“Devi amare la Chiesa più di una madre!”

Non ricordo bene perché, nell’autunno del 1951, il Padre Provinciale mi obbligò ad emettere il giuramento antimodernistico, innanzi a un suo rappresentante già designato. […] Per spavalderia, nel salottino del convento, dissi scherzando – presenti Padre Pio ed alcuni amici – che durante la “cerimonia” avrei incrociato due dita e alzato un piede, perché, secondo una certa superstizione, il giuramento così fatto sarebbe stato invalido. Padre Pio, seccato dalla mia irriverenza verso l’Autorità, tese il braccio destro, facendomi segno con la mano penzoloni di avvicinarmi. Siccome indugiavo, mi chiamò ancora. Pareva che volesse picchiarmi. Dopo aver fatto due passi in avanti, timoroso e umiliato, mi sentii dire: «Ragazzo, non fare il galletto. Vai a prepararti in chiesa [per il giuramento], davanti a Gesù Sacramentato» […].

fioretto201427La sera, quando tutti i confratelli, meno Padre Pio che rimaneva in coro a pregare, finita la meditazione, dal coro scesero a refettorio per la cena, io, alla luce fioca della lampada che ardeva tutta la notte in uno stipetto ricavato sotto il crocifisso, andai ad inginocchiarmi a fianco a lui e gli dissi: «Padre Spirituale, ho fatto il giuramento antimodernistico», e in un atteggiamento di sfida, che non era sufficiente a nascondere la paura di prendermi il resto della sgridata, aggiunsi: «Però… che la Chiesa con tutti questi giuramenti sia un po’ seccante non si può negare». Mentre i suoi occhi, quasi sempre buoni, in quel momento sembravano accesi dall’ira di Dio, disse: «Vattene. Sei tu seccante!». Poiché avevo sperimentato che l’ira di Padre Pio, per terribile che fosse, non destava preoccupazioni di alcun genere, […] mi rivolsi indispettito all’altare e dissi: «Io non me ne vado». «Me ne vado io, allora», gridò Padre Pio dopo aver spinta indietro la sedia su cui era seduto.

Con la dichiarazione che sarei andato dovunque appresso a lui, lo costrinsi a rimanere seduto, per cui sorridendo mi minacciò: «Ragazzo, tu stasera vai in cerca di mazzate». Assentendo con la testa, dissi: «Me ne sto accorgendo. Però mi faccia dire quello che tengo in corpo e che cioè… certi granchi… la Chiesa li prende, e che oggi ci lega con un giuramento antimodernistico, mentre per domani probabilmente ha già pronto da imporre qualche altro giuramento… modernistico».

Padre Pio mi disse che i teologi possono sbagliare e rendersi ridicoli, senza scordarsi, però, di chiamarmi «pappagallo», perché avevo parlato della vecchia storia dei granchi della Chiesa; ma poi continuò: «Per chiarirci le idee, il rigore della Chiesa è sempre necessario, anche quando è seccante. Tempo ci vuole e capirai anche tu. Senza rigore succederebbe il caos. Per amare la Chiesa ci sono tanti motivi; ma, secondo me, il solo fatto che essa, con il rigore usato per tanti secoli, ci ha conservata intatta, almeno nella sostanza, la parola di Dio e l’Eucaristia, dovrebbe essere sufficiente a farcela amare più di una madre. Ora mi sai dire come fai a ridere sulla parola di Dio?». Lo fermai: «Mai ho fatto una cosa del genere!». Con un sorriso sulle labbra continuò a parlare, senza badare alla mia autodifesa: «Ti porto un esempio: da una parte Nostro Signore ci dice che dobbiamo avere pazienza con il prossimo, anche quando vorremmo mandarlo al paese di Pulcinella, e dall’altra la Chiesa ci propone il domma dell’Assunta. Praticamente, per me, spiegare ed applicare il precetto della pazienza è più difficile che credere al domma dell’Assunta…». Visto che io non afferravo il punto in cui egli intendeva arrivare, continuò con calma: «Per farti capire che tu stasera stai facendo troppo affidamento su una virtù che io non posseggo, ti ho portato anche l’esempio».

Mi consolò con una carezza, quando si accorse che l’allusione a un suo eventuale scatto nervoso mi aveva fatto male […] Gli baciai la mano e mi avviai. La sua voce mi bloccò ancora sulla porta: «E ricordati per tutta la vita che devi amare sempre la Santa Chiesa di Dio!». Senza riavvicinarmi, ma pronto a ricominciare, già divampante come un “fiammifero svedese”, domandai: «E devo amare anche certi elementi della Santa Chiesa di Dio?!». Secco e perentorio mi rispose: «Sì e devi anche compatirli!».

Ma poi, rivoltosi all’altare, con le braccia in croce, esclamò: «Gesù mio, vedi un po’ che mi fa dire questo cagnolino litigioso!… Se nella Chiesa ci sono elementi da compatire, quelli oggi siamo noi due».

[Padre Pellegrino Funicelli, “Padre Pio. Tra sandali e cappuccio”, pp. 91-95]

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