La storia di un “mangiapreti” divenuto amico del Padre

Giovanni [Bardazzi] viveva a Prato, non solo lontano da Dio ma avverso a quanto potesse avere sapore di Dio. Nel 1949 sognò Padre Pio che gli disse: «Ti aspetto a San Giovanni Rotondo». Ma egli non se ne curò affatto. Dopo alcuni mesi il Padre si fece di nuovo vivo e, sempre in sogno, in modo perentorio gli ripeté il comando-invito: «Mo’ basta! Ti aspetto». E Giovanni cominciò a dare segni di cedimento nel suo atteggiamento… E, infine, decise di recarsi a San Giovanni Rotondo per vedere se era Padre Pio il frate sognato. 

Si portò in sacrestia, cercò di camuffarsi tra gli uomini in attesa, ma senza volerlo si trovò in prima fila. Appena il Padre entrò, lo guardò e disse: «È arrivata questa pecora rognosa!» e passò in chiesa a confessare le donne. Giovanni si informò di come potergli parlare e gli fu risposto che l’unica possibilità era quella di confessarsi da lui. Decise di prenotarsi e dopo qualche giorno arrivò il suo turno. 

Non appena si accostò al confessionale Padre Pio non lo fece neanche inginocchiare e gli disse: «Va’ via! Confessati, vai a Messa e torna fra due mesi». Giovanni si allontanò con l’animo in rivolta, ma tornato a Prato, con sua meraviglia si sentì spinto ad obbedire. Andò a Messa tutte le domeniche, cosa per lui inusuale, anche se con un accorgimento: per non farsi vedere dai suoi amici scelse di andarvi al mattino presto. Dopo due mesi, si presentò di nuovo al Padre che, appena lo vide inginocchiato, gli chiese: «Sei andato a Messa?». «Sì, padre; sono andato al mattino presto, perché me ne vergognavo». «Vai via. Sei peggio di prima», gli gridò il Santo. 

Dopo qualche mese per la terza volta Giovanni scese a San Giovanni Rotondo e si avvicinò alla Confessione. Si accusò di aver qualche volta bestemmiato ed il Padre lo rimproverò aspramente. «Lei – disse il penitente – mi rimprovera che ho bestemmiato?! E se le dicessi che sono comunista?». «Figlio mio, non è questione di colore. È che tu hai ancora l’anima sporca», rispose il Santo. E si allontanò. Giovanni ormai non riusciva a staccarsi più da Padre Pio e per la quarta volta ritornò a San Giovanni Rotondo. Sentì dire che alcuni andavano al cimitero per pregare i genitori di Padre Pio di farsi mediatori tra loro e il figlio. Il giorno in cui era fissata la Confessione, comprò un cero – era la prima volta che lo faceva in vita sua – e si recò alla tomba dei genitori di Padre Pio e disse: «Lo sapete che io non so pregare. Aiutatemi voi». Si confessò e finalmente fu assolto. 

Tornato a casa, cambiò totalmente vita. Per prima cosa lasciò il partito. Il giorno in cui si recò alla sezione per restituire la tessera, mentre entrava uno gridò ironico: «Compagni, che puzza! Non la sentite?». Giovanni ribatté prontamente: «La sento anch’io. Come ci state qui dentro?». A chi gli chiedeva spiegazioni disse: «Ho trovato Dio. Qui Dio non c’è». 

Nel 1953, dopo una Confessione Padre Pio gli disse di lasciare l’attività delle stoffe per dedicarsi a un altro lavoro. «Io so fare quello, Padre», rispose Giovanni e Padre Pio: «Il Signore non chiude una porta se non per aprirne un’altra». Mentre rifletteva sul come cambiare attività, Giovanni cominciò a passare quasi tutti i fine settimana a San Giovanni Rotondo, portando persone perché conoscessero il Padre. Una volta gli fece conoscere un signore che cercava un socio nel riciclaggio dell’olio per motori e il Santo consigliò di mettersi in società. 

Un giorno Giovanni mise sotto la caldaia tante fascine che si accese un fuoco davvero intenso. Giovanni si allontanò e dopo poco l’olio bollente invase tutto il locale. Quando poté rientrare, per la rabbia prese il quadro di Padre Pio e lo girò. Partito poi per San Giovanni Rotondo, appena il Padre lo vide, gli disse: «Io con la faccia al muro non ci sto». Dopo un certo tempo il socio decise di lasciare la società. Un giorno Padre Pio consigliò a Giovanni di comprare altri metri quadri; Giovanni obbedì e le cose cominciarono ad andare tanto bene che riuscì a mettere da parte un buon capitale. Come al solito chiese consiglio a Padre Pio che disse: «Figlio mio, tu farai una chiesa ed una casa per te». Ancora una volta obbedì e poco dopo sul terreno comprato sorsero una cappella e una casa, separate da una porzione di terra adibita ad orto per le proprie necessità. Intanto nella zona ci fu uno sviluppo edilizio notevole e ciò che era campagna in breve divenne un grosso centro abitato. 

Una volta, Padre Pio chiese: «Ci vengono molte persone nella nostra chiesetta?». «Sì, Padre; è tanta l’affluenza che la gente non c’entra più». Dopo non molto tempo, il Padre disse: «Giovanni, cosa nei fai di quei cavoli e pomodori? Ingrandisci la chiesa!». Giovanni rimase pensieroso, c’erano sempre le cambiali da pagare… Il sabato successivo era di nuovo a San Giovanni Rotondo e ne parlò a Padre Pio che rispose: «Ti mancano i soldi? E tu li vai a trovare». Pensò e decise di recarsi da un ricco industriale della zona a cui disse: «Ho bisogno di due milioni». L’industriale firma un assegno di due milioni e un altro di un milione da consegnare a Padre Pio per le sue opere di carità e con la preghiera di ottenergli un colloquio con il Santo: aveva un male incurabile alla gamba e voleva parlargliene. 

Quando Giovanni si presentò da Padre Pio, il Santo alla richiesta del benefattore esclama: «Restituisci l’assegno. Qui non si compra nessuno». Alle insistenze di Giovanni accetta quel che può servire ai suoi ammalati. Il giorno dopo i due si recarono da Padre Pio che nel salutare l’industriale gli dà con il dorso della mano un colpetto sulla parte malata, dicendogli: «Eh, questa gamba, questa gamba!». E da quel momento il male scomparve. Intanto i lavori di ampliamento cominciarono e alla fine Giovanni, che voleva «fare della chiesa una stalla e, dei preti, di uno quattro» donò alla diocesi di Prato non solo la chiesa, ma anche la sua casa e il terreno con tutta l’azienda. Un giorno, il Padre gli disse: «Ora l’hai pagata con i soldi, poi la devi pagare di persona. Sarai calunniato, tradito dagli amici più cari». E così fu. Ma Giovanni era una persona nuova. Quando vedeva Padre Pio soffrire, gli diceva: «Voglio aiutarla a portare il dolore». E il Padre rispondeva: «No, quello è solo mio». 

Un giorno, gli fu chiesto di far ridere un po’ Padre Pio, addolorato per la morte del dottor Sanguinetti. La sera successiva, Giovanni ebbe l’onore di sedere accanto a Padre Pio che disse: «Figlio mio, non ti puoi affezionare a nessuno, che il Signore te lo toglie». Intanto con la mano batteva affettuosamente sulla gamba di Giovanni. Poi un’altra considerazione ed ancora una carezza, poi un’altra e di nuovo un gesto affettuoso. A questo punto Giovanni intervenne: «Padre, non faccia vedere a quelli di lassù che mi vuole troppo bene, altrimenti portano via anche me!». Ci fu una fragorosa risata e rise anche Padre Pio. 

[Padre Marcellino IasenzaNiro, “Il Padre”. San Pio da Pietrelcina, pp. 434-443]

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