La gelosia di Padre Pio… Una modestia intatta

A San Giovanni Rotondo, d’estate, il caldo non scherza. Il povero Padre soffocava. La sera, quando era seduto sul letto per prendere un poco d’aria dalla finestra aperta, io volevo alleviare il suo calore: sudava per il caldo estivo, ma era accalorato per quella sorgente di fuoco che erano le sue stimmate. Cinque piaghe vive sul suo corpo. Sicuro di fargli un piacere, gli tiravo un po’ su le maniche della maglia di lana, come pure cercavo di aprirgli appena appena la maglia sul petto. Un piccolo sollievo. Mi faceva fare ogni cosa, ma poi, appena mi giravo per sfaccendare, il caro Padre riportava a posto ogni cosa. La sera successiva tornavo all’attacco, che falliva puntualmente con la stessa tattica. 

Una sera, non potendone più, glielo feci notare: «Eh, Padre, mi sembra un po’ esagerato! Siamo io e lei, e non c’è nessun altro!». Risposta secca: «Devi sapere che non ho mai peccato contro la modestia e tu mi vuoi far peccare alla vecchiaia?». Resto attonito! […].

Padre Pio, rappresentante di Dio nel confessionale, non guardava in faccia a nessuno e non faceva sconti a nessuno. A volte sintetizzava così la sua missione per noi: «Sull’altare sono vittima per voi. Nel confessionale sono giudice. Tra l’altare e il confessionale sono padre». 

Una volta mi trovai ad andare in sacrestia vecchia prima delle dieci, e trovai Tina, la più giovane delle pie donne, che piangeva sconsolatamente. Mi avvicinai e azzardai una domanda: «Che ti è successo?», pensavo a qualche disgrazia o che si sentisse male. Indugiava a rispondere, poi finalmente si decise, e quasi vergognandosi disse: «Il Padre mi ha mandato via senza assoluzione». Pensai tra me: “E queste sono le privilegiate?!”. Quando si calmò le chiesi: «Perché?». «Mi ha detto che porto le maniche del vestito troppo corte». Commento io: «Corte per un Santo e per un padre che vuol custodire integra la modestia di una figlia!». La lezione servì. Dopo di allora, pur essendo giovane, ricca, vanitosa, le maniche del vestito erano quelle di una novizia: non so se lo facesse per amore, per convinzione, o per paura di essere cacciata un’altra volta. Una cosa simile capitò alla contessa, un’altra delle pie donne. Lei non piangeva, ma era risentita verso il Padre: «Non mi ha dato l’assoluzione perché ha detto che dico sempre le bugie e non mi correggo!». 

Che sfumature esigeva il Padre da chi gli stava vicino e voleva seguire un certo cammino di perfezione: evitare anche i peccati veniali volontari, e impegnarsi a correggersi. Quando mancava la buona volontà, lo sportello del confessionale si chiudeva in faccia a tutti. 

[Padre Eusebio Notte, “Padre Pio e Padre Eusebio. Briciole di storia”. pp. 361-362; 365-366]

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