche le avevano regalato, perché temeva di sembrare una signora. La notte di Natale seguì le funzioni religiose tra la gente che gremiva la piccola chiesa e dopo la Messa, tornò a casa di Maria Pyle e si mise a letto. Non si sentiva bene. Il mattino successivo non poté alzarsi, aveva 40 di febbre. Fu chiamato il medico che diagnosticò una polmonite doppia.

Ogni giorno Padre Pio andava a trovarla, accompagnato dal guardiano. E quando si rese conto che le condizioni della madre erano gravi, non si mosse più dal suo capezzale. L’assistette fino all’ultimo istante e le amministrò l’estrema unzione. E quando vide che stava per esalare l’ultimo respiro, la baciò in fronte poi, con un forte singulto, cadde svenuto. Due medici lo portarono in un’altra camera. Maria Pyle prese il suo posto e mamma Peppa spirò tra le braccia dell’americana. Erano le 6:15 del 3 gennaio 1929.

Nella camera attigua, Padre Pio sfogava il proprio dolore in un mare di lacrime. Era, il suo, un pianto straziante. Continuava a chiamare: «Mamma mia, mamma mia bella, mammella mia». Qualcuno gli disse: «Padre, lei stesso ci ha insegnato che il dolore altro non deve essere che l’espressione dell’amore che dobbiamo offrire a Dio: perché piange così?». Ed egli rispose: «Queste sono lacrime d’amore, nient’altro che di amore. E poi, non ho mica cento mamme, ma una sola».

Dopo aver perduto la mamma, Padre Pio cominciò a preoccuparsi con maggior sollecitudine del suo papà. Ora Grazio era rimasto solo e chi si sarebbe preso cura di lui? Michele aveva la propria famiglia e così pure Pellegrina. Graziella invece era in convento. Alcune figlie spirituali di Padre Pio aveva suggerito di trasferire Grazio a San Giovanni Rotondo, in modo che fosse vicino al figlio. Loro si sarebbero prese cura di lui. Ma a Padre Pio l’idea non andava. Intuiva le difficoltà che sarebbero sorte. Non gli piaceva l’idea che suo padre potesse vedere le umiliazioni cui era sottoposto e sentire le calunnie che circolavano su di lui. Per questo, due settimane dopo la morte di mamma Peppa, scrisse una lunga lettera al fratello Michele affrontando nei dettagli questo argomento:

«Nostro padre come sta? Ho saputo che gli hanno fatto vivissime premure e, diciamo il vero, anche sincere e cordiali, di farlo trasferire qui. Ma non vedo ciò ben fatto. Che egli venga e vada a suo piacimento benissimo, ma quello di avere qui un domicilio lo veggo malfatto. Sarebbe poco confortante per me, che non potrei fare niente per lui, data la mia condizione, e disonorante per te, agli occhi del paese, lasciar andare ramingo un povero vecchio quasi a voler negargli un asilo».

Grazio rimase dunque a Pietrelcina e Michele si prese cura di lui. Padre Pio sapeva di poter contare sul fratello.

Poi, nel 1937, dopo che le acque intorno a Padre Pio si erano un po’ calmate, Grazio si trasferì a San Giovanni Rotondo, prendendo alloggio nella casa di Maria Pyle. Là visse gli ultimi nove anni della sua vita. Non mancava mai alla Messa di Padre Pio, e quando le gambe non gli ressero più, si faceva portare con l’asino. Alla fine fu costretto a rimanere coricato tutto il giorno su un divano della stanza.

Padre Pio al capezzale del papà Grazio che morirà pochi giorni dopo.
Padre Pio al capezzale del papà Grazio che morirà pochi giorni dopo.

Ma Padre Pio andava spesso a trovarlo e lo assistette fino all’ultimo istante. L’8 ottobre 1946 Grazio spirò tra le braccia del figlio. Mentre la salma veniva portata alla chiesetta, Padre Pio da una finestrella seguiva con gli occhi velati di lacrime e tra in singhiozzi ripeteva: «Tatà, tatà mio».

Le tombe dei genitori di Padre Pio, a San Giovanni Rotondo, non sono mai rimaste senza fiori. Soprattutto quella della sua mamma. E questo perché tra i devoti del Padre si era diffusa una precisa convinzione: quando qualcuno desiderava ricevere una grazia e non riusciva ad ottenerla dal Padre, andava a pregare la madre di Padre Pio ed era certo di ottenere poi quanto desiderava.

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