La bambina di Padre Pio che salvò il Papa

di Simone Iuliano

Il 13 Maggio 1981, verso le ore 17:17 in piazza San Pietro a Roma, un killer turco inviato da forze oscure e potenti, Mehmet Ali Agca, sta per sparare al Papa Giovanni Paolo II. 

Il ventitreenne “lupo grigio” è un professionista, è un tiratore infallibile, è lì per uccidere, si trova dietro la prima fila, a distanza molto ravvicinata (solo a tre metri dal Santo Padre). È molto calmo e determinato, dunque il bersaglio, indifeso ed esposto davanti a lui, non ha scampo.

Ma allora come e perché l’assassinio ha fallito? È davvero inspiegabile che un killer professionista, molto abile e determinato, abbia fallito a distanza ravvicinatissima un bersaglio così facile e indifeso sparando solo due colpi. Anche la traiettoria del proiettile che colpì al ventre il Santo Padre sembrò innaturale, anzitutto ai chirurghi.

Che una mano misteriosa abbia deviato la pallottola per salvare la vita del Papa non è solo una persuasione, è un fatto oggettivo, in un certo senso scientificamente acclarato.

Il professor Crucitti aggiunse di aver osservato un cosa “assolutamente anomala e inspiegabile”. La pallottola si era mossa, nel ventre del Papa, a zigzag, evitando gli organi vitali. Era passata a un soffio dall’aorta centrale: se l’avesse raggiunta, il Santo Padre sarebbe morto dissanguato ancora prima di arrivare in ospedale. Aveva evitato la spina dorsale e tutti gli altri principali centri nervosi: se li avesse colpiti, Giovanni Paolo II sarebbe rimasto paralizzato.

Che quella mano misteriosa appartenga alla Madre di Dio, di cui quel giorno si celebrava l’apparizione a Fatima, era per Papa Wojtyla una certezza. Il Papa ha poi ripetuto in varie occasioni: “Una mano ha sparato, un’altra mano ha deviato la pallottola“.

Nessuno ovviamente ha mai cercato testimoni di quell’episodio soprannaturale. Nessuno poteva immaginare (e molto probabilmente ancora oggi in pochi sanno) che una mano avesse fisicamente impedito ad Agca di sparare i colpi decisivi.

Finché un giorno nel mese di Luglio del 2007 grazie ad alcuni documenti mi sono imbattuto nella straordinaria vicenda della «bambina» di Padre Pio.
Questa bambina divenuta poi Suor Rita Montella (al secolo Cristina Montella) è morta in concetto di santità il 26 Novembre dl 1992 nel monastero di clausura di Santa Croce sull’Arno, in Toscana. Questa suor Rita subito dopo il 1981, confidò a Padre Franco D’Anastasio – facendogli promettere di tenere il segreto almeno fino alla morte di lei – di essere stata in bilocazione in Piazza San Pietro quel 13 Maggio 1981. Ma c’è di più: “Assieme alla Madonna deviai il colpo dell’attentato al Papa“.

Queste le sue testuali parole. Si tratta di una rivelazione questa che lascia sgomento e forse anche sconcertati di come Dio si serva dei più dimenticati e inutili al mondo per intervenire concretamente nella storia dell’uomo.

Ecco dunque una suora di clausura, che vive profonde esperienze mistiche, anche di bilocazione, che confida a un sacerdote una simile verità storica. Suor Rita si lasciò anche sfuggire alla signora Gabriella Panzani come attestato nella sua positio: “Quanto ho dovuto faticare perché non avvenisse di peggio quel giorno“.

Proprio il protagonista dell’evento, l’ attentatore Agca – senza sapere nulla di questa storia – al giudice istruttore Ilario Martella che lo interrogava, ha così descritto quello che accadde:

Era mio preciso intendimento uccidere il Papa. Questo era il mandato che mi era stato affidato, tant’è che ho sparato solo due colpi perché accanto a me c’era una suora che a un certo momento mi ha preso il braccio destro, per cui non ho potuto continuare a sparare. Altrimenti io avrei ucciso il Papa.

Quanto detto in questo articolo può sembrare clamoroso, o almeno è clamoroso come questo fatto sia sfuggito all’attenzione dei media e del mondo intero.

Per la verità si era diffusa la notizia di una suora che aveva ostacolato Agca mentre sparava, vi è traccia sui giornali del tempo. Ma, a quanto pare, tutti hanno sempre sovrapposto la figura della suora di cui parla Agca, quella cioè che gli afferrò il braccio, all’altra che poi ne blocco la fuga e che in modo dettagliato è stata riportata anche nei vari documentari e film sviluppati sul quel tragico evento.

La stessa suora che fermò a terra l’ attentatore confermerà più volte di aver visto scappare “il lupo grigio” e di essersi messa davanti a lui bloccandogli la strada, ma non di essere accanto a lui al momento della sparatoria.

La domanda sorge spontanea: Giovanni Paolo II era informato di questi fatti? Quale fu il suo commento?

Non si sa con certezza ma nel 2007 l’arcivescovo di Cracovia e già segretario del pontefice polacco, Stanislaw Dziwisz, ha fatto chiamare quel padre Franco D’Anastasio e gli ha chiesto di rilasciare sotto giuramento una testimonianza riguardante l’attentato e le parole ascoltate da suo Rita Montella per il processo diocesano di beatificazione dello stesso Karol Wojtyla che appunto si era aperto Cracovia.

Ma veniamo al titolo che ho scelto per questo articolo. Cosa c’entra suor Rita (Cristina Montella) con Padre Pio? «La bambina», così la chiamava il Padre, è stata una delle sue figlie spirituali più amate e più sconosciute ai fedeli del santo del Gargano.

Cristina Montella nasce il 3 Aprile 1920, lo stesso anno di Papa Giovanni Paolo II, a Cercola, alla periferia di Napoli, penultima di otto figli. Il collegamento con Padre Pio lo si ha quanto Cristina ha 14 anni, mentre Padre Pio appunto aveva 47 anni e viveva a San Giovanni Rotondo l’allora adolescente Cristina stava pregando, quando vide un frate che lei non conosceva, né sapeva come fosse entrato nella sua stanza. Il cappuccino disse subito così: “Cristina, io sono Padre Pio. Rimani sempre bambina!“. Questo sarà solo il primo di un lungo incontro mistico avuto con San Pio da Pietrelcina che la guiderà spiritualmente per il corso della sua vita.

© VENITE A ME

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