Le virtù cardinali e morali

[Pierino Galeone, Padre Pio. Mio Padre, pp. 24-27]

La carità comprende tutte le virtù, non solo la fede e la speranza, ma anche le virtù cardinali e morali. Queste ultime fanno capo alle quattro virtù cardinali, poiché riguardano le facoltà dell’uomo e ne riordinano i comportamenti: l’intelligenza è regolata dalla prudenza, la volontà dalla giustizia, l’appetito irascibile dalla fortezza e l’appetito concupiscibile dalla temperanza. Ognuna di queste virtù cardinali può essere considerata come un genere da cui derivano altre specie di virtù morali: le virtù della religione, dell’umiltà e dell’obbedienza sono specie del genere della giustizia; la povertà e la castità della temperanza; la pazienza e la costanza del genere della fortezza; la saggezza, l’equilibrio e il dominio di sé sono virtù morali che derivano dalla virtù cardinale della prudenza. Parlare di queste virtù è descrivere Padre Pio; chi ha conosciuto Padre Pio, lo riconosce in queste virtù.

L’ubbidienza

Egualmente, era sottomesso ai superiori che rispettava e venerava con grande edificazione dei presenti. Al solo apparire del Padre Guardiano o, ancor più, del Padre Provinciale, Padre Pio, se era seduto, si metteva in piedi, se era in cammino non tralasciava di far loro un inchino, se veniva fermato, rimaneva in umile ascolto. La sua sottomissione esteriore lasciava trasparire chiaramente quella interiore; sottometteva ai superiori tutto: la volontà, la mente e il suo comportamento fisico. Ai vescovi, che andavano a visitarlo, mettendosi in ginocchio chiedeva la benedizione, che poi essi richiedevano a lui, e baciava loro devotamente la mano. E quando non poteva inginocchiarsi diceva compunto, mentre baciava la mano: «Scusatemi se non posso inginocchiarmi». Dinanzi a tanti confratelli, più giovani di età e non sempre perfetti nel compiere l’ufficio di superiore, Padre Pio non ha mai mostrato diversità di comportamento. La sua sottomissione era soprannaturale nell’intenzione, universale nell’estensione e integrale nell’esecuzione. Anche nei comandi più strani si sottometteva in modo puntuale, costante e sereno. Egli ci ammaestrava con l’esempio e con la parola: «Chi ubbidisce non sbaglia», «l’ubbidienza è madre e custode di ogni virtù», «l’ubbidienza dà sicurezza perfetta», «l’ubbidienza trasforma in virtù ogni occupazione», «chi obbedisce, non perde mai, vince sempre». La sottomissione era diventata azzeramento completo del suo io. Come nel volto e nell’operare, anche nel corpo e nello spirito, Padre Pio non aveva più nulla di sé: “Il suo vivere era solo Cristo”.

La giustizia

Gesù gli partecipava insieme al suo spirito di vittima, la gioia di applicarsi a lodare il Signore nella preghiera e gli comunicava i sentimenti della virtù di religione, arricchita dal dono della pietà.  Padre Pio sentiva, con semplicità di spirito, l’umile sottomissione a Dio nel fare la sua volontà, nella preghiera, nel sostare raccolto dinanzi all’altare, nel fare la perfetta genuflessione e il devoto inchino davanti al Crocifisso e a un’immagine della Madonna.

La prudenza

I pensieri, le intuizioni e gli affetti, i sentimenti e i voleri di Padre Pio erano sempre saggiamente equilibrati da una sana ragione, illuminata da una fede perfettamente conformata all’insegnamento e all’esempio del Signore, e sostenuta da una preghiera mai interrotta e sempre immersa in Dio. Persone di razza, religione e cultura diverse trovavano in Padre Pio una forza illuminante unica; ogni richiesta la esaminava con maturità, la risolveva con senno e la esaudiva con modestia e semplicità. Era un uomo perspicace, senza pregiudizi e risoluto; operava con prudenza, circospezione e con debita precauzione. Dinanzi all’imprevisto, non si sconcertava: il suo costante rifugio era la preghiera. La sua spiritualità toccava l’apice della maturità proprio nel mettere insieme la giustizia e la bontà, la dolcezza e la fortezza, l’austerità e la tenerezza nella cura delle anime, la sollecitudine esuberante d’amore e la castità perfetta, la vita interiore al sommo grado e la lucidità negli affari delle cose proprie e degli altri. Parlava con le parole e senza le parole. Il suo umile linguaggio era la testimonianza. Al confessionale era giudice, maestro, medico e specialmente padre. All’altare era sacerdote e vittima, crocifisso e risorto, rappresentante di Cristo e di tutti i fratelli d’esilio. Era molto sensibile e delicato verso il prossimo: rispettava la reputazione e l’onore di ciascuno di noi, anzi ci aiutava a recuperarli qualora li avessimo perduti. Era attento a evitare giudizi o, peggio, maldicenze su chiunque. Gli piaceva punzecchiare, ma lo faceva con tanta dolcezza che era un piacere scherzare con lui e, principalmente, vederlo sorridente e divertito. Quando si intratteneva con noi era amabile, mentre era pronto e puntuale nel servizio di Dio. La Santa Messa e il Divino Ufficio, l’adorazione e la visita al Santissimo Sacramento, la Via Crucis e il Santo Rosario erano celebrati con assidua continuità e indefettibile costanza.

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